Siamo giunti all’epilogo di questa storia. Per colpa di una telefonata intercorsa con il suo brigadiere, il Maresciallo De Cataldo scopre la vera identità di Anna, che è in realtà la figlia del carabiniere ucciso dai brigatisti (ed anche da Mirko) nell’agguato al Giudice Ricciardi e la sua scorta. Viene così al corrente dello scopo di questo strano incontro e di tutte le incongruenze risultanti. Anna vuole semplicemente vendicare la morte di suo padre, superando gli ostacoli che la legge e le norme processuali interpongono tra le vittime e i loro carnefici. Il problema è di interessante argomentazione. Ripropone il confronto tra la necessità di farsi giustizia per un torto subito e le caratteristiche di uno Stato democratico che non può porsi sullo stesso piano etico di chi delinque ed è vincolato all’applicazioni di leggi garantiste, presenti nell’ordinamento di uno Stato democratico. Qui, veramente c’è di più. Agli assassini che, come si è detto nelle puntate precedenti hanno servito in qualche modo lo Stato per mantenere l’ordine sociale, deve essere assicurata una sorta di ricompensa, naturalmente non pubblicamente rivelabile. Non è possibile fargli pagare tout court le responsabilità di quegli atti sanguinari. Anna lo sa bene e lo grida in faccia ad un attonito De Cataldo che insiste caparbiamente a far rispettare le regole del gioco e la rigorosa applicazione della legge, ignaro di un disegno retrostante che modifica tutta la geografia delle posizione contrapposte. Così, in realtà, i nemici dichiarati diventano occulti amici da garantire e i tutori della legge sono messi in condizione di tollerare e assecondate questa commedia. Sarà così comprensibile quella bella frase del film di Sorrentino che mette in bocca a Giulio Andreotti nel film IL DIVO: …tu non hai idea del Male che bisogna fare per raggiungere il Bene. Il finale di questa storia, però, sarà inaspettato. Il Maresciallo De Cataldo quando assiste impotente all’assassinio del brigatista Mirko, decide di non voler applicare la legge nei confronti della devastata Anna. Non solo non l’arresta, ma la fa fuggire via avvalorando la tesi che ad uccidere il protagonista siano stai i suoi ex compagni per il tradimento degli ideali rinnegati dalla dissociazione e dalla collaborazione. Così Anna non pagherà due volte per la morte del padre. Una giustizia superiore.
Ci sarà un momento in cui la Storia, si incaricherà di fare piena luce sul fenomeno dell’eversione, sapientemente controllata dagli organi dello Stato che operano nell’ombra ed allora quello che oggi ci appare enorme e difficile da essere creduto, svelerà ogni mistero rendendolo verosimile. Ma ci vorrà ancora troppo tempo. Noi non ci saremo. Resteranno le vite riservate di tutti i protagonisti negativi di quella stagione, che non hanno provveduto a rilasciare interviste o scritti chiarificatori, se non facendo affermazioni inutili quando non palesemente accomodanti, proprio perché la verità non la si poteva dire e non si può tuttora dire.
Cos’è dunque che ci ha aiutato sin qui?
La coraggiosa iniziativa di giornalisti, che a colpi di inchieste ed articoli mirati, nonché di pubblicazioni precise, hanno rivelato i particolari di ogni vicenda costruendo man mano dei piccoli ritagli di un puzzle che oggi ci consente di vedere una figura quasi intera.
Le opere di intellettuali che hanno tentato delle ricostruzioni, spesso pagando con la vita.
Alcuni illuminati cineasti che hanno realizzato pellicole portando un significativo contributo alla scoperta della verità.
In mezzo, indegnamente, mi ci metto anche io, con questa opera teatrale, che dopo la visione della commedia o la lettura del testo, ha mandando a letto più di qualche spettatore col dubbio di essere stato artatamente manipolato.
PALCOSCENICO DA LEGGERE
di Carlo Selmi
4° e ultima puntata di
ASCENDENTE CANCRO
ANNA: (andando a controllare l’acqua sul fuoco e rivolgendosi ad Antonio f.s.) Com’era Mirko da piccolo?
ANTONIO: Ah, non lo so. Siamo cresciuti lontani. Ci siamo rincontrati ad Asti.
ANNA: ( rientrando) Ma perché anche lui è stato ad Asti?
ANTONIO: Non te lo ha detto?
ANNA: Non mi dice nulla… Ma prima o dopo la tragedia della moglie?
ANTONIO: Dopo.
ANNA: Tu lo sai come è andata?
ANTONIO: C’era su tutti i giornali. L’assassinio del Giudice Ricciardi e della sua scorta a Genova. Sono morti tutti. Il Giudice e i due carabinieri, sul colpo. Il caposcorta, tre giorni dopo in ospedale. Prima ha fatto in tempo a sparare alla compagna di Mirko. Un solo colpo e le ha spaccato l’aorta. E’ morta dissanguata.
ANNA: E gli altri?
ANTONIO: Sono scappati, ma li hanno subito rintracciati ed arrestati. Una volta riconosciuta l’identità di Mara è stato facile risalire a Mirko e i suoi compagni.
ANNA: Lo hanno arrestato…
ANTONIO: E certo. Che volevi che gli dessero una medaglia?
ANNA: L’avrebbero dovuta dare al caposcorta…
ANTONIO: E’ vero… E’ rimasto in carcere. Poi gli hanno concesso un regime di semilibertà. Si è comportato bene.
ANNA: Ma, a parte te, non ha nessun familiare?
ANTONIO: I genitori sono morti. Il padre tanti anni fa, La madre, mentre era in carcere…
ANNA: …Poveretta… Ma almeno si è pentito? Ha ripensato al suo passato ed a tutto quello che ha combinato?
ANTONIO: Claudio si tiene tutto dentro…
ANNA: Claudio..?
ANTONIO: ( in imbarazzo per il lapsus) Claudio..? Ah sì. Da piccolo voleva… che lo chiamassimo Claudio. A me è rimasto quel ricordo.
ANNA: Beh, meglio Mirko. Niente fratelli o sorelle?
ANTONIO: Una sorella, che vive lontano e non ha più voluto saperne di lui. Gli altri parenti si sono dileguati. Non si è fatto una bella pubblicità. Lui alla fine ha imparato a stare da solo.
ANNA: Tu sei rimasto, però.
ANTONIO: Sono un buon samaritano.
ANNA: Secondo me sei amante della solitudine anche tu. Magari ti sei avvicinato a tuo cugino perché era il solo con cui avevi voglia di spartire qualcosa.
ANTONIO: …Forse.
ANNA: Sicuramente non sei sposato. Magari lo sei stato, ma ti sei separato. Anzi è stata tua moglie a volersi separare da te, perché non sopportava più la tua pesantezza.
ANTONIO: Ho evitato di sposarmi perché finisse in questo modo…
ANNA: Due tristi, tu e tuo cugino. Un passato da cancellare. Un presente obliquo ed un futuro pieno di ombre. Ma che cazzarola di vita, è?
ANTONIO: Ognuno ha la sua. La tua è migliore?
ANNA: ( con profonda amarezza) Oh, sì. Io sono carica di energie. Tutti hanno i loro cattivi ricordi. Alcuni dei miei sono spaventosi. Ma non mi hanno piegato. Io ho un progetto che mi tiene in vita ed aggredisco la mia giornata con una carica inesauribile. Quando l’avrò realizzato forse mi sentirò svuotata. Non lo so. Aspetto che arrivi quel momento, poi me ne accorgerò.
ANTONIO: Che progetto?
ANNA: ( cambiando tono e diventando la solita spensierata) No, non te lo dico. Sennò non lo posso realizzare. Io sono superstiziosa. Sono un sagittario di segno e di ascendente. Un carattere marcato, mica una pappamolle.
ANTONIO: Ancora con l’astrologia?
