L’8 Settembre dei vaccini in Italia: un disastro di comunicazione e organizzazione

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Non possiamo far finta di niente. Quel che è accaduto getta nella confusione centinaia di migliaia di operatori sanitari pronti a fare la propria parte e nello sconcerto più totale 60 milioni di italiani, sebbene abituati ad ingoiare di tutto senza battere ciglio. La credibilità delle istituzioni ha due possibilità di rappresentazione: ispirano fiducia a una popolazione tribolata da un anno di pandemia sia la posizione immediatamente assunta da Soren Brostroem (direttore dell’autorità sanitaria danese, subito seguito dai colleghi di Islanda, Norvegia e Irlanda) che appellandosi al principio di precauzione recepito nell’Art. 196 del Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea ha disposto la sospensione precauzionale del vaccino Astrazeneca (finché non sarà fatta chiarezza sugli effetti collaterali gravi), sia la posizione degli Inglesi fondata su evidenze scientifiche comprovanti l’insussistenza di una maggiore frequenza di eventi tromboembolici legati al vaccino rispetto all’incidenza naturale della malattia. Vale la pena sottolineare che la linea britannica si accompagna contestualmente a una grande operazione di trasparenza e comunicazione biunivoca tra cittadini e istituzioni (anziché unidirezionale dall’alto verso il basso), in puro stile anglosassone: il sistema “Yellow Card”, un percorso di segnalazione via Web in cui qualsiasi suddito di Sua Maestà può riportare un qualunque sospetto evento avverso anche se non è sicuro che sia correlato al vaccino… un “cartellino giallo” estratto direttamente dai cittadini, mentre un pool di qualificati sanitari garantiscono che ciascun evento sospetto sarà preso in considerazione e vagliato in termini di diretta correlabilità al vaccino. Risultato: 25 milioni di persone (il 45 percento della popolazione) sono state già vaccinate in Gran Bretagna, mentre il sistema di sorveglianza ha registrato circa 54.000 segnalazioni di effetti collaterali per il vaccino Astrazeneca (utilizzato su 11 milioni di inglesi) e 33.000 per il vaccino Pfeizer (iniettato ai restanti 14 milioni, soprattutto anziani), inclusi un totale di 500 decessi esaminati a fondo per escludere o meno eventuali nessi causali con la vaccinazione. Si tratta di due linee di condotta opposte ma ugualmente credibili, che si traducono in elevati livelli di fiducia nelle istituzioni da parte della popolazione già così duramente colpita nei corpi e nel morale.
Quel che non può assolutamente accadere è quanto andato in onda il 15 marzo mattina sulle principali televisioni italiane, in cui i massimi rappresentanti degli organi sanitari tecnico-scientifici e farmaceutici del Paese si profondevano nel rimarcare la sicurezza della prosecuzione della campagna vaccinale col preparato di Oxford (Astrazeneca), mentre poche ore dopo – una volta compreso che anche Germania, Francia e Spagna stavano per adeguarsi al modello danese – la stessa AIFA annunciava la sospensione del vaccino in via precauzionale, bloccando di fatto quasi del tutto le vaccinazioni in Italia (che attualmente dispone quasi unicamente delle dosi Astrazeneca). E’ inutile nasconderlo o minimizzare: siamo all’8 Settembre della campagna vaccinale italiana. Non si può far finta di niente: si tratta di un colpo micidiale a tutto quello che dovrebbe accadere – stando ai programmi – da Aprile in poi. E non è soltanto quesitone di stile. Vero è che il re Cristiano di Danimarca durante l’occupazione nazista girava per Copenaghen con la stella ebraica a sei punte cucita sul braccio per solidarietà con gli ebrei deportati, mentre la nostra casa regnante fuggiva da Roma lasciando il popolo senza guida e un esercito allo sbando… ma nessuno poteva immaginare che il 15 Marzo 2021 avremmo assistito alla rovinosa caduta di tutto il sistema messo in piedi o mal assemblato da chi ha retto nei passati 12 mesi le sorti del Paese, siano essi parte del mondo politico o di quello tecnico-scientifico satellite. Una disfatta totale.
