La diretta di CulturaIdentità: Sylos Labini-Fausto Biloslavo

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La diretta di CulturaIdentità : Fausto Biloslavo

La diretta di Edoardo Sylos Labini con @Fausto Biloslavo grande inviato di guerra, in un viaggio nei conflitti in giro per il mondo. Da non perdere!Sostieni la nostra voce libera, diventa Mecenate di Culturaidentitàhttps://culturaidentita.it/tessera/mecenate/

Pubblicato da CulturaIdentità su Sabato 9 maggio 2020

Oggi la diretta Facebook di CulturaIdentità con l’intervista dell’editore e fondatore Edoardo Sylos Labini a Fausto Biloslavo, grande inviato di guerra.

Il battesimo del fuoco di Fausto Biloslavo: gli israeliano assediano Beirut nel 1982, la sua prima esperienza di guerra come fotografo a 21 anni. Il “fattore C” gli permetterà di essere l’unico a fotgrafare Arafat mentre va va da Beirut a bordo della famose navi bianche.

La colonna di blindati che scortano Arafat e la zuffa tra i giornalisti per fotografarlo: Biloslavo vede una Mercedes nera, apre la portiera, si vede un kalashnikov puntato alla testa: “sono un giornalista italiano e democratico!”. E l’uomo dietro al kalashnikov: “Ho studiato a Bologna, salta su”.

Prigioniero 7 mesi in Afghanistan: il reportage con i mujaheddin di Massoud contro l’Armata Rossa prima e contro i Talebani poi. Al rientro in Pakistan Biloslavo viene arrestato dai governativi e portato nelle galere di Kabul: i sovietici lo vanno a prendere con 7 elicotteri, di cui uno solo per lui.

Il ruolo di Cossiga. Quando il tribunale rivoluzionario lo condanna a 7 anni di prigionia, il Picconatore dà una svolta: scrive una lettera al Mohammad Najibullah, Presidente di un paese, l’Afghanistan, non riconosciuto dalla Nato. Al Ministero degli Esteri di Kabul l’unico funzionario che parla italiano prende una matita e inizia a correggere la lettera di Cossiga, che poi viene reinviata in Italia. Una settimana dopo Biloslavo viene liberato.

Il ritorno a Kabul: un camion militare lo riduce in fin di vita: tempo di scrivere il suo primo e ultimo articolo per il Corriere della Sera e un camion militare punta Biloslavo quasi uccidendolo, nel centro di Kabul: un piccolo cratere di un colpo di mortaio nel terreno gli salva la vita.

Con Almerigo Griz e Gian Micalessin nasce l’agenzia Albatross (Almerigo Griz muore il 19 maggio 1987 in Mozambico). Il metodo di lavoro Albatros: essere multimedia, scrivere, fotografare e addirittura disegnare gli scenari bellici.

La diretta Facebook di CulturaIdentità con l'intervista dell'editore e fondatore Edoardo Sylos Labini a Fausto Biloslavo, grande inviato di guerra.

Guerre, fake news, migranti, ONG: Biloslavo è stato uno dei primi, in tempi non sospetti, a entrare nei centri di detenzione dei migranti. Ma i veri lager sono quelli dei trafficanti di uomini. La stragrande maggioranza però non sta neicentri di detenzione o nei lager dei trafficanti, ma sono agli angoli delle strade delle grandi città in cerca di lavoro. Ed erano pienamente informato della situazione in Italia, quando andare e quando no. E’ stata fatta tanta propaganda sulle navi ONG: quando arrivano sulle site della Libia, i trafficanti lanciano i gommoni verso la posizione della nave, che conoscono perfettamente grazie a una app installata nel cellulare. Le navi ONG quindi fanno da calamita, volenti o nolenti. No alla sanatoria, pensiamo alla situazione economica del Paese.

Biloslavo è stato l’ultimo giornalista italiano a intervistare Gheddafi. Un altro “fattore C”. Il Rais voleva lasciare un’intervista proprio al Giornale, perché sperava che Berlusconi arrivasse a Tripoli per evitare il bombardamento. In quell’intervista Gheddafi ha previsto tutto: perdita degli interessi nazionali per l’Italia, niente accordi con l’Eni, il terrorismo delle Bandiere Nere del Califfato nella Sirte, la bomba umana di migranti in Europa, la sua stessa tragica fine: ferito, ma non ucciso, dai miliziani nemici e finito da un misterioso emissario del governo francese…

Gli accordi di Berlusconi con Gheddafi e Putin: quando Napolitano fece pressioni perché Gheddafi venisse abbattuto. Il colpo di Stato nel 2011 in Italia: da quell’anno governano persone mai votate.

Le guerre vanno raccontate con gli occhi, in prima linea. Haftar sarà sconfitto e tornerà in Cirenaica. Il vecchio scenario incubo della spaccatura della Libia: la Tripolitania con il gas e l’Eni e la Cirenaica con il petrolio.

Un’altra fake news di guerra: l’abbattimento di Saddam Hussein. L’unica distruzione di massa non erano le armi chimiche ma Saddam contro il suo popolo. E però anche lì si è aperto un altro bubbone, da cui nasce lo Stato islamico. Gheddafi e Saddam non furono fulgidi esempi di democrazia, ma forse si stava meglio quando di stava peggio: non si esporta la democrazia.

Siria: a cosa è servita la guerra in Siria? Buoni e cattivi non si dividono mai con l’accetta. Hassad non è l’unico “cattivo”. L’unica cosa certa è il cumulo di morti.

Covid-19: lo scontro USA-Cina. Sarà guerra? Di sicuro il virus è un macigno caduto sulla testa di Putin. La comunità internazionale chieda una seria commissione d’inchiesta internazionale indipendente formata da specialisti provenineti dai Paesi più colpiti fra cui l’Italia: il governo cinese non ce l’ha raccontata giusta fino in fondo.

Grillo sapeva? E’ l’inizio di un nuovo Ordine Mondiale? Intanto abbiamo aperto le porte alla Via della Seta: visto che i grillini sono così amici del governo cinese, chiedano di permettere agli ispettori di accedere al laboratorio di Wuhan. Dobbiamo arrivare alla verità fino in fondo sul modo in cui è nato il virus e come ha distrutto mezzo mondo. Si chieda massima trasparenza al governo cinese.