ANNA: Certo. I segni zodiacali non sbagliano mai. E nemmeno gli ascendenti, che marcano le caratteristiche del soggetto. La loro combinazione fa sì che si possa configurare la persona nella sua completezza ( Antonio fa un gesto di supponenza)…Non ci credi?
ANTONIO: Ma ti pare che la vita di un uomo o di una donna sia diversa a seconda che sia nato a Maggio anziché a Novembre, per esempio? Io non ci credo. Sono tutte fesserie che vanno raccontando. E se ti avessero mentito sulla tua nascita? Se ti avessero scambiato nel nido, appena nato?
ANNA: Tu sei un Ariete…
ANTONIO: Ma no. Sono nato a Novembre…
ANNA: Che giorno?
ANTONIO: Il cinque.
ANNA: Uno scorpione… Sì, ci sta. Se mi dici anche l’ora in cui sei nato, ti calcolo l’ascendente…
ANTONIO: Prepariamo ‘sto Cous cous, dai, che ritorna Claudio…
ANNA: Chiamiamolo Mirko, che sennò mi confondo. Senti… Com’era ‘sta Mara..?
ANTONIO: Non lo so. Non l’ho conosciuta.
ANNA: Mannaggia… Io me l’immagino magra, tutta ossuta. Alta e mora. Di quelle che sanno tutto loro. Di quelle saccenti. Che c’avrà trovato Mirko, di bello? Ma sai che pizza, vivere con una così?
ANTONIO: Neanche l’avessi frequentata…
ANNA: Fidati. Sarà stato così. Secondo me il suo ricordo è forte, solo perché è morta. Se fosse sopravvissuta sarebbe rientrata nella normalità. Degli altri terroristi che poi sono stati arrestati, chi si ricorda più? Potrebbero girare per la città e nessuno lo saprebbe, no?
ANTONIO: Forse. Intanto stanno in carcere e ne avranno per un po’ ancora. Sono irriducibili e hanno giurato di farla pagare a Mirko, perché secondo loro è un traditore.
ANNA: Davvero? Lo vedi? E’ come dico io. Se Mara non fosse morta, si sarebbe distaccato da lei. Forse avrebbe anche chiesto scusa ai familiari di quelli ammazzati…
Squilla il cellulare di Antonio.
ANTONIO: ( rispondendo) Giordani… Sì, dimmi pure… Ma no, dai, non sto cenando… Ah sì, le informazioni… E certo, dai, dimmi quello che risulta… Come..? Non ha figli..? E’ importante..? Come..? Ingrò? Ah, ma allora sarebbe..?
Anna impugna una pistola e e la punta contro Antonio
ANNA: Attacca il telefono…
ANTONIO: Ma che cazzo… (chiude la comunicazione e fa un gesto di sorpresa)
ANNA: …Non ti muovere amico che non ci penso nemmeno un minuto ad ammazzarti…
ANTONIO: Stai calma e metti giù quella pistola. Che nessuno si faccia male…( e fa per alzarsi dalla sedia, ma Anna lo fulmina)
ANNA: Sta fermo Antonio e resta seduto, lì. Tu non sai quanto ho aspettato questo momento. L’ho giurato a mio padre sul letto di morte. Lo avrei vendicato e adesso finalmente è venuta l’ora.
ANTONIO: …Annamaria Ingrò… La figlia del Maresciallo Ingrò…Siamo stati dei coglioni…
ANNA: ( sempre tenendolo sotto tiro) Non era immediatamente facile. Il contratto di locazione è intestato a Sandulli, il cognome di mia madre. Le utenze sono intestate al padrone di casa…Come avete fatto?
ANTONIO: La carta di credito. Il brigadiere Giordani è una cane da tartufi. Difficile sfuggirgli. Anna, che vuoi fare? Metti giù quella pistola.
ANNA: Lo sai quanto tempo è che sto appresso a questi schifosi che hanno ucciso mio padre come un cane? Tu come ti sentiresti al posto mio?
ANTONIO: Anna io ti capisco. Gianfranco e Simone erano amici miei. E tuo padre… mi hanno detto tutti che era una bravissima persona. Però non è così che risolvi… Dammi quella pistola… ( si alza)
ANNA: Stai seduto!
