Chissà cosa avrebbe scritto oggi uno dei più grandi scrittori italiani del ‘900, Pier Paolo Pasolini, dopo l’ennesima eliminazione della Nazionale dai Mondiali di calcio. Lui che amava il calcio vero, quello sui campi di terra, dove scattava sulla fascia tanto da essere soprannominato Stukas come il cacciabombardiere tedesco, lui tifosissimo del Bologna di Amedeo Biavati che conquista quattro scudetti tra il ’30 e il ’40 , lui eretico ma romantico mentre calciava il pallone.
“Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione”, scriveva il poeta corsaro e oggi ne avrebbe dette sicuramente di ogni a chi gestisce il calcio nel nostro paese. Da dodici anni non andiamo ai Mondiali perché il nostro calcio è malato. Del resto c’è chi permette che la finale di Supercoppa si giochi in Arabia Saudita, c’è chi oramai sembra metta il tetto ai giocatori italiani nei nostri club, quando vedi le formazioni in campo del Campionato di Serie A se riesci a trovare due italiani in rosa è un miracolo, il Como addirittura non ne ha uno!
E’ il calcio globalizzato, e va bene, ma a me come a Pasolini non piace più. Non si crea quel vivaio, dove si suda e si fa la gavetta e non si insegna l’attaccamento alla maglia. Ieri i bosniaci mentre calciavano i rigori avevano “la cattiveria” nello sguardo mentre negli occhi dei nostri si leggeva già la sconfitta. I vertici del nostro calcio si facciano da parte hanno fallito, più attenti a slogan politicamente corretti, come molti cronisti, che al futuro dei nostri giovani. Meglio tornare alla bandiere che sposano una maglia e diventano simbolo di quella città e si fanno esempio per i tanti ragazzini che iniziano a calciare un pallone.
Questo per onorare lo scudetto tricolore sulla maglia degli Azzurri inventato da Gabriele d’Annunzio a Fiume nel 1919 durante una partita di calcio tra i suoi Legionari e la squadra della città occupata. Del resto il Vate come il Cantore di Casarsa oggi al Presidente della FIGC Gravina avrebbero detto: “Fatti da parte, ridacci il calcio romantico e italianissimo, per quello senza identità vai pure a Riyad”.


















