Così è nato Osho (che non sapevo neppure chi fosse)

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Federico Palmaroli, che tutti conoscono come Osho, è ormai diventato il re della satira italiana. Un percorso iniziato dalla gavetta, anzi dalle retrovie futuriste come ci tiene a ricordare lui che ha tatuato su un avambraccio il fondatore del Futurismo Filippo Tommaso Marinetti. In questo numero dedicato ai giovani con la sua vignetta di copertina, Federico ci racconta tanti aneddoti di chi voleva fare il macellaio

Com’era Federico Palmaroli liceale?

Puntava alla salvezza, nel senso che facevo il minimo indispensabile per superare l’anno scolastico! Però mi ricordo che quando facevo “sega” a scuola (spesso!), invece di andare in sala giochi andavo al Foro Romano: già lì emergeva la mia natura. Di questi tempi, invece, i ragazzi anziché marinare la scuola marinano la famiglia e non vedono l’ora di tornare in classe.

Hai mai fatto parte di movimenti giovanili, cosa ne pensi?

Non mi hanno mai attratto, non ho mai avuto una militanza politica. Mi sono avvicinato invece ad associazioni culturali più che ai vari collettivi.

Da adolescente che professione immaginavi per il tuo futuro?

Mi sarebbe piaciuto molto fare il macellaio perché amavo l’odore della carne cruda e toccarla (lo so, sembro un maniaco), poi ho anche pensato di fare il giornalista. Alla fine, come accadeva all’epoca, ho seguito un po’ il gregge e infatti la mia vera vena è uscita in età molto adulta.

Come nasce Osho?

Per caso, non sapevo nemmeno chi fosse. Vedendo la gente sui social che condivideva continuamente i pensieri di questo santone, ho avuto l’idea di appiattirlo sulle questioni quotidiane e di farlo parlare come se ce lo avessi accanto in giro per Roma. Tanti sannyasin, i seguaci di Osho – quel nome mi divertiva. Mi faceva pensare che si comprassero gli abiti a via Sannio – se la sono presa per la parodia e mi hanno fatto una vera e propria guerra attraverso la Fondazione che fa capo a Osho.

Spiegaci meglio

Iniziavano ad arrivare comunicazioni da studi legali con una carta intestata che solo a riceverle facevano paura. Quindi ho sospeso l’utilizzo, anche perché non mi avrebbe portato da nessuna parte a livello professionale. È stato un momento difficile perché vedevo quell’esperienza terminata invece è stata un’opportunità perché ho swichato sulla satira politica e da lì mi sono arrivate tutte le collaborazioni.

Qual è lo stato della satira in Italia?

Nel caso della vicenda Scotti/Hunziker, ha fatto bene Ricci a non chiedere scusa. Perché altrimenti si fa il gioco di questo politicamente corretto spinto alle estreme conseguenze. Oramai c’è una moralità costruita in modo artificiale che non consente più di esprimersi liberamente, anche in termini di satira come invece era prima. Vi ricordate la locandina di Un cinese in coma di Verdone? Purtroppo ci sono gli algoritmi che lavorano al posto della morale comune e agiscono in automatico. Per chi fa satira sul web è un problema ed è pericoloso perché si va verso l’appiattimento, un limite enorme alla creatività.

La tua avventura, per certi versi, ricorda molto quella del Bagaglino, nato con esponenti che non facevano parte di quel mondo dell’intellighenzia di sinistra

Ho confuso un po’ le acque perché il linguaggio che usavo era molto popolare e secondo certi stereotipi, poteva era assimilato a un tipo di satira di sinistra. C’è stato un cortocircuito quando dichiarai di non essere di sinistra. Appartenere ad un’area diversa da quella dell’egemonia culturale, pensavo mi avrebbe creato de- gli ostacoli invece la stima è arrivata da tutte le parti. Anzi, spero di avere rotto gli steccati e aver fatto capire che puoi farti una risata ed essere apprezzato anche se una cosa viene da destra. La mia satira è ficcante ma mai offensiva e colpisce i governi. Se il centrodestra andrà mai al governo, menerò sulla destra. Chi pensa il contrario, rimarrà deluso.

Scanzi ti diede del “fascio”

Sì, fra l’altro utilizzando una battuta trita< e ritrita. Poi uno si mette sempre sulla riva del fiume ad aspettare il cadavere e credo sia molto peggio fregarsi un vaccino anziché partecipare a una cena elettorale. Detesto chi moralizza troppo perché pensa di essere al di sopra di ogni sospetto, proprio come i Cinque stelle che si sono presentati al grido di morte al re e adesso si ritrovano a governare col PD. Meglio fare un passo indietro prima perché poi quando sbagli vieni distrutto.

E l’amicizia con Di Battista? Cosa ne pensi del suo percorso politico fino a qui?

È stato lungimirante. Si è tirato fuori in un momento in cui iniziava la deriva e oggi viene visto come un salvatore di quell’idea originaria. Poi chissà forse capiterà anche a lui di dover scendere a compromessi.

Oggi è più difficile far ridere?

Quando c’era Conte al governo le contraddizioni sono state uno stimolo per fare satira, adesso che sono praticamente tutti al governo è più difficile perché non ci sono quei contrasti che ti offrono gli spunti giusti.

In pochi conoscono la tua passione per il Futurismo.

Mi innamorai del Futurismo nel 2001 per una mostra al palazzo delle Esposizioni. Cito spesso un discorso di Marinetti a Montecitorio dove fu portato via dalle forze dell’ordine e il giorno dopo D’Annunzio gli scrisse complimentandosi. Oggi quelle figure ci mancano più che mai.

Cosa vorresti dire ai giovani?

Sono preoccupato da questo andamento, vedo un appiattimento culturale. Se avessi dei nipoti li stimolerei a riscoprire le radici delle grandi figure del passato.

Raccontaci un episodio trash della tua carriera.

L’aneddoto più curioso è legato a Osho. Nel pieno dell’utilizzo di quel personaggio, da un resort dell’India mi mandarono una foto che ritraeva la gigantografia di una mia vignetta all’ingresso del villaggio, probabilmente per dare il benvenuto a degli ospiti italiani. Riportava la scritta “Ciò che non ci uccide, te rompe li cojoni”, hanno scoperto solo dopo cosa c’era scritto! Anche se secondo me è una grande verità che potrebbe avere detto anche Osho. Che pensi delle riaperture? Tra regole assurde e inspiegabili, come il coprifuoco alle 22.00, si rischiano di creare discriminazioni inaccettabili. Mi auguro, poi, che consentano anche ai ristoranti che non hanno spazi all’aperto di riaprire comunque con i distanziamenti, altrimenti per questi imprenditori sarà la mazzata finale. Il pericolo è generare una lotta all’interno già di un’altra lotta. In pratica, le scatole cinesi delle lotte sociali.

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