ANTONIO: ( si siede) Stai calma.
Entra in scena Mirko
MIRKO: L’ascensore è rotto. Ho sputato i polmoni e… ( vede Anna con la pistola) Che succede? Che è quella pistola? Anna che stai facendo?
ANNA: La commedia è finita ed ora facciamo il gran finale.
MIRKO: Ma che significa? Che cazzo sta succedendo?
ANNA: Sono Annamaria Ingrò e voglio vendicare mio padre…
ANTONIO: E’ la figlia del Maresciallo Ingrò…
MIRKO: ( rassegnato si siede su una sedia) Ah, è così…
ANTONIO: Anna, per favore. Guarda che questo appartamento è sorvegliato. Io non sono un Maresciallo dell’Esercito, sono un collega di tuo padre…
ANNA: Lo so e non sei nemmeno suo cugino. Di là si sente tutto…
ANTONIO: A maggior ragione. Il tuo sarebbe un delitto inutile. Ti scoprirebbero subito. Giordani, il brigadiere con cui ho parlato al telefono, ha scoperto chi sei e non ci metteranno molto a capire tutto. Finirai in carcere per aver ammazzato questo stronzo e così avrai pagato due volte…
ANNA: Credi che non lo sappia? L’ho messo in conto.
ANTONIO: E allora? Ti vuoi rovinare? Non basta quello che è successo? Pensa alla tua famiglia… vuoi che soffra ancora?
ANNA: La mia famiglia non c’è più. Mia madre è morta di cuore. Mia sorella ha un deficit grave e vive tra ospedali e case di cura. Tutte segnate da quel terribile episodio di tanti anni fa. Aspettavo un bambino, anzi ero sicura che fosse una bambina, ed ho abortito spontaneamente. Che futuro mi aspetta?
ANTONIO: Ma hai ancora la Vita davanti. Non te la puoi bruciare così…
ANNA: Oh, sì che posso… Anzi lo voglio.
MIRKO: La lasci fare quello che deve fare…Sarà meglio per tutti.
ANTONIO: ( a Mirko) Zitto, tu, brutto stronzo! ( ad Anna) Questo ci deve ancora spiegare come sono andate le cose con l’attentato. Secondo il giudice non è stata appurata tutta la verità…
ANNA: Sono problemi vostri. A me basta sapere che è stato anche lui a premere il grilletto. Mio padre l’hanno centrato con 9 colpi.
MIRKO: Sì, ho sparato anch’io…
ANNA: E questo mi basta. Io nelle vostre beghe non ci voglio entrare. Sai quanto me ne frega di chi ci fosse dietro e in quali macchinazioni politiche fossero implicati i brigatisti? ( a Mirko) Tu non te lo sei mica domandato se facevi bene o male a sparare su un povero Cristo…
Mirko a testa bassa, tace.
ANTONIO: E’ morta anche la sua compagna. In qualche modo hanno pagato un po’ anche loro.
ANNA: Una contro quattro? E poi il conto dei morti non ha alcuna importanza. Mara è morta perché è salita in macchina per ultima. Si era fermata a dare il colpo di grazia al Giudice Ricciardi. Mio padre, con le ultime forze, l’ha centrata. Difendeva lo Stato. Mara chi difendeva? Non lo sapete nemmeno voi.
ANTONIO: Così è come mancare di rispetto alla memoria di tuo padre. Lui non avrebbe voluto che finisse così.
ANNA: E che ne sai? E poi non lo faccio per lui. Lo faccio per me. Che ne sai tu della rabbia che mi porto dentro? Tutti questi anni vissuti senza godermi niente della mia gioventù, degli entusiasmi, delle speranze, perché non c’era posto che per l’odio e la furia cieca di farmi giustizia? Adesso questo è uscito di galera e tentate di rifargli la vita. La mia chi me la rifà?
