Palcoscenico da leggere. Mathilde. Atto primo, parte prima

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mathilde

Cultura & Identità mi offre ancora la possibilità di pubblicare le mie commedie, credendo – come ritengo sia giusto – che un “palcoscenico da leggere” abbia lo stesso gusto di un palcoscenico da vedere dal vivo. La differenza è evidente, ma anche la possibilità di “ vedere” mentre si legge, lo svolgimento della storia che si racconta, oltre l’immaginazione della costruzione delle scene, possono essere capaci di raccogliere un fascino non meno penetrante. Come per ELVIRA, anche questa MATHILDE non è mai stata messa in scena. L’ho scritta nel 1988. Un tentativo abbozzato, ormai molti anni fa, non venne portato avanti. Troppo complesso era risultato il copione e lo sforzo produttivo meritava una dimensione molto impegnativa. Io l’ho immaginata come un dramma radiofonico, quando andavano in voga ed erano molto seguiti; poi la necessità di consumare passivamente e velocemente emozioni ed interesse, ha preso il sopravvento in favore di prodotti immediatamente fruibili e il radiodramma venne consegnato agli archivi dei mezzi di comunicazione preistorici. Sono decadente nell’animo, anche per gusti. E come decadente non potevo non essere attratto dalla storia tormentata di Paul Verlaine e del sodalizio infernale con Arthur Rimbaud, raccontata dalla moglie del primo. In una bancarella di libri usati, di quelle che frequentavo con entusiasmo e fervore letterario, scovai un giorno una copia del diario di Mathilde Mautè de Fleurville, o meglio di parti di esso, tradotto in italiano, col quale intendeva difendere l’onore infangato, suo e della sua famiglia, dal primo biografo di Verlaine, Edmond Lepelletier, che l’aveva bollata come ignorante ed insensibile (anche per responsabilità della famiglia borghese e codina da cui proveniva) al genio poetico di suo marito ed aver ostacolato il sodalizio col giovane poeta delle Ardenne. Già conoscevo abbastanza delle due biografie, ma presi ad intensificare la loro conoscenza riempiendomi di libri sull’argomento. Non mancai di recarmi in Rue Nicolet a Parigi, dove la famiglia Moutè de Fleurville viveva e dove si svolse gran parte della storia che racconto. La sete di conoscenza mi spinse fino a Roche, vicino a Charleville, nel Belgio francofono, in un avventuroso viaggio con mio figlio Eugenio, alla ricerca della fattoria Rimbaud dove incontrai, emozionato, la presidente della Associazione Arthur Rimbaud. Amo trattare la storia dalla parte dei perdenti, per dar loro l’opportunità di rivalersi in qualche modo sulla agiografia che esalta i grandi a scapito delle figure minori che hanno loro camminato accanto. Così il racconto di una crisi coniugale tra una donna comune ed un marito famoso suo malgrado, l’ho fatta raccontare dalla moglie, per prenderne le difese e per giustificare una involuzione delle cose, ben difficile da sopportare, specie alla fine dell’Ottocento. Qualche anno più tardi la regista polacca Agnieszka Holland ha portato sullo schermo la vicenda in cui ci imbattiamo, realizzando il film Total Eclipse (in italiano “ Poeti dall’Inferno”) una pellicola delicata e rude al tempo stesso dove un azzeccatissimo Leonardo Di Caprio interpreta magistralmente il ruolo di Arthur Rimbaud, e dove appare anche la povera Mathilde, pur in una dimensione defilata, ancora una volta per non fare ombra ai due giganti. Ma ora torniamo al nostro racconto. La scena si divide in due parti che si animano alternativamente: in una, la Mathilde anziana, tenutaria di una pensione sulla Costa Azzurra, racconta ai suoi occasionali ospiti come andarono realmente le cose tra lei e suo marito, proprio in coincidenza dell’uscita della biografia di Paul Verlaine scritta da Lepelletier, nella scena accanto prende corpo il racconto dei primi anni di matrimonio e dell’incontro con Arthur Rimbaud. Presentai questo lavoro all’Istituto del Dramma Italiano, su suggerimento dell’attrice Ileana Ghione ed anche lì pur ricevendo commenti lusinghieri sull’opera, si scrisse che la vocazione della commedia era un radiodramma. Io spero che qualche regista, leggendola, decida di metterla in scena a testimonianza che le espressioni artistiche non sono e non devono essere vincolate dai modi di realizzazione. Buona lettura.

