Le origini siciliane del jazz raccontate da Renzo Arbore

0

Renzo Arbore, grande difensore del jazz italiano, ha prodotto qualche tempo fa un film documentario insieme al regista palermitano Riccardo Di Blasi, dal titolo “Da Palermo a New Orleans, e fu subito Jazz”, realizzato tra Palermo, Salaparuta, New Orleans, New York e Chicago, per raccontare che il 26 febbraio del 1917 un musicista italiano, di New Orleans incideva il primo disco al mondo in assoluto nella storia del jazz. Lui era siciliano e si chiamava Nick La Rocca.

D – La storia della musica ha dimenticato il contributo di questo straordinario artista e il jazz viene considerato musica quasi esclusivamente nera, ma tu racconti la sua origine italiana.

R –L’origine siciliana del jazz è ancora molto poco conosciuta e avvolta nel mistero ed è difficile stabilire che cosa ci sia nella cultura siciliana che ha portato quei musicisti a creare un genere così innovativo. Gli americani hanno volutamente sottaciuto il contributo italiano ma se pensiamo a quanti artisti anche attuali hanno sangue italiano nelle vene, non solo Nick, ma il primo chitarrista nella storia del jazz è Eddie Lang, cioè l’abruzzese Salvatore Massaro, e il primo violinista nel jazz è Joe Venuti. Se vogliamo approfondire, possiamo citare tanti: da Tony Bennett a Sinatra a Chick Corea, Tony Scott grande clarinettista, Chuck Mangione, Buddy Di Franco, Louis Prima che cantava tutto quello swing.  Il jazz lo abbiamo nel DNA, e il jazz italiano è il secondo al mondo. Oggi abbiamo nuovi talenti come Bollani e Fresu e a Palermo ho ancora trovato una vitalità jazzistica straordinaria come Francesco Cafiso.

D – Quando troviamo la parola jazz per la prima volta?

R – La parola jazz la ritroviamo per la prima volta nel 1915 quando fece il suo esordio l’Original Dixieland Jazz Band, formatasi a New Orleans tra un gruppo di amici quasi tutti siciliani e guidata proprio dal cornettista trapanese Nick La Rocca, insieme all’amico Toni Sbarbaro. Con le loro trombe e i loro violini avevano creato uno stile musicale unico e perfetto, tanto quanto indecifrabile, capace di unire gli estremi della terra in un unico linguaggio. Nel febbraio 1917 la band incide le due facce del primo disco di musica jazz della storia, con l’azienda discografica Victor, all’epoca produttrice di grammofoni.  I nostri connazionali partivano dal porto di Palermo, sulle navi cariche di arance, in cerca di fortuna e arrivavano in Louisiana per coltivare cotone e si integravano, con grande sacrificio, con le comunità nere e francesi, tenendo sempre vive le nostre tradizioni, usanze e costumi. Insieme plasmarono le basi di una musica in cui riproducevano, in chiave bandistica, i temi della tradizione popolare americana mischiandoli ai ritmi che gli afro americani avevano portato dall’Africa. Il grande Louis Armstrong in una sua intervista dichiarava di essersi ispirato, giovanissimo, proprio alla musica di La Rocca e della sua band, creatrice come diceva  lui di un “suono nuovo”.

D – Parliamo di TV, tu sei stato un grande innovatore, cosa non ti piace della televisione di oggi?

R – Oggi manca la televisione d’autore, c’è molta televisione usa e getta, diciamo la verità, molta fast tv, si usa, si consuma, si butta, dovrebbe essere una slow tv come il cibo, slow food; una tv che si può ripetere, che i giovani possono rivedere, che rimanga negli archivi, come documento storico, una tv che arricchisce il pubblico, che facesse vedere i nuovi talenti. Io nel 2005 con “Meno siamo, meglio stiamo”, sempre con la regia di Riccardo Di Blasi, ho fatto conoscere al pubblico Stefano Bollani, oggi lui fa trasmissioni per conto suo, oltre al fatto che è diventato uno dei pianisti più grandi al mondo.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui