Quando inizia il film alla Festa della rivoluzione diretto da Andrea Catinari, uscito in sala lo scorso aprile, capisci subito che gli sceneggiatori, l’omonimo libro di Claudia Salaris che ha ispirato la pellicola, non l’hanno letto oppure ne hanno intravisto appena la copertina.
La prima sequenza tra sparatorie e attentati assomiglia a un noir di Tarantino che fa l’occhiolino a Kill Bill più che all’atmosfera che si poteva respirare a Fiume in quel 1919, e la Città di Vita si fa superficialmente orgia alla Eyes wide shut con un improbabile Guido Keller da Mucassasina.
Insomma si resta subito delusi se si è venuti in sala per conoscere o riscoprire l’impresa dannunziana. Perché il film tradisce la storia e la spy story (tra l’altro debole), con tutte le sue invenzioni di situazioni e intrighi mai avvenuti, si mangia qualunque richiamo storiografico.
I produttori avranno pensato mettiamo un titolo che può piacere ad un Ministero di destra che ama la figura del Vate tanto poi nei contenuti ci inventiamo altro. Infatti ormai è un fiorire di film che hanno sullo sfondo il poeta-soldato d’Annunzio, uno dei personaggi più inimitabili della storia d’Italia che fino a pochissimi anni fa non era quasi mai presente sul grande schermo e che oggi almeno viene rappresentato anche se spesso goffamente.
C’è da dire che in questo film Maurizio Lombardi tratteggia il Comandante senza farne la macchietta vista ad esempio nella pellicola dello scorso anno “Duse”, ma non è aiutato certamente da una sceneggiatura che non coglie l’essenza di quella rivoluzione e tanto meno dal trucco e dai costumi. Insomma prevale la paura di affrontare la storia per quella che è stata veramente e il racconto della Carta del Carnaro, la moderna costituzione che viene promulgata in quell’anno e mezzo di occupazione a Fiume, è solo un occasione persa citata appena nei titoli di coda. Non è certo una critica al cast composto da un buon ensemble di attrici e attori anche se Scamarcio sembra più sul set di Romanzo criminale che nei primi anni del ‘900,più che altro è l’operazione che sembra pretestuosa e che delude ancora una volta le aspettative. Perchè una pagina folle e complessa, geniale e dirompente come fu l’impresa fiumana in un ventennio che ha cambiato il destino dell’Europa meriterebbe uno studio più approfondito e forse una firma preparata ad affrontare un capitolo della nostra Storia che il grande pubblico ancora non conosce. Speriamo bene nel prossimo.

