MATHILDE

Commedia in due atti

Personaggi
1° Signore
2° Signore
3° Signore
Clienti della pensione De Fleurville
Mathilde anziana
Paul Verlaine
Charles De Sivry
Mathilde giovane
Avv. Mautè, padre di Mathilde
M.me Mautè, madre di Mathilde
Louise, la cameriera
M.me Verlaine, madre di Paul
Arthur Rimbaud

PRIMO ATTO

Scena, a lato palcoscenico. Nizza 1908. Pensione sulla costa. Alcuni clienti sono seduti in un salotto e stanno conversando tra loro. Attendono la cena e uno di loro sta leggendo il giornale.

1° SIGNORE: A che ora si cena? Cosa ci avrà riservato questa sera M.me de Fleurville?

2° SIGNORE: Quel pasticcio di ieri era eccellente! L’ho gradito molto volentieri (quindi rivolto al terzo che sta leggendo il giornale) Che notizie ci sono oggi?

3° SIGNORE: Le solite. Solo cose tristi e sciagure. Ti fanno passare la voglia di leggere il giornale. 1° SIGNORE: Ah! Io ormai leggo solo la rubrica delle recensioni di libri e spettacoli. Non fa male e …non guasta l’appetito!

3° SIGNORE: A proposito di recensioni, guardate qua! La biografia di Paul Verlaine scritta da Edmond Lepelletier sta vendendo molto bene.

2° SIGNORE: L’ho letta due mesi fa. È incredibile. Svela ogni segreto del poeta. Credo si tratti di uno strumento insostituibile per chi voglia veramente conoscere Verlaine.

3° SIGNORE: ( Mentre guarda il giornale) Infatti. Il recensore afferma che l’opera è piena di particolari…anche piccanti! Un diavolo quel Lepelletier.

1° SIGNORE: Lepelletier? Edmond Lepelletier…non lo conosco!

A questo punto fa il suo ingresso nel salotto M. me de Fleurville. Evidentemente ha sentito tutto.

M.ME DE FLEURVILLE: Lepelletier è un mistificatore!

1° SIGNORE: M.me de Fleurville, buona sera!… Conoscete Lepelletier?

M.ME DE FLEURVILLE: Conosco il libro, conosco l’autore e conosco i fatti. Li ho vissuti in prima persona, un tempo. Non sono accaduti come Lepelletier li racconta. O almeno non con quella interpretazione che ha voluto dargli. Io vi sono dipinta molto male ed il lettore finisce per farsi una pessima opinione di me e della mia famiglia, mentre non è affatto vero e sarebbe un gravissimo torto sostenerlo.

1° SIGNORE: M.me … voi comparite nel libro?

M.ME DE FLEURVILLE: Certo! Io sono…io ero, ovvero sono stata la moglie di Paul Verlaine!

2° SIGNORE: ( con ironia) Ah! Perbacco!

M.ME DE FLEURVILLE: Prego signore! Il suo sarcasmo è fuori luogo. Capisco, del resto, assai bene il vostro stupore. La sorte di Verlaine, oggi, non è più un mistero, ma vi assicuro che fui amata da Paul con tutte le forze, ed il nostro fu senza alcun dubbio un vero matrimonio d’amore.

2° SIGNORE: …Un amore che Verlaine non ricambiò! Mi ricordo di una poesia che ho letto. Verlaine vi dipinge assai malamente … ” Principessa Topo”… o qualcosa di simile!

M.ME DE FLEURVILLE: … ”Laeti et errabundi”…(quindi comincia a declamare i versi) “…Avevamo lasciato senza emozioni tutti gli impedimenti a Parigi: lui qualche sciocco deriso ed io una certa principessa topo, una scema che finì peggio…” Ma non lasciatevi fuorviare da quei versi. Io ho conosciuto un Verlaine che nessuno ha mai decantato. Un uomo con le sue miserie, con le sue paure ed anche con… la sua bruttezza. Una dimensione materiale, al di fuori della leggenda e della favola. Ci innamorammo comunemente. E ci sposammo…

1° SIGNORE: Ma come andò?

2° SIGNORE: Via, M.me de Fleurville, raccontateci qualcosa!

