Matteo Salvini: “Ma quale Rubio! Per i miei figli sono diventato un grande chef”

Matteo Salvini: “Ma quale Rubio! Per i miei figli sono diventato un grande chef”

Matteo Salvini è sicuramente l’italiano più famoso del momento: in ogni discussione prima o poi qualcuno tira fuori il suo nome. Lo si ama o lo si odia secondo quello schema già rodato da vent’anni di berlusconismo e anti-berlusconismo. Sempre disponibile alla battuta, in questa nostra chiacchierata tra padri separati, parla di cibo, Natale e politica. E scrive la sua inedita lettera a Gesù Bambino.

Salvini ai fornelli, qual è il suo piatto forte?

L’amore per i figli fa miracoli, io se ho imparato a cucinare qualcosa l’ho fatto per loro mentre prima di diventare papà… lasciamo perdere… Non che adesso sia uno chef, intendiamoci, però ad esempio sulla cotoletta alla milanese i progressi sono stati entusiasmanti, adesso l’impanatura resta attaccata alla carne, non le affogo più in quintali di burro e anche la cottura ha trovato un suo equilibrio. Guardi che son soddisfazioni!

Diciamo sempre così noi ragazzi-padre!

Non si fida? Chieda, chieda ai miei figli, indaghi, indaghi pure… E non solo la cotoletta, eh? Anche le trofie al pesto. Il pesto lo compro già confezionato per carità, però sono bravissimo a occuparmi di tutto il resto, tipo accendere i fornelli, far bollire l’acqua, ricordarmi del sale, preparare le porzioni, altro che Chef Rubio! Ma sa dove proprio do il meglio di me? Dove sono insuperabile? Nelle castagne arrosto! Lì sono bravo sul serio. Sarà che mi piace il gesto, il fuoco, la brace, il profumo, la pazienza di aspettare che siano pronte.

Molti dei suoi post hanno per protagonista il cibo, è un nuovo linguaggio salviniano?

Ma certo! È tutta una strategia messa a punto dagli hacker russi per veicolare messaggi subliminali! A parte gli scherzi. Condivido quello che mi piace, e mangiare mi piace. Poi ci sarebbe anche tutto un discorso sulla filiera del cibo che mi piacerebbe fosse un po’ più centrale nel dibattito pubblico…

“Prima gli italiani” a tavola sta per…?

Ecco, appunto. Prima gli italiani vuol dire prima i prodotti italiani. E guardi che non è uno slogan, ma un impegno, un’attenzione costante che ciascuno di noi dovrebbe pren- dersi quando con il carrello perlustra gli scaffali del supermercato. Fermarsi a leggere le etichette, capire provenienza, la filiera, i trasporti, è un gesto apparentemente semplice, ma decisivo nel difendere la nostra qualità della vita, non solo perché scegliendo il made in Italy generalmente portiamo a casa prodotti migliori, ma soprattutto perché diamo ossigeno, futuro e lavoro alle tante aziende e ai tantissimi lavoratori che altrimenti rischiano di vedersi schiacciare dalle multinazionali. Zucchero italiano (sono rimaste solo due stabilimenti in Italia dopo le folli regole europee), olio italiano, carne e pesce italiani, frutta e verdura italiane e possibilmente di stagione.

Che succederà in Emilia al movimento delle sardine?

Profondo rispetto per chi pacificamente va in piazza a manifestare opposizione alle mie e alle nostre idee, anche se mi pare evidente che mobilitarsi sempre contro tutto e tutti non sia esattamente il massimo della creatività politica. Fin qui, pazienza, mentre è molto grave che quasi nessuno a sinistra abbia detto una sola parola per prendere le distanze da chi si dice “tollerante e democratico”, sardina o merluzzo che sia, e si augura sui social che qualcuno mi uccida. Immagini per un attimo se lo stesso episodio fosse avvenuto invece ai danni di un leader della sinistra: si parlerebbe di allarme odio! Si farebbe una legge, un decreto, un girotondo…

Anche la Calabria andrà al voto, quali prospettive, centrodestra unito?

Io so solo che la Calabria ha urgente bisogno di una nuova classe dirigente, perché come in Sardegna, in Umbria, in Emilia Romagna, in Toscana, dovunque governi, il PD ha fallito. Lo dico sempre ai referenti locali della Lega, così come a quelli dei nostri alleati, una classe dirigente nuova deve innanzitutto ragionare in modo diverso dal passato, occorre un evidente salto di qualità per dare finalmente ai cittadini calabresi la sanità, la scuola, le strade, i servizi che meritano. Questo è il nostro impegno.

Ma come è avvenuta la conversione da Lega celtica padana a sovranista nazional popolare?

Gianfranco Miglio probabilmente direbbe che è avvenuto “per forza delle cose”, perché negli ultimi vent’anni tutte le contraddizioni
principali si sono spostate su un asse prima di tutto europeo, con l’accentramento dei poteri burocratici ed economici a Bruxelles, senza dimenticare l’evidente carattere globale di molti fenomeni, come le crisi migratorie, le infrastrutture digitali, la destabilizzazione del Mediterraneo, la lotta al terrorismo islamico. Di fronte a queste sfide occorre uno Stato Nazionale forte, capace di riconoscere le autonomie e le differenze al suo interno, ma anche di parlare con una voce sola e autorevole sulla scena internazionale. Questa è “la forza delle cose” di cui parlerebbe Miglio. Ma c’è di più. C’è a verità che capisco sia fastidiosa per molti, ma che come tutte le verità reclama di essere riconosciuta.

Quale?

Che sono stati prima le centinaia, poi le migliaia di uomini e donne del Sud, tantissimi i giovani, a chiedere aiuto alla Lega per spazzare via classi dirigenti che in tutti questi anni non hanno fatto altro che sfruttare, impoverire, derubare umiliare intere comunità e interi territori.

Qual è il momento preciso in cui ha capito che era scoppiata la Salvini-mania?

Le passo il termine Salvini-mania solo perché sono il primo a scherzarci su. Abbiamo anche fatto un gioco, il Vinci-Salvini,
che ridere… Comunque non c’è stato un momento preciso, un giorno particolare, un episodio. Siamo cresciuti con costanza, a poco a poco, manifestazione dopo manifestazione, idea dopo idea, elezione dopo elezione, senza scorciatoie, senza ricorrere a niente che
non fosse la nostra coerenza e la credibilità che ci siamo costruiti su risultati concreti: porti chiusi, quota 100, flat tax per le partite iva, alti standard dei servizi sui territori dove amministriamo…

Matteo da adolescente com’era?

Più magro. Per il resto, come per tutti, anche con me il tempo ha fatto il suo dovere, nel corpo e nel carattere, però guardi che io in quel ragazzino di sedici anni che volantinava col sorriso fuori dai licei di Milano mi ci riconosco ancora…

Baresi, Bossi, Trevisan erano i poster nella sua stanza. Quali sarebbero quelli del Salvini se fosse giovane al giorno d’oggi?

Eh, questa è proprio una domanda difficile. Soprattutto per il mio povero Milan che di bandiere, di giocatori simbolo, da un po’ non ne ha più neanche l’ombra, altro che Baresi. Comunque, ne devo dire tre, giusto? Tre poster se fossi giovane oggi…allora dico… De Andrè e Vasco Rossi, miti eterni, poi come donna Francesca (l’attuale compagna Francesca Verdini ndr) e poi quello lì, come si chiama quello della Lega…ah sì, Salvini!

Con Giorgia Meloni è sbocciato finalmente l’amore?

Siamo entrambi felicemente accompagnati, ma l’intesa politica sui temi più importanti non è mai mancata…

Faccia un presepe con i politici italiani, e mi raccomando non sia politicamente corretto

Allora, Giuseppi nella parte di Giuseppi, ovviamente al plurale, magari con statuina bifronte, Conte 1 e Conte Bis, per esaltarne la straordinaria coerenza, mentre i pastorelli possono essere Grillo e Casaleggio che fanno strada alle pecorelle dell’allevamento Rousseau… il bambinello ovviamente Renzi perché lui si considera un mezzo collega del Padreterno, mentre per Di Maio e Zingaretti restano le parti da bue ed asinello, scelgano loro chi fa l’uno e chi fa l’altro…

Con chi passerà la vigilia di Natale?

Come sa bene lei e i tanti padri separati, il Natale richiede sempre qualche piccola acrobazia per riuscire a esserci come si deve. Io quest’anno penso passerò la sera della Vigilia con Francesca e poi a Messa, la mattina del Natale (presto, prima che si svegli!) con
la mia bimba di sette anni e la sua mamma per aprire i regali portati da Babbo Natale, pranzo dai miei genitori con mia sorella, marito e nipotino (immancabili gamberetti in salsa rosa, tartine e tortellini della mamma) e pomeriggio con mio figlio per aprire i regali che, avendo compiuto sedici anni, non porta più Gesù Bambino…

 

LA LETTERA A GESU’ BAMBINO

Caro Gesù Bambino,

So che hai molto a cui pensare, e non ti chiedo regali per me, se non quel po’ di salute, di serenità, di forza e di costanza per fare al meglio il mio dovere. Vale per me come per tutti, aiuta ognuno di noi a concentrarsi nel fare bene la propria parte, nel lavoro, in famiglia, con gli amici, con chi abbiamo accanto sul treno, sull’autobus o in coda al semaforo. In politica invece fai che ci si possa sempre confrontare a viso aperto, con schiettezza, a volte con durezza, ma sempre rispettandoci.

Poi ci sarebbe una lista infinita di cose più concrete che ci mancano, non so se da lassù hai visto le ultime stime della crescita economica ad esempio, ma per quelle non ti devi preoccupare perché spero potrà bastare la nostra buona volontà, qualche idea coraggiosa e un pizzico della fortuna che tu chiami Provvidenza, la stessa con cui tante volte metti a posto con discrezione i guai che combiniamo noi quaggiù.

Scusa se ogni tanto mi arrabbio se qualcuno pretende di togliere il crocefisso dalle pareti o il presepe a scuola, so che non dovrei, ma sono i simboli della nostra vita e della nostra società per come la intendo io, tollerante, aperta, ma capace di segnare dei punti di riferimento nel deserto di relativismo e piatto conformismo che qualcuno cerca di spacciare per normalità, quando normale non è affatto.

Scusa per gli errori che ho fatto, ma sai che sono una testa dura e che la paura di sbagliare non mi ha mai fermato dal provare a migliorare le cose intorno a me. Grazie per tutto quello che di buono e bello mi ha tenuto compagnia anche in questo 2019, grazie per i miei figli straordinari, per gli amici, per le madri dei miei figli, per Francesca, per l’affetto di così tanta gente…

Grazie per questa vita che stringo con tutta la forza che ho.

Matteo Salvini