Emergenze clima, urge una cultura di azioni silenti e preventive

0

ABBONATI A CULTURAIDENTITA’

Oggi ricorre la Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita dall’ONU nel 1972. Il tema di quest’anno è “una sola terra”, con lo scopo di spiegare come vivere in modo sostenibile ogni giorno, in completa armonia con la natura.

Siccità, ondate di calore, incendi gravi, innalzamento dei livelli del mare, inondazioni, scioglimento dei ghiacciai, tempeste interne e perdita di biodiversità. Sono alcune delle manifestazioni del cambiamento climatico, i cui effetti si verificano con sempre maggiore frequenza.

Basti pensare che in Italia si contano negli ultimi mesi morti e ingenti danni economi e ambientali, nelle Marche l’alluvione del 15 settembre scorso ha causato 13 vittime, l’ultima che ha interessato l’Emilia è stato di 17 vittime.

L’alluvione del che ha colpito ininterrottamente l’Emilia dal 2 al 17 maggio, ha coinvolto 44 comuni emiliani e romagnoli, tra cui principalmente la città metropolitana di Bologna e le province di Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini, Modena e di Reggio Emilia. Le forti piogge hanno fatto straripare 23 corsi d’acqua, tra cui i fiumi Santerno, Sillaro, Savio, Lamone, Montone, Rabbi, Bidente-Ronco, e i torrenti Idice, Quaderna, Ravone, Senio, Marzeno, Pisciatello e Rigossa. Nel territorio colpito si sono inoltre verificate 250 dissesti e frane in 48 comuni.

Oltre a gestire le emergenze, con azioni più efficaci dotando tutti i comuni con  piani di emergenza, bisogna pensare a dotare tutti i territori di strumenti di prevenzione a lungo termine, per far in modo che la terra in cui viviamo venga tutelata e preservata.

Per strumenti di lungo periodo intendiamo quell’insieme di interventi, programmi di prevenzione e dispositivi, atti a ridurre i danni attesi che richiedono tempo per “maturare” la propria efficacia. Un piano che preveda, ad esempio la delocalizzazione di tutte le residenze costruite nelle fasce alluvionali più prossime al fiume, intervento che avrà sicuramente un arco di tempo di circa 40 anni, ma che nel tempo avrà la sua utilità.

Le possibili strategie di contrasto del rischio alluvionale, possono consistere in politiche ambientali volte a ridurre le emissioni di gas serra, responsabili secondo molti, dei repentini mutamenti meteoclimatici origine di diverse inondazioni catastrofiche avvenute un po’ dappertutto nel mondo e in Italia negli ultimi dieci anni, e indirizzate a ridurre e limitare la superficie urbanizzata, che sottrae aree sempre più vaste al drenaggio delle acque.

Come ad esempio, puntare sulla innovazione, sviluppo sostenibile, riqualificazione e inclusione sociale parole chiave per l’edilizia GREEN che trasforma spazi inutilizzati in progetti che connettono comunità tra cultura, arte e creatività.

Obiettivi di prevenzione del rischio alluvionale possono essere raggiunti anche mediante azione dirette, che agiscano sia sulla pericolosità del fiume (costruendo argini, vasche di laminazione, ecc.) sia sulla vulnerabilità degli insediamenti(sopraelevando le costruzioni o spostando parti di insediamento).

Per concludere per fare tutto ciò, e preservare la nostra amata terra e tutelare il nostro ambiente, serve una cambio di passo vero, una nuova cultura politica ed economica non più concentrata sulla emergenza con operazioni visibili dopo ogni accadimento, ma azioni silenti fondate su una costruzione di una prevenzione territoriale, solo in questo modo l’ambiente potrà essere salvato.

ABBONATI A CULTURAIDENTITA’

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui