Riprendiamo il testo del post appena pubblicato sui suoi social dalla senatrice Giusy Versace riguardo le vergognose parole del giornalista Massimo Giannini ospite della trasmissione DiMartedì su La7. La Versace simbolo dei diritti dei disabili, giustamente, non ci sta e smaschera l’ipocrisia di uno dei protagonisti dei livorosi salotti radical chic della sinistra italiana.
Le parole pronunciate da Massimo Giannini ospite a La7 non sono solo inaccettabili: sono profondamente offensive e rivelano una visione arretrata, superficiale e pericolosa della disabilità.
Definire, anche solo implicitamente, la vita di una persona in sedia a rotelle come “inutile” significa negare dignità, valore e diritti a milioni di persone, ignorando storie di talento, lavoro, impegno e contributo alla società.
Qui non si tratta di fraintendimento, ma di un uso totalmente sbagliato e offensivo delle parole.
È legittimo criticare il governo – che invece a mio avviso sta lavorando bene – ma è inaccettabile che si scelga di farlo paragonando la sua presunta “inutilità” a quella di una persona in sedia a rotelle che, secondo lui, “non può far niente”. Così non si abbassa solo il livello del dibattito pubblico: si calpesta la dignità di milioni di persone anziane e con disabilità.
Io ho trascorso un lungo periodo in sedia a rotelle dopo aver perso le gambe, ma non ho mai ritenuto la mia vita “inutile”. Ho molti amici che vivono in sedia a rotelle e che ogni giorno sanno bere la vita come fa un assetato nel deserto quando finalmente trova l’acqua. La vita è un dono, anche nelle sue difficoltà. Sempre.
Usare la disabilità come sinonimo di “inutile” è uno schiaffo a queste vite, alle loro fatiche, ai loro sogni, ai loro diritti.
Nessuno si permetta, tantomeno da uno studio televisivo, di insinuare il contrario. I giornalisti e tutti coloro che fanno comunicazione devono ricordarsi di avere una doppia responsabilità e imparare a dare peso alle parole scelte. Giannini dovrebbe chiedere scusa non per essere stato frainteso, bensì per l’inutile paragone fatto e per l’uso decisamente improprio dei termini utilizzati!
Troppo facile nascondersi dietro il comodo alibi dell’“essere stato frainteso”: qui non è stato frainteso proprio nulla. Le sue parole sono chiare, l’italiano è chiarissimo. Quel che è mancato, semmai, è il rispetto.
Consiglio di guardare un po’ di più lo sport paralimpico, ascoltare le storie, visitare un centro riabilitativo… si sconvolgerebbe nel vedere la voglia di vivere e la grinta che tante persone cosiddette “fragili”, che vivono in sedia a rotelle, senza arti o allettati, riescono a tirare fuori!
Ancora oggi mi chiedo : ma come può venire in mente un simile paragone?! Peraltro nel giorno in cui, tutta Italia, anzi tutto il mondo, salutava il nostro grande Alex. Una persona intelligente e ironica, innamorata della vita e che di quella sedia a rotelle non si è mai vergognato, un uomo prima ancora di essere atleta, che ha saputo guardare alla sua disabilità acquisita non come una croce da portare, una condanna da sopportare, ma come una grande opportunità per tornare a vivere!
Se vogliamo davvero la tanta acclamata inclusione proviamo a cambiare modo di pensare e di agire. Regalare un sorriso, essere gentili e portare rispetto sono tutti gesti gratuiti che possono contribuire a rendere il mondo un posto migliore per tutti.

