3° SIGNORE: Si certo! Raccontateci qualche inedito…

M.ME DE FLEURVILLE: Signori! Vi prego. Sto stendendo le mie memorie e attraverso il mio scritto renderò giustizia alle meschinità di Lepelletier. Lì ci sarà tutto.

2° SIGNORE: Ma dateci qualche anticipazione allora!

3° SIGNORE: Coraggio, non lasciatevi pregare!

1° SIGNORE: Diteci com’era Verlaine da giovane…

M.ME DE FLEURVILLE: Paul era…era (come liberata) brutto. Si, brutto. Non mi fece una buona impressione quando lo vidi. Però lo scrutai bene. Aveva i particolari che non mi destarono alcuna attenzione. Tutto in lui sembrava sgraziato: il suo sciatto modo di vestirsi, quella goffa maniera di muoversi ed un senso di vago disordine a cui non ero abituata. Ma… nel suo insieme esprimeva un interesse che mi catturò subito. Specie nei tratti del volto avevo riconosciuto i segni di una profonda sofferenza ed insieme l’impulso di una intelligenza acuta, che finì per ingraziarmelo. Non era difficile, credo, …avevo 14 o 15 anni e immagino – così mi dicono –e ne dimostravo anche meno.

Si accende la luce sul lato opposto del palcoscenico. Si materializza il ricordo di tanti anni fa. Appare così una stanza – salotto. Un uomo sta suonando al pianoforte ed un altro di fronte a lui sta ascoltando rapito quella musica.

VERLAINE: De Sivry, che musica celestiale! Avete le mani d’oro. Un angelo vi guida sulla tastiera!

DE SIVRY: Verlaine, amico mio, le lusinghe sono il vostro forte! Avete quella delicatezza che vi perdona le vostre innocenti esagerazioni. Guardate questa partitura. (e gliela porge). Vorrei il vostro sincero parere: penso che si potrebbe….

Si ode bussare alla porta.

Si! Avanti!

Una fanciulla fa il suo ingresso nella stanza. Ha un fare timido che allo stesso tempo contiene un istinto curioso per la persona nuova che sta vedendo.

MATHILDE: Vi chiedo perdono Charles. Credevo che foste solo. Papà vi cerca. Ho sentito suonare…che bella musica!

Ha parlato guardando Verlaine ed ora attende che De Sivry glielo presenti.

DE SIVRY: Mathilde cara, permettete che vi presenti il mio giovane amico. È un poeta di alto valore: si parlerà di lui: Paul Verlaine. Paul, permettete che vi presenti mia sorella Mathilde Mautè de Fleurville.

MATHILDE: (inchinandosi) Verlaine… Ho letto i vostri Poemes Saturniens e le Fetes Galantes. Sono belli entrambi, ma il secondo m’è parso sublime. Vi faccio i miei complimenti.

VERLAINE: Tra le belle sorprese che mi riserva l’amico Charles, c’è anche questa. Una graziosa sorella appassionata di poesia e mia estimatrice. Oggi non potevo pretendere di più. Vi porgo i miei più rispettosi ringraziamenti M.lle Mathilde e mi auguro di allietarvi nuovamente le giornate con liriche altrettanto apprezzate.

DE SIVRY: Io stesso ho musicato qualcuna delle sue poesie. Anch’io ne sono rimasto incantato. Ricordate Mathilde? Ne cantai una quella sera al ricevimento in casa di M.me de Callias… MATHILDE: Certo, certo. Una musica dolcissima…e dei versi penetranti. Siete di Parigi sig. Verlaine?

VERLAINE: No, sono nato a Metz, ma vivo ormai in città con mia madre.

MATHILDE: Bene! Vi lascio alla vostra musica. Spero di rivedervi sig. Verlaine e soprattutto spero di leggere ancora i vostri versi. Charles, dopo salite su da papà; vi sta attendendo. Buona giornata.

De Sivry fa un cenno con la mano in segno di saluto. Paul si inchina. Mathilde esce di scena.

DE SIVRY: Che ve ne pare della mia giovane sorellina? Ha un sincero trasporto verso l’arte. Passa quasi tutto il suo tempo libero a leggere.

VERLAINE: Non mi avete mai detto di avere una sorella!

DE SIVRY: Beh, non si tratta propriamente di mia sorella. Sarebbe più giusto chiamarla la mia sorellastra. Vedete l’avv. Mautè, il padre di Mathilde, ha sposato in seconde nozze mia madre. L’avrete notato che non porta il mio stesso cognome, infatti. Viviamo tutti insieme qui in Rue Nicolet. Mathilde dice che Montmatre è il quartiere più bello di Parigi e per nessun motivo si vorrebbe allontanare da qui.

VERLAINE: Certo, ha ragione! Qui è molto bello. (guarda l’orologio che ha tratto dal taschino) Accidenti, quanto si è fatto tardi! Mio caro Charles, vi lasco al vostro appuntamento con l’avv. Mautè. Suppongo che ci rivedremo venerdì sera da M,me Gaillard. Portate i miei rispettosi saluti a vostra sorella Mathilde, e ditele che …le dedicherò i miei prossimi versi.

DE SIVRY: Arrivederci Paul. Salutate per me vostra madre.

Si spegne la scena e la luce torna nuovamente sul salottino al lato palcoscenico dove conversano Mathilde anziana e i pensionanti.

M.ME DE FLEURVILLE: Questo fu il mio incontro con Verlaine. Ma non fu veramente il primo. Lo avevo incontrato una sera al ricevimento in casa di M.me de Callias. C’erano molti nomi destinati a diventare famosi: ricordo i tre fratelli Cros, Leon Dierx e persino Anatole France. Il salotto di M.me de Callias era uno dei più ricercati a Parigi. Era frequentato da tutti gli artisti in voga e giovani promesse che avrebbero poi brillato nel firmamento dell’arte. Già essere ammessi al ricevimento costituiva un discreto ambito di notorietà ed aveva vasta risonanza nella città. In quel tempo ricordo che uscì su GIL BLAS un bellissimo articolo che illustrava i ritrovi settimanali di M.me de Callias. Anche Lepelletier sul suo libro ne parla. Ed anche bene, mi pare.

1° SIGNORE: Così quella sera c’era anche Verlaine?

M.ME DE FLEURVILLE: Si, certo! Dunque…ah, già! Stavo dicendo che c’erano delle belle persone alla festa. Quando, dopo la cena, prendemmo congedo, mi incrociai con Verlaine, che stava appena entrando.

2° SIGNORE: Ma, vi parlaste?

M.ME DE FLEURVILLE: No. Lo vidi solamente. Quando Charles, dopo l’incontro di quella mattina, mi parlò di lui, allora ricordai di averlo visto.

3° SIGNORE: Allora non vi era stato indifferente…

M.ME DE FLEURVILLE: Mah! Come ho detto mi aveva attratto la curiosità per quell’uomo che mi apparve diverso. Non so in che cosa, ma qualcosa di strano l’aveva.

1° SIGNORE: E quando vi si dichiarò?

M.ME DE FLEURVILLE: Lo disse a Charles…

Si spegne la luce su quest’ultima scena e si riaccende in quella opposta. Quella del ricordo, dove ci sono Charles De Sivry e la sorella Mathilde

CHARLES: (entrando in scena) Mathilde cara, venite debbo parlarvi.

MATHILDE: Eccomi Charles, dite pure. Qualcosa di grave?

CHARLES: No, tutt’altro! Ricordate il mio amico Paul?

MATHILDE: Il poeta Verlaine?

CHARLES: Sì, certo! Guardate (e mostra una busta), questa è la lettera che mi scrive Paul da Fampoux, dove si trova in visita ad un suo zio. Si dice rapito dalla vostra bellezza e mi autorizza ad avanzare verso vostro padre una richiesta di matrimonio pregandomi di fargli sapere se viene respinta o se c’è speranza che sia accolta. Sentite, cara sorella, cosa mi scrive (ed estrae la lettera): …” mio buon amico, certo un momento, un solo momento della nostra esistenza contiene l’attimo fuggente che accende e sfavilla il cuore se ascolta nell’ombra un sorriso. Io quel sorriso l’ho visto affacciarsi timido sul volto di Mathilde e m’ha stregato. Ho capito allora la vacuità dell’esistenza e bramo al pensiero di rischiararmi in quel piacere. Non immaginerete mai quanto beneficio abbia tratto da tutte quelle intense sensazioni che mi provocò il colloquio con vostra sorella. Io non conosco di lei che quelle poche cose raccontatemi da voi, ed ella, suppongo, non mi conosca affatto. Parlatele di me, caro Charles! Parlatele delle mie speranze! Parlatele del Sogno…”

Entra improvvisamente il padre di Mathilde. Charles ritira dietro la schiena la lettera di Paul.

PADRE: Mathilde! Sei qui? Tua madre ti sta cercando da parecchio. Buongiorno Charles. Di cosa stavate parlando?

MATHILDE: Mah, nulla di importante. Di musica…ecco!

CHARLES: (dopo una pausa riflessiva) Mathilde cara, dovremo pur dirglielo a vostro padre, no? PADRE: Dirmi cosa? In nome del cielo qualcuno può spiegarmi?

Entra la madre

MADRE: (rivolta al marito) Ma caro, cosa avete da strillare tanto? Cosa sta succedendo? Buongiorno Charles. Mathilde, allora?

Charles mostra la lettera di Verlaine

CHARLES: Ecco. Con la posta di oggi m’è giunta la lettera di un mio amico. Il poeta Verlaine. Desidera ambire alla mano della nostra Mathilde.

PADRE: Cosa? Ma è, uno scherzo?

CHARLES: Nessuno scherzo. Ecco è tutto scritto.

E gli porge la lettera di Verlaine. L’avv. Mautè la legge con rabbia e velocità

MADRE: Mathilde, non ci avevi detto nulla.

CHARLES: Mathilde non sa nulla. Le ho dato io la notizia, poco fa.

MADRE: (rivolta a Mathilde) Quando lo hai incontrato?

MATHILDE: Qui da Charles, alcuni giorni fa. Scambiammo qualche impressione sulle sue poesie. Charles ne ha anche musicate un paio.

PADRE: Questo Verlaine è un’impudente! Charles, le avete detto che Mathilde ha appena 15 anni? CHARLES: Si, ma…

PADRE: Non c’è nessun ma. Non acconsentirò a concedere la mano di mia figlia prima del compimento di almeno 19 anni! E voi Charles, avreste fatto bene a rispondere in questo tono al vostro amico.

MADRE: Via caro. Non potete trattare con tanto acredine chi gentilmente si è premurato di far conoscere le proprie intenzioni. Sentiamo almeno chi è questo poeta, e cosa ha da offrire alla nostra piccola.

PADRE: Fatelo voi. Per me il caso è chiuso. Ne riparleremo tra 4 o 5 anni. Prima Mathilde farà bene a fare la figlia di famiglia, come si conviene. Ci vediamo più tardi! (ed esce)

MADRE: Perdonatelo. È brusco, ma non è cattivo. Ha nel cuore le sorti di sua figlia – come noi del resto. La brusca notizia l’ha sorpreso, ma vedrete che se questo Verlaine è un bravo giovane e veramente vuol bene a Mathilde, tutto s’aggiusterà. Per il momento parliamone noi. Suvvia Charles, ditemi qualcosa del vostro amico.

CHARLES: Presto detto. È figlio unico e vive qui a Parigi con sua madre. Una brava donna, vedova di un capitano dell’esercito. Egli lavora presso il Municipio in amministrazione e si diletta in poesia. Nei suoi versi rivela tutta l’anima e tutto l’entusiasmo del Nuovo Pensiero. È timido perché non è quel che si dice un bell’uomo ma è molto sensibile. Mathilde è certamente il suo primo amore. E poi vi dico che tra non molto si parlerà di lui come di un nuovo grande poeta.

MADRE: Diamine, quanto ardore! Questo Verlaine non poteva avere in Charles miglior mediatore. Tu Mathilde, cosa ne pensi?

MATHILDE: Sono frastornata. Questa notizia così improvvisa… voglio rifletterci.

CHARLES: Certo Mathilde, prendete tempo. Ma per l’amicizia che porto a Paul e per la sua sensibilità, vorrei che fosse chiaramente espresso un rifiuto, se tali sono le intenzioni. Questo almeno glielo debbo.

MATHILDE: Come si fa a dare un rifiuto netto a chi scrive in quel modo? Certo bello non è, ma sembra profondamente buono.

CHARLES: Dunque, cosa debbo scrivergli?

