Una tranquilla giornata di fine agosto si è trasformata in uno scenario apocalittico al confine tra il Nepal e il Tibet. Un’improvvisa e devastante alluvione lampo ha investito il distretto settentrionale di Rasuwa, cancellando in pochi istanti interi villaggi, strade e ponti lungo la valle del fiume Bhotekoshi. Il bilancio attuale è spaventoso: oltre 200 vittime accertate e un numero di dispersi che oscilla drammaticamente tra i 1.300 e i 1.500. Tra di loro ci sono centinaia di escursionisti, turisti stranieri e pellegrini che si trovavano sui sentieri himalayani.
La macchina dei soccorsi si è attivata immediatamente in condizioni ai limiti dell’impossibile, mentre il mondo intero guarda con il fiato sospeso l’evolversi della situazione. Anche l‘Italia ha vissuto ore di forte apprensione per i circa 90 connazionali presenti nell’area, ma la Farnesina ha fortunatamente confermato che i due italiani inizialmente coinvolti sono stati messi in salvo e si trovano in buone condizioni.
I soccorsi procedono in condizioni estreme: la distruzione di almeno 19 ponti e di oltre 40 chilometri di rete stradale ha isolato intere vallate, costringendo i soccorritori a trasportare i feriti a piedi o tramite elicotteri verso gli ospedali della capitale Kathmandu e del distretto di Rasuwa. La trappola di ghiaccio: la vera causa del disastro. Inizialmente si era pensato all’ennesimo effetto distruttivo delle piogge monsoniche. Tuttavia, i dati satellitari e le analisi degli scienziati dell’Istituto geologico statunitense hanno rivelato una dinamica ben più complessa e legata alla fragilità della catena himalayana. Lo United States Geological Survey aveva inizialmente registrato nell’area un terremoto di magnitudo 4,4, ma ha successivamente stabilito che il segnale sismico era stato prodotto dalla stessa frana. Sul proprio sito l’Usgs ha indicato che la forza del movimento franoso ha generato un segnale equivalente a una magnitudo 5,2. Questa frana colossale è piombata direttamente in un bacino idrico d’alta quota, innescando il temuto fenomeno del GLOF (l’esondazione violenta di un lago glaciale). Milioni di metri cubi di acqua, fango e detriti si sono riversati a valle nel fiume Lhende Khola, creando un’onda di piena killer che ha travolto qualunque cosa trovasse sul suo cammino, comprese le infrastrutture del progetto idroelettrico Trishuli.
Più di 5.000 militari dell’esercito e della polizia nepalese sono stati mobilitati. Con le strade interrotte da oltre un metro e mezzo di fango e detriti, l’unica via per salvare vite è quella aerea. La macchina della solidarietà e gli aiuti sul campo si è messa in moto. Accanto a loro, organizzazioni internazionali si stanno riorganizzando per invio di proprie squadre sul territorio per supportare la difficilissima situazione che si è venuta a trovare.