Che le crisi di apparato, anche profonde, possano essere il doloroso ma necessario passaggio per una riscossa è ben noto e proprio la tragedia dell’8 settembre è divenuta uno spartiacque fondamentale per la riscossa e la ricostruzione del nostro Paese.
Ma cosa fare domani? Come rimettere in piedi quella fiducia nella campagna vaccinale di massa che ci vede ancora una volta combattere una guerra al comando di valorosi generali (come il neo-commissario Figliuolo) ma senza le indispensabili munizioni e le necessarie dotazioni? Perché non abbiamo acquistato per tempo abbastanza vaccini dalle diverse aziende già autorizzate (Pfeizer, Moderna) o in corso di autorizzazione (come Johnson e Johnson)?
Dopo Caporetto fu la sostituzione dello Stato Maggiore a rendere possibile la resistenza sul Piave. Dunque spetta al Presidente Draghi il compito di proseguire senza indugio nell’avvicendamento, a tutti i livelli, dei tecnici ai vertici o nei quadri della catena di comando della lotta al COVID che dovrà potarci fuori dalla pandemia. Al di là dell’inflazione di esperti in Tv (che ha spinto la Francia a vietarne la presenza sugli schermi), com’è possibile tenere in panchina i virologi del laboratorio internazionale dell’ONU che ha l’unica sede proprio a Trieste o non richiamare in sala operativa funzionari profondi conoscitori ed esperti manovratori dell’elefantiaca macchina del Ministero della Salute (un esempio tra i tanti possibili potrebbe essere quello dell’ex capo di Gabinetto Guido Carpani)?
Quel che è necessario, al punto in cui siamo, è seguire le orme dello Stato d’Israele, che dopo una falsa partenza foriera di ostilità nei confronti della campagna vaccinale da parte della popolazione, ha deciso di azzerare le macchine e ripartire con una grande operazione di trasparenza comunicando in maniera semplice ai propri cittadini che – per smettere di leggere centinaia di necrologi al giorno a causa del COVID (tra cui potenzialmente quelli dei propri cari) – era necessario vaccinarsi tutti esponendosi a un modesto rischio d’incorrere in effetti collaterali che il sistema sanitario si sarebbe fatto trovare pronto a fronteggiare, senza che le autorità sminuissero per partito preso nessun singolo caso sospetto (proprio come avviene per il sistema del “cartellino giallo” in Gran Bretagna). Certamente non è possibile assumere farmaci o vaccini “per fede” anziché sulla base di evidenze scientifiche (non si tratta di religione ed è improprio che molti scienziati o vertici AIFA dichiarino di “credere” nel vaccino). Per questo, una nuova pattuglia di tecnici credibili – possibilmente poco inflazionati in televisione perché impegnati coi fatti più che coi giri di parole – dovrà riconquistare la fiducia dei cittadini puntando sulla trasparenza e sulla comunicazione biunivoca, superando il tradizionale approccio igienistico italiano che deriva dalle storiche figure degli ufficiali sanitari provinciali e dall’esercizio di poteri di polizia sanitaria dall’alto verso il basso (la Sanità rimase da noi un Dipartimento del Ministero degli Interni fin quasi al 1960), che rischia persino di generare atteggiamenti reattivi di tipo No-Vax. Ma soprattutto bisognerà rapidamente procurarsi le “polveri” a cui il Generale Figliuolo è pronto a “dare fuoco” come ha dichiarato in una recente intervista: se arriveranno i vaccini al più presto e qualcuno potrà spendere la propria credibilità per spiegarne con chiarezza la necessità, gli Italiani saranno pronti a vaccinarsi in sicurezza. Fino ad allora, in un contesto in cui mezzo milione di persone hanno già perso il lavoro e con le Regioni che sono riuscite a recuperare in un anno solo una piccola frazione dei 300.000 posti letto ospedalieri tagliati in vent’anni, non ci resta che il “lockdown”, nella speranza che non sia una pausa di riflessione ma una svolta operativa. Tuttavia, gli italiani sanno bene che la “Speranza” (per restare sul nome del nostro sfortunato Ministro della Salute) può essere una buona prima colazione ma è sempre una pessima cena.

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