Si fa un attimo di imbarazzante silenzio. Poi

MADRE: Scrivete che di matrimonio per ora non se ne parla, ma che esistono motivi per ben sperare.

CHARLES: Mamma, Mathilde, sapete che faccio? Alla fine della lettera Paul mi invita a Fampoux, per qualche giorno. Ho deciso: non gli scriverò nulla, andrò di persona a dirgli come stanno le cose.

Si spegne la luce e si accende nel lato opposto

1° SIGNORE: M.me, ma allora voi non eravate innamorate di Verlaine?

M.ME DE FLEURVILLE: Certo che no! Ho già detto che provavo per Paul un interesse stimolato dalla sua latente tristezza. Forse era pietà. Ecco, si può dire che mi attraesse verso di lui la pena di non ferirlo con un rifiuto. Credo che fosse delicato nello spirito, molto più di quanto non lo fosse fisicamente. Come vedete è tutto molto distante da quel che afferma Lepelletier nel libro, dicendo che fui subito attratta da lui come un tradizionale colpo di fulmine.

2° SIGNORE: E la missione di vostro fratello a Fampoux?

M.ME DE FLEURVILLE: Ah, Charles! Credo che non abbia proprio riportato ciò che mia madre aveva suggerito. Era entusiasta di un possibile matrimonio con Verlaine e il suo dilagante entusiasmo ci coinvolse più della situazione in sé stessa. Quando ritornò a Parigi aveva con sé la prima Bonne Chanson, a cui seguirono tante altre, belle…bellissime. Avete idea cosa significhi per una ragazza essere corteggiata con delle poesie? Sognavo già la gloria imperitura ed il mio posto nella letteratura come musa ispiratrice del grande poeta…come una Beatrice per il suo Dante, una Laura per il suo Petrarca. Tutto m’apparve più bello. Anche Verlaine. È vero. La passione per me aveva contribuito ad illuminargli il volto, ad addolcirgli i lineamenti, così, nell’insieme aveva un’aria sognante ed assai gradevole. A poco a poco, senza volerlo e senza alcuna forzatura mi innamorai di lui e quando si giunse al giorno delle nozze posso affermare che lo amassi almeno quanto lui amava me.

3° SIGNORE: Era dunque innamorato sinceramente di voi al fidanzamento. Come mai, allora, si arrivò alla rottura? Cosa fece cambiare la situazione?

MATHILDE: trascorremmo 14 mesi da fidanzati… 

Si spegne la luce e si riaccende nel lato opposto del palcoscenico, quello del ricordo. La giovane Mathilde sta leggendo un libro nel salotto. Entra Louise, la cameriera

LOUISE: M.lle Mathilde, il sig. Verlaine chiede il permesso di vedervi. Debbo chiamare la sua signora Madre?

MATHILDE: (sorpresa e un po’ sconvolta, tenta di mettersi a posto) Sì…certo. Louise, dimmi: come sto? Faccio bella figura?

LOUISE: State tranquilla…siete uno splendore! (con complicità) Vedrò di metterci un po’ di tempo in più ad avvertire vostra madre…!

MATHILDE: Và! Fa passare il sig. Verlaine.

Entra Verlaine con Charles. Ha con sé un mazzo di fiori. Mathilde è al centro della stanza. Verlaine, quando la vede rimane incantato a guardarla.

CHARLES: Mathilde cara, ecco finalmente il nostro Paul! (con complicità) Mi sembra di aver dimenticato quel libro che volevo farvi leggere. Attendetemi un attimo che vado a prenderlo in camera mia. Permettete Paul? Paul non ha quasi sentito e guarda sempre rapito Mathilde. VERLAINE: Certo…certo. Andate pure.

Paul e Mathilde rimangono soli. Quest’ultima rompe gli indugi per superare quel silenzio imbarazzante.

MATHILDE: Vi prego, non mi guardate così. Mi mettete in imbarazzo…

VERLAINE: E’ trascorso tanto tempo. 74 lunghi giorni…Ho conosciuto per la prima volta il morso della passione ed il dolore della lontananza. Ma se la ricompensa era l’immensa felicità che ho provato un istante fa rivedendovi, io dico che ne valeva la pena e ringrazio il buon Dio d’avermi prescelto tra i fortunati mortali. E si getta ai suoi piedi baciandole il palmo della mano MATHILDE; (Turbata e timorosa) Via alzatevi! Cosa direbbe mia madre se entrasse all’improvviso?

Verlaine si alza deluso. Mathilde ricomposta lo invita a sedersi

Prego sedetevi e raccontatemi cosa avete fatto in questo tempo. Avete scritto altre poesie? VERLAINE: Vi burlate di me? Debbo esservi sembrato molto sciocco poco fa…

MATHILDE: (gli prende la mano) Ma cosa dite mai! Charles mi ha dato le vostre poesie. Le ho lette ed imparate a memoria. M’hanno toccato il cuore…

VERLAINE: Le poesie…, ma il poeta? Mathilde io bramo al desiderio di un vostro sorriso. Vi prego, pronunciate il mio nome… adesso, e sembrerà che il mio angelo custode m’abbia accarezzato!

Mathilde fa un gesto come per dire che si sente ridicola, ma Verlaine la incalza

Ve ne prego… Paul… Paul.

MATHILDE: Paul…

e gli prende maternamente la mano

Paul….voi siete…

Entra la madre con Charles. Porge la mano a Verlaine che confuso e sorpreso la bacia

MADRE: Sig. Verlaine, che piacere rivedervi! Il nostro Charles ci ha costantemente riportato vostre notizie. Durante la nostra assenza da Parigi siamo stati felici di sapere che aggiungevate nuovi allori alla Poesia. Mathilde ne è stata avida lettrice.

VERLAINE: M.me, voi mi confondete. So di non meritare tanto elogio.

CHARLES: Via Paul. Siete sempre modesto. È una qualità che non vi fa onore. Tutti in questa casa sono ormai fervidi ammiratori dell’opera vostra. Coraggio, sdiamoci. Tra poco la fantesca ci preparerà del buon thè.

E suona il campanello

MADRE: Dite. Parlateci di voi. Cosa avete fatto in tutto questo tempo?

VERLAINE: Poche cose, sempre le stesse. Il mio lavoro al Municipio si fa sempre più convulso. La guerra ha influito anche sulle scartoffie. Si parla di trasferimento degli uffici a Versailles se i prussiani…

Appare Louise sulla porta

LOUISE: I signori hanno chiamato?

CHARLES: Louise, preparaci del buon thè, quello profumato regalatoci dagli amici di Reynel.

LOUISE: Subito signore. (Fa per allontanarsi)

MADRE: Louise, avverti l’avvocato che è giunto il sig. Verlaine.

LOUISE: Certo M.me. (ed esce)

MADRE: Noi invece, durante questo tempo, siamo stati graditi ospiti al Castello di Bouelle. Il Marchese de Forget è un’eccellente anfitrione: ha dato alcune feste in nostro onore indimenticabili. CHARLES: Oh, vedeste Paul! Abbiamo inscenato un’operetta della quale ho scritto estemporaneamente parole e musica. Mathilde faceva la parte di una druidessa che raccoglieva il vischio cantando. È stato veramente stupendo…

Appare sulla stanza l’avv. Meautè

PADRE: Buongiorno signori!

Tutti si alzano in piedi e Verlaine fa un deferente inchino

CHARLES: (rivolto all’avv.) Permettetemi di presentarvi il mio amico Paul Verlaine. Paul, questo signore è l’avv. Meautè, il padre della nostra Mathilde.

PADRE: Finalmente posso dare un volto ad un nome che da qualche tempo riecheggia nella mia casa e tra la mia famiglia.

VERLAINE: Sono onorato di stringervi la mano (e va a stringergliela).Vi so raffinato cultore dell’arte ed amante di teatro. Spero vi degnerete di leggere i miei versi: ammetterò da voi qualsiasi critica, anche non benigna, perché proviene da una grande competenza.

PADRE: Signor Verlaine, vi avevano ben descritto! Il parlare non vi fa certo difetto e, men che meno, l’adulazione. Ma io non sono un uomo che si può comprare con qualche ninnolo. Possiamo parlare tra noi?

VERLAINE: Sono a vostra disposizione.

MADRE: (alzandosi) Mathilde cara, vieni di la! Lasciamo un po’ soli questi uomini. Ci vediamo più tardi sig. Verlaine.

Mathilde scambia una vibrante occhiata con Verlaine, il quale prima che esca fa un inchino. Le luci si spengono per riaccendersi nel lato opposto del palcoscenico.