ANTONIO: I suoi compari sono ancora dentro, però…
ANNA: Capirai… Tra poco usciranno anche loro. Faranno conferenze. Li inviteranno a dibattiti televisivi, scriveranno dei libri, gli dedicheranno monografie e saggi storici. Parleranno del sangue che hanno sparso come di un fatto da esaminare “ nella logica degli Anni di Piombo”. E noi? Chi ci calcola, a noi? Ma che hai mai visto qualcuno delle vittime partecipare a qualche talk show? Il dolore personale non interessa nessuno, non fa notizia e… rompe anche le palle. Meglio lasciarlo nel dimenticatoio.
ANTONIO: Ma no… Non è così. Si parla della strage ancora. L’attentato al Giudice Ricciardi è rimasto nella memoria. Ed anche per questo che è stato sconfitto il terrorismo…
ANNA: …la strage del Giudice Ricciardi, appunto. Tutt’al più “ …anche della sua scorta”. Ma chi si ricorda di Gianfranco Cubeddu, Simone Esposito e Carmine Ingrò? Tutti morti di serie B…
MIRKO: Me lo ricordo io…:
ANNA: E chi sei tu? Tu non sei nessuno. Lo sai che a Sestri una scuola media è stata intitolata al Giudice Ricciardi? Io c’ero all’inaugurazione. Nessuno ha fatto cenno alla scorta. Non l’hanno nemmeno menzionata nella targa sull’atrio.
ANTONIO: Dai, Anna, ragiona. Dammi quella pistola prima che qualcuno si faccia male.
ANNA: Te la do, Maresciallo De Cataldo, ma solo dopo che ho finito. ( rivolta a Mirko) Claudio Merli, mettiti in ginocchio ( Mirko, obbediente si mette in ginocchio davanti a lei. Mara compare in scena accanto a Mirko). Per l’assassinio di Gianfranco Cubeddu da Iglesias, di anni 23, di Simone Esposito da Nola, di anni 21 e di Carmine Ingrò da Castellammare del Golfo, di anni 49, io ti condanno a morte…
ANTONIO: Anna, no!!
Anna esplode due colpi. Mirko stramazza al suolo. Mara lentamente esce di scena
ANTONIO: Anna, che hai fatto? ( si avvicina per toglierle la pistola dalla mano e lei docilmente lo lascia fare)
ANNA: Ora sono in pace con me stessa.
ANTONIO: Oddio che hai fatto… E ora? ( prendendo il cellulare e componendo il numero) Giordani..? Sono De Cataldo. Prima è caduta la linea. Di Annamaria Ingrò ne hai parlato con qualcuno?… Bene… Ascolta… Ascolta, cazzo! Il verbale lo faccio io domattina. Tu, questa storia di Annamaria Ingrò te la devi scordare, sono stato chiaro? Qui accanto ci abita Annamaria Sandulli e non è nemmeno il caso che ne facciamo riferimento nel verbale. Pochi minuti fa, ignoti si sono introdotti nell’appartamento di Claudio Merli e lo hanno ucciso con due colpi di pistola…Non fare commenti, Giordani. Al terzo tentativo di farlo fuori ci sono riusciti. Tra poco chiamo io il Comando…Mi raccomando, attieniti scrupolosamente a quello che ti ho detto. ( e chiude la telefonata)
ANNA: Non c’era bisogno Antonio…
Antonio prende un fazzoletto e pulisce le impronte di Anna dalla pistola; quindi la poggia accanto al cadavere di Claudio
ANTONIO: Ecco…così. Giordani è fidato. Farà quel che gli ho detto. Tornatene a casa. Magari prenditi qualche giorno di vacanza, vai da qualche amico. Insomma sparisci.
ANNA: ma io…
ANTONIO: ( urlandole per svegliarla dal suo torpore) Vattene Anna. Sbrigati!
Anna, come un automa, esce di scena.
ANTONIO: (rimasto solo prende il cellulare e compone il numero)… Sig. Colonnello, buona sera… Mi dispiace disturbarla, ma è successo un fatto grave….
Buio. Musica.
FINE
Quarto Miglio 14 agosto – 3 novembre 2012

















