“L’aeroporto di Cagliari (pubblico) non deve andare in mano a fondi privati”

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Parla il Presidente della Confcommercio del Sud Sardegna in difesa dell’autonomia dello scalo aereo sardo

Alberto Bertolotti è il presidente della Confcommercio del Sud Sardegna. E’ protagonista, da due anni, di una delle più aspre battaglie che si combatte sui cieli della Sardegna: la cessione “un po’ misteriosa” dell’aeroporto di Cagliari, il primo della Sardegna, al Fondo di investimento F2I-SGR, uno dei più capitalizzati fondi infrastrutturali d’Italia che controlla già entrambi gli scali di Milano e quelli di Napoli, Torino, Bologna, Bergamo, Trieste e, soprattutto, Alghero e Olbia. Con Cagliari, quindi, F2I avrebbe il controllo del 100% dei cieli sardi. Con buona pace della Regione Sardegna, proiettata verso le elezioni del febbraio 2024 che si annunciano già molto combattute.

Perché la cessione sarebbe un po’ misteriosa, Presidente Bertolotti?

Perché l’aeroporto di Cagliari, la principale porta di ingresso dell’isola, è di proprietà della Camera di Commercio di Cagliari per poco più del 94%, quindi è di proprietà degli operatori economici di Cagliari. Lato sensu, è pubblico. È un aeroporto in attivo: guadagna soldi e aumenta i passeggeri di anno in anno. È rimasto in piedi con successo anche durante il lock-down. Perché dovremmo cederne il controllo in cambio di nulla? E poi, soprattutto, senza una gara ad evidenza pubblica. Chi è che può decidere senza controllo come se si trattasse di una sua proprietà?

Ma privatizzare può significare aumentare la redditività dell’aeroporto e mettere a sistema i tre aeroporti isolani. Non sarebbe conveniente per l’isola?

Non credo, ma magari mi sbaglio. Di certo in Camera di Commercio abbiamo chiesto di avere un piano commerciale o lo schema giuridico con cui si vende un bene pubblico in attivo a un soggetto privato e senza una gara. E di certo ci hanno risposto picche: niente documenti, niente piano, niente schema. Si comportano come i carbonari. Sappiamo che è stata affidata una consulenza costata 100.000 euro di soldi pubblici ad un prestigioso studio legale. Ma ci hanno impedito di leggerla. Io sono stato eletto per difendere gli interessi ed il patrimonio dei commercianti cagliaritani ed intendo farlo.

E se la convincessero della bontà dell’operazione?

Cerco di rimanere una persona umile: se mi fanno vedere un piano economico credibile e uno schema giuridico rispettoso della legge italiana e comunitaria, mi faccio venire dei dubbi. Non ho posizioni pregiudiziali e non sono contrario a mettere a sistema i tre aeroporti. Solo che non capisco perché debbano essere in mano a un privato. Me lo spieghino con studi e norme. Possono continuare a fare campagne stampa denigratorie contro i miei consiglieri, possono mandarmi oscure profezie, ma le cose non cambiano: noi vogliamo sapere cosa si fa, perché e come. Non crediamo sia bene vendere un bene pubblico in cambio di due lenticchie. Vogliamo fare gli interessi dei sardi e siamo pronti anche ad azioni legali.

Ma perchè le procedure che si stanno seguendo non sarebbero legittime?

Non lo dico io solo. Ho avuto il conforto, pubblico, sottolineo, di illustri professori universitari, di giuristi di prima fascia, dei vertici delle autorità amministrative preposte, di molti esponenti politici di sinistra e di destra e dei sindacati. La mia associazione mi sostiene compattamente.

Come andrà a finire?

Lo vedremo in queste settimane. Una cosa è certa: noi non rimarremo inerti mentre cercano di far perdere agli imprenditori cagliaritani il controllo (pubblico) sul loro aeroporto, a esclusivo vantaggio di fondi speculativi che, di fatto, diventerebbero i padroni dell’intero sistema aeroportuale sardo. Noi siamo un’isola e il nostro diritto costituzionale al movimento ed allo sviluppo della nostra terra non può finire in mani che siano diverse dalle nostre. Non siamo una colonia, amiamo la nostra identità.

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