1° SIGNORE: Dunque vostro padre non era favorevole al matrimonio?

M.ME DE FLEURVILLE: Beh, a parte le riserve dovute alla mia età, debbo affermare che non lo sentii mai – fino all’ultimo – opporsi al matrimonio. Certo era ostile a Verlaine e di sicuro non lo aveva in simpatia, però da quell’uomo buono che era, a dispetto di quel che afferma malignamente e falsamente Lapelletier, si rassegnò a quella che tutti – me compresa – avevano creduto la mia felicità, ed in nome di ciò acconsentì al matrimonio che si celebrò a Parigi l’11 agosto 1870.

Si spengono le luci per riaccendersi nel lato opposto del palcoscenico.

PADRE: Qui mi si vuol forzare la mano! Insisto nell’affermare che Mathilde è troppo giovane! E poi questo “poeta” non mi garba affatto. È troppo untuoso. Crede di comprarmi con i suoi complimenti da damerino, ma…

MADRE: Ve ne prego, calmatevi!

PADRE: Che ne sappiamo in fondo di lui? Che futuro offre alla nostra Mathilde? Non certo brillante. Vista la paga di impiegato al Municipio! Speranze tante. Ma il resto? Non voglio passare da cinico materialista, sapete bene quanto io tenga all’onestà dei sentimenti ed ai valori morali, prima dei bisogni materiali, ma… è che questo Verlaine, non mi va!

MADRE: Ma cosa non va?

PADRE: (ci pensa prima di rispondere) Ha qualcosa di strano. Secondo me non è affatto quel che vorrebbe sembrare. Come se avesse una doppia esistenza

MADRE: Oh, ma che sciocchezze! Tra poco verrà sua madre e cercheremo di carpirle qualche recondito segreto che vi permetterà di quietarvi.

PADRE: Ah, non è con lo spirito che risolveremo… E poi quanta partecipazione! Che bisogno c’era di invitare sua madre in casa? Badate bene che non attribuisco nulla di ufficiale a questo colloquio!

Compare la cameriera nella stanza

LOUISE: Scusate signori, M.me Verlaine è arrivata. Chiede di essere ricevuta.

MADRE: Prego, Louise, introducila. (rivolta al marito) Mi raccomando!

La cameriera introduce M.me Verlaine. È una vecchia signora che si muove con umiltà e circospezione. La madre le va incontro.

MADRE: Cara M.me Verlaine, che piacere conoscervi. Questo è mio marito l’avv. Meautè. (l’avv. Fa un accennato inchino)

M.ME VERLAINE: Vi prego, non usate alcun convenevole con me. Sono una povera vedova sola a cui sta a cuore la sorte del figlio e di colei che lo renderà felice. Vorrei conoscere la vostra figliola…

PADRE: M.me Verlaine, avremo certamente tempo per questo. Ora se mi consentite, sarebbe opportuno parlare del fidanzamento. Vi confesso che in famiglia sono tutti entusiasti di vostro figlio, ma capirete che come padre ho il diritto di sapere…come voi del resto!

M.ME VERLAINE.: Naturalmente! Non crediate che la notizia non abbia colto di sorpresa anche me. Paul è il mio unico figlio ed io… Oh, ma è un bravo giovane! Abbiamo fatto molti sacrifici, io e mio marito – che Dio lo abbia in gloria – per farlo studiare e ci ha ripagato con ottimi risultati, potete chiederlo in giro. È impiegato al Municipio di Parigi, spera di fare una brillante carriera. Certo ora con la guerra…

PADRE: Ed è anche un brillante poeta, a quanto afferma mio figlio Charles.

M.ME VERLAINE: Oh, si! Dovete sapere che Paul è delicato nell’animo. Ha una sensibilità ed un amore per le cose del mondo che lo portano a divagare con la fantasia. Quello di scrivere è un suo impulso irrefrenabile. “un’esigenza dello spirito”, come dice. Io sono contenta perché… è come se ciò avvenisse attraverso sua madre. Se lui è così…è anche un po’ merito mio… mi assomiglia nel carattere…Perdonatemi.

MADRE: Cara signora, come è bello parlare così del proprio figlio! Lo amate molto vero?

M.ME VERLAINE: Più della mia stessa vita…

( …continua )

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