«L’epidemia non può durare per sempre, torni la magia del grande schermo»

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La chiusura delle sale cinematografiche, per effetto della pandemia, ha avuto un esito devastante nel 2020. Più di cinque mesi di chiusura e un decremento degli incassi del 71,3% rispetto al 2019. I dati, se considerati dall’8 marzo, primo giorno di blocco nazionale, arrivano al -93% con una perdita di oltre 460 milioni euro di incasso. La profonda crisi in cui versa il comparto dipende da una serie di fattori che vanno analizzati con serietà. Ora, è necessaria una concreta strategia della ripartenza così come spiega Mario Lorini, Presidente Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema).

Siete chiusi da mesi e ancora non è stata fissata una data certa per la riapertura.
Il 2021 si apre all’insegna dell’incertezza, tutti vediamo l’andamento dell’epidemia, in Italia ma anche in Europa e nel resto del mondo. L’intera filiera è comunque impegnata quotidianamente per mantenere vivo il rapporto con il pubblico e le migliori condizioni di mercato e sanitarie e i tempi necessari ad una ripartenza adeguata.
Il lockdown mondiale sembra aver accelerato un processo in parte già avviato. Si è messa in discussione la fruizione della settima arte distanziandosi dalla visione del luogo fisico, la sala, allo streaming
Si tratta di un passaggio inevitabile vista la straordinaria contingenza storica che stiamo vivendo. La sala resta, in ogni caso, il luogo deputato alla visione per gli spettatori. È qui che la magia del grande schermo, la condivisione, l’elemento sociale e culturale, fanno la differenza e creano un’esperienza unica anche nell’era dello streaming. E la vitalità del mercato-sala è stata confermata recentemente, con gli ottimi risultati al botteghino registrati in Italia nel 2019, che hanno ottenuto la più alta crescita europea ( +14,5%).

Quali sono le strategie da mettere in campo, a questo punto, per recuperare soprattutto le sale di città e di profondità? Luoghi di resilienza e di identità culturale che rischiano di chiudere sotto il peso della crisi
È necessario continuare a mettere in campo campagne di sensibilizzazione che diano nuova fiducia agli spettatori. Quella che abbiamo avviato durante il periodo natalizio ha avuto un enorme successo. Ogni schermo è prezioso per noi, lavoreremo per non perderne nemmeno uno. Per le sale più fragili o quelle di città e dei piccoli centri, se sarà necessario, dovremo incrementare gli sforzi, coinvolgere le amministrazioni pubbliche. Le sale, in alcune località o quartieri, non sono solo esercizi commerciali, sono luoghi simbolo, dei veri e propri “luoghi pubblici” a disposizione della collettività necessari per la crescita sociale, civile e culturale del territorio.

Le sale dovranno rinnovare l’offerta al pubblico con i cosiddetti “eventi” così da non soccombere alle piattaforme. In che modo?
Sulle nuove sfide e sul ruolo delle sale stiamo lavorando da tempo come comparto. Dopo la digitalizzazione degli schermi si è aperto un mondo di opportunità nell’offerta di contenuti audiovisivi. Il parco sale italiano è tra i più all’avanguardia in Europa e in costante adeguamento.
Quindi, elevare lo standard qualitativo e di comfort, rendere le nostre strutture sempre più attrattive a maggiori occasioni e attività che coinvolgano il pubblico. Attuare forme più flessibili di programmazione, processo già iniziato da tempo. Lavorare ad un maggior coinvolgimento dei talent, dei registi, dei professionisti del cinema. Infine, attivare un progetto di formazione per gli esercenti.

Quali i prossimi passi?
Confronto, dialogo, ascolto, unità nelle azioni, un’efficace comunicazione, senso di responsabilità e grande attenzione alla costruzione della strategia per la ripartenza, tesa soprattutto a costruire le condizioni per evitare, una volta riaccesi gli schermi, di doverli spegnere un’altra volta.
Un’associazione degli esercenti sempre più forte, l’Anec, unita, riconoscibile, pronta all’ascolto e in sintonia con la filiera.

E il ruolo del pubblico?
Come detto, lavoreremo con la sua massima attenzione per continuare a mantenere il rapporto con gli spettatori, chiedendo aiuto in questo a tutto mondo della cultura che ha manifestato, nei mesi scorsi, in difesa di cinema e teatri. Il cinema non può morire e noi dobbiamo essere i primi a crederci e a trasmetterlo, proprio per la grande passione con cui gli esercenti svolgono ancora oggi il proprio lavoro. Sappiamo che c’è molto da fare perché la battuta d’arresto si è rivelata più lunga di quanto avremmo mai immaginato. Ma questo non durerà per sempre. Insieme faremo sì che le sale tornino a essere i luoghi deputati alla cultura, a quella socialità che eleva una società e la rende migliore.

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