“Non muoio nemmeno se mi ammazzano”. Stasera Guareschi, il terzo “Inimitabile”

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E’ stato il bastian contrario della cultura italiana. Un nemico giurato d’ogni conformismo e mordacchia. Giovannino Guareschi, il papà di Don Camillo e Peppone, dopo il successo della seconda puntata dedicata a FT Marinetti che ha visto incollati davanti alla tv 535 mila spettatori, verrà raccontato stasera alle ore 23.15 su Rai3, nella terza puntata della serie “Inimitabili”, condotta dal direttore di CulturaIdentità Edoardo Sylos Labini.

Nato nella Bassa parmigiana (precisamente a Fontanelle di Roccabianca) nel 1908, Guareschi si avvia al giornalismo durante il Ventennio. Nonostante il controllo politico sulla stampa riesce a farsi strada come giornalista e soprattutto vignettista satirico, grazie a Cesare Zavattini, che ne riconosce subito le qualità. Diventa così caporedattore de “Il Bertoldo” fino alla sua chiusura, nel 1943, a causa delle bombe angloamericane che distruggono la sede della Rizzoli.

Dopo l’8 settembre 1943, richiamato sotto le armi, viene arrestato dai tedeschi e inviato in campo di concentramento. Rifiuta di aderire alla RSI, perché convinto di dover rispettare il suo giuramento alla Corona. Si fa così quasi due anni di prigionia, dove conia il suo celebre motto: “non muoio nemmeno se mi ammazzano”.

Al ritorno in Italia sarà il protagonista di una irripetibile stagione di giornalismo di satira – che gli costerà altre denunce e perfino un anno e mezzo di carcere – ma che soprattutto avrà un ruolo non secondario nell’orientare parte dell’opinione pubblica contro il comunismo, che sembrava a un passo da conquistare il potere con il voto democratico. Il suo giornale – “Il Candido” – e i suoi romanzi (poi diventati film) con le avventure del prete di campagna Don Camillo gli valgono fama internazionale, tanto che tutt’oggi è uno degli scrittori italiani più tradotti nel mondo. Inevitabilmente “contro”, Guareschi è il tenace difensore del “piccolo mondo”, quella Bassa padana rurale, profondamente cattolica, tradizionalista, fatta di passioni politiche violente e di moti di solidarietà altrettanto accorati.

A raccontare questa nuova, imperdibile “vita inimitabile” gli storici Giuseppe Pardini e Giuseppe Parlato. Poi il direttore del Memoriale di Sandbostel – il lager dove Guareschi trascorse gran parte della sua prigionia come IMI – Andreas Ehresmann. E quindi il giornalista Marco Ferrazzoli, che tanti libri ha dedicato al Nostro, e Alberto Guareschi, figlio di Giovannino. Il tutto nella calda cornice di Brescello – Città Identitaria – che ha prestato le sue piazze e le sue vie alla trasposizione cinematografica delle avventure di Don Camillo e Peppone, diventando così il simbolo di quell’Italia dei campanili che il Bastian Contrario della Bassa difese fino all’ultimo giorno della sua vita.

Dunque, appuntamento stasera alle ore 23.15 su Rai 3 per “Inimitabili” con Giovannino Guareschi!

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