WINSTON CHURCHILL E IL CONTE GINO AUGUSTI
Un’aristocratica amicizia
Vi sono amicizie che nascono nei salotti della diplomazia e altre che si formano sul terreno della Storia, tra uomini accomunati dalla guerra, dalla politica, dall’onore e da un medesimo senso del dovere.
La vicenda che lega Winston Churchill al Conte Gino Augusti appartiene a entrambe queste dimensioni: una relazione nata negli ambienti di Casa Savoia e della Roma degli anni Venti e destinata, secondo la documentazione conservata dalla famiglia Augusti, a riemergere nel momento più drammatico della storia europea.
IL CONTE GINO AUGUSTI
Gino Augusti, Conte di Senigallia e Patrizio di San Marino, nacque a Modena il 10 maggio 1887.
Ufficiale di cavalleria, protagonista della Grande Guerra e successivamente uomo delle istituzioni, rappresentò quella particolare aristocrazia italiana nella quale il titolo non era soltanto un privilegio, ma comportava una precisa idea di responsabilità, servizio e onore.
La pagina più celebre della sua carriera militare fu scritta il 19 giugno 1918, durante la Battaglia del Solstizio, presso San Pietro Novello, nel settore di Monastier di Treviso. Allora Capitano del VII Lancieri di Milano, Augusti guidò personalmente una celebre carica di cavalleria.Per quell’azione gli fu conferita sul campo la Medaglia d’Argento al Valor Militare.
Fu in seguito a quell’impresa che Gabriele d’Annunzio, suo amico e uomo profondamente legato alla cultura militare e patriottica del tempo, lo avrebbe celebrato con l’appellativo destinato a rimanere nella memoria della famiglia: “L’Arditissimo Conte”.
UNA CARRIERA TRA ESERCITO, CORONA E ISTITUZIONI
La Grande Guerra non concluse la carriera di Augusti.
Nel 1931 divenne Comandante dei gloriosi Lancieri di Novara, raggiungendo uno dei vertici della propria carriera militare. Nel 1938 fu nominato Podestà di Corinaldo, assumendo un importante ruolo nella vita amministrativa del territorio. Successivamente svolse incarichi di consulenza nell’ambito degli affari interni e dei rapporti con l’estero, mettendo a disposizione delle istituzioni l’esperienza maturata negli ambienti militari e politici. Dopo la Liberazione tornò al servizio della comunità e fu eletto primo Sindaco del Comune nato dall’unione di Ripe, Castel Colonna e Monterado, l’odierno Comune di Trecastelli.
Una parabola che attraversa dunque l’Italia monarchica, la guerra, il regime, la Liberazione e la nascita della nuova amministrazione democratica.
L’INCONTRO CON CHURCHILL
La storia dell’amicizia con Winston Churchill risalirebbe alla Roma degli anni Venti.
Nel 1927, durante il soggiorno italiano di Churchill, l’allora uomo politico britannico incontrò Benito Mussolini e frequentò gli ambienti di Casa Savoia. È in questo contesto che Churchill ha conosciuto il Conte Augusti, allora ufficiale del Genova Cavalleria e vicino al Principe Umberto di Savoia.
Augusti apparteneva a quell’élite militare e aristocratica che gravitava attorno alla Corte e che rappresentava, agli occhi degli uomini politici europei, una particolare continuità tra tradizione militare, prestigio familiare e servizio allo Stato.
Fu in quegli anni che, secondo la memoria familiare, maturò tra Churchill e Augusti una reciproca stima destinata a durare nel tempo.
IL 25 AGOSTO 1944
Diciassette anni più tardi, l’Europa è nuovamente in guerra.
Il 25 agosto 1944, Winston Churchill attraversa l’Italia seguendo le operazioni dell’VIII Armata.
Secondo la documentazione e la memoria conservate presso la Casa Museo, quella sera il Primo Ministro britannico raggiunge Palazzo Antonelli Castracane Augusti, il Palazzo delle Cento Finestre.
Non sarebbe stata una semplice visita di cortesia.
Churchill sarebbe venuto a cercare proprio il Conte Gino Augusti.
LA GUIDA DI LONDRA DEL 1915
Tra i documenti più enigmatici conservati nel Palazzo vi è una guida di Londra del 1915.
All’interno di questa guida, nella documentazione conservata dalla famiglia, Churchill ha nascosto due messaggi destinati a Benito Mussolini.
Il contenuto della comunicazione sarebbe stato di straordinaria importanza: Churchill chiedeva al Duce di consegnare le proprie memorie e il carteggio da lui conservato, offrendo in cambio la possibilità di salvargli la vita.
Il messaggero prescelto era il Generale Conte Gino Augusti.
La missione era precisa: il Conte avrebbe dovuto recarsi a Salò, incontrare Mussolini e consegnargli i messaggi di Churchill. La scelta non appare casuale.Chi meglio dell’“Arditissimo Conte”, ufficiale decorato, Comandante dei Lancieri di Novara, uomo vicino a Casa Savoia e personalmente conosciuto da Churchill, avrebbe potuto svolgere una missione tanto delicata?
IL CONTE NON PARTÌ
Ma Gino Augusti non andò a Salò. La missione non ebbe luogo. I messaggi non furono consegnati. Il carteggio non venne recuperato. E la storia seguì un’altra strada. Il 27 aprile 1945, Mussolini fu catturato a Dongo.
Da quel momento la vicenda del carteggio Churchill-Mussolini sarebbe entrata definitivamente nel territorio del mistero storico.
La domanda rimane: che cosa sarebbe accaduto se il Conte Gino Augusti fosse partito? Nessuno può rispondere.
Ma proprio questo interrogativo rende ancora più preziosi i documenti custoditi a Palazzo Cento Finestre.
L’EREDITÀ DELL’ARDITISSIMO CONTE
La memoria di Gino Augusti non è rimasta affidata soltanto alle carte di famiglia.
Il nipote, il Conte Prof. Giovanni Martines Augusti, ha dedicato alla figura del nonno il volume L’Arditissimo Conte, ricostruendone la vita, la carriera militare e la complessa vicenda umana e istituzionale.
Il titolo riprende l’appellativo con il quale Gino Augusti è nella memoria familiare e nella tradizione legata a Gabriele d’Annunzio.
Oggi quella memoria vive anche nelle sale della Casa Museo Gino Augusti 900, dove fotografie, documenti, cimeli e testimonianze restituiscono al visitatore il volto di un’epoca.
UN’AMICIZIA TRA GENTILUOMINI
La storia di Churchill e Augusti non è soltanto una vicenda politica.
È il racconto di un’epoca nella quale gli uomini di Stato potevano ancora incontrarsi attraverso relazioni personali, antiche conoscenze, codici d’onore e reciproca stima. Un’epoca nella quale un Primo Ministro britannico poteva affidare un messaggio delicatissimo a un Conte marchigiano. E un’epoca nella quale la scelta di un singolo uomo poteva trasformarsi, almeno nella memoria dei suoi discendenti, in uno dei grandi “se” della storia europea.
Winston Churchill e il Conte Gino Augusti: un’amicizia aristocratica, nata tra Roma, la Corte e la memoria della Grande Guerra, e riemersa nel silenzio delle sale di Palazzo Cento Finestre. È qui che la memoria della famiglia incontra la Storia. Ed è qui che, ancora oggi, il mistero del carteggio perduto continua a interrogare il visitatore.


















