L’intervista ad Angelo Mellone. “Quando mi presero a sassate…”

Classe 1973, tarantino doc, giornalista, scrittore, responsabile dei Progetti Innovativi di RAI Uno. E’ stato editorialista e inviato di politica, cultura e costume per numerosi quotidiani nazionali. Ha condotto programmi in radio e in tv. ll suo ultimo libro si intitola Fino alla fine, un romanzo travolgente nel quale le vicende umane dei protagonisti si innervano in quelle dello stabilimento più grande d’Europa, il Siderurgico di Taranto. Ama la Lazio, i figli e lo spezzatino in bianco: Angelo Mellone.

 

Sei da sempre considerato un intellettuale controcorrente, ma oggi si può parlare ancora di politicamente corretto?

Il politicamente corretto è quella ideologia che ammazza il 50% della libertà. Fino alla fine è il mio quindicesimo libro ed è il mio quarto romanzo. Fino a 35 anni mi sono impegnato nella saggistica e poi ai romanzi: mi sono accorto che i saggi sono noiosi! Quindi W i romanzi, che sono più interessanti…

Insegni alla Luiss: pochi giorni fa il professor Marco Gervasoni è stato cacciato per un tweet (Gervasoni è stato congedato dall’ateneo della Luiss, dove era titolare del corso di Storia comparata dei sistemi politici, in seguito a un suo tweet, dello scorso giugno, pubblicato sul suo profilo Twitter contro la nave Sea Watch, n.d.r.)

Non si può allontanare nessuno per le sue idee. Marco Gervasoni è un grande e raffinato e intellettuale: io non avrei fatto quel tweet, ma è una scelta individuale. Il nostro mondo culturale in generale non ha ancora capito che chiamarsi fuori rispetto al presente storico e vivere rinchiusi nelle nicchie fa male, perché la realtà parla al contrario: la cultura di destra oggi non riesce a fare rete e quindi bisogna passare all’offensiva culturale. La mia più grande soddisfazione è stata la presenza di Edoardo Sylos Labini a Linea Verde a interpretare d’Annunzio al Vittoriale: per me è stata una piccola vittoria non perché si trattasse di un mio amico, ma perché era bello il suo d’Annunzio. Non è vero che la gente non voglia cultura: bisogna creare sempre cose interessanti, anche per un ragazzino di 14 anni, perché non esistono solo Instagram e Facebook.

Hai mai fatto qualcosa di politicamente corretto per poter lavorare e non essere considerato il solito avanguardista fuori dal coro?

Vuoi la verità? No.

I tuoi libri sono sempre autobiografici e la tua città è sempre sullo sfondo: cosa vuol dire per te Taranto?

Taranto è una città strana, è come due serpenti che si mordono la coda scambiandosi possesso e veleno. Era la Milano del Sud, l’unica città industrializzata del Mezzogiorno. Ospitava migliaia di operai ed è tuttora la città con le acciaierie più grandi al mondo. Secondo me Taranto è uno dei luoghi migliori in cui raccontare l’Italia.

Veniamo ai protagonisti del tuo nuovo romanzo, Fino alla fine, uscito da poche settimane proprio con Mondadori, dove i protagonisti sono dei cinquantenni incapaci di invecchiare.

Sono quattro amici nati rivoluzionari e che ora si trovano di fronte a un grande dilemma. Uno di loro metterà in gioco la sua carriera politica, convinto che un paese senza acciaio non sia sovrano. L’altro invece crede l’Ilva vada distrutta. Nel romanzo c’è anche un personaggio femminile, l’unica donna fra loro quattro, che deve scegliere tra la fedeltà al fratello e la sua personale convinzione politica.

Da piccolo cosa pensavi che avresti fatto da grande?

Volevo scrivere. Ho fatto il liceo classico e poi Scienze Politiche, con un master in Comunicazione. Il mio primo lavoro da giornalista è stato a 21 anni con Marcello Veneziani.

Qual è l’episodio più “off” che ti sia mai capitato?

Intervistare Belen seminuda nel camerino dell’Ariston a San Remo! Ma ci sono anche episodi off meno piacevoli, come quando a una manifestazione dei centri sociali venni preso a sassate.

Cosa vuol dire essere di destra?

Essere di destra vuol dire amare la terra dei padri.

I figli sono il senso della vita?

Così tanto che fra tre mesi, dopo Jacopo e Marianna, sarò padre per la terza volta. Con Jacopo vado allo stadio a vedere la Lazio.

Hai fatto una battaglia per i padri separati, che non sono assolutamente tutelati dalle nostre leggi…

Noi siamo la generazione di quelli che hanno causato l’ecatombe dei matrimoni. La legge dovrà aggiornarsi in questo senso. Si discuta dei diritti civili, ma fra i diritti civili ci sono anche quelli dei padri a cui sono stati tolti i figli: siamo nel 2019, ma la legge ancora non li tutela. Nel 2019 non è politicamente corretto aiutare i padri separati.

Quest’anno ti abbiamo visto in compagnia di Lorella Cuccarini nel programma Linea Verde Grand Tour..

Lorella Cuccarini è la migliore con cui abbia mai lavorato

C’é pluralismo oggi nell’azienda Rai?

In nove anni di Rai non ho mai avuto una censura. Il pluralismo c’è quando lo sai creare e quando ci sono le idee, quando ci sono i giocatori in campo per farlo.

Nell’ambiente si dice che sei un latin lover… come seduci una donna?

Le burratine di Andria mi hanno fatto fare sempre colpo sulle donne.

Uni dei nostri partner é Itinere, che cura la cucina e la gastronomia a bordo di Trenitalia: qual é il tuo piatto preferito?

Il mio piatto preferito è lo spezzatino in bianco.



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