Ora cacciate chi organizzò il golpe contro Berlusconi

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C’è un giudice a Berlino. O meglio, c’era, perché Amedeo Franco è morto, ma le sue parole catturate in una registrazione pubblicata da Il Giornale e da Il Riformista sono vive più che mai e raccontano di un processo Mediaset “svolto come un plotone d’esecuzione e con molta probabilità pilotato dall’alto”.

Dichiarazioni certamente non banali se si pensa che quel procedimento ha portato alla condanna del presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi per frode fiscale, condanna che poi è sfociata nella sua espulsione dal Senato in base alla legge Severino.

Ma soprattutto sono dichiarazioni che portano di nuovo alla ribalta e confermano ciò che tutti sanno da tempo, ma che in pochissimi riconoscono e ammettono, ossia la fortissima dimensione giudiziaria della sinistra.

E’ il segreto di Pulcinella, è difatti del tutto palese come lo schieramento avverso al centrodestra ha avuto e ha dalla sua parte pezzi rilevanti della magistratura, con conseguenze purtroppo importanti sulla storia politica italiana, basti ricordare il famoso avviso di garanzia del 1994 con la conseguente caduta del primo governo Berlusconi. Un simil-golpe giudiziario che ribaltò la volontà popolare espressa nelle urne.

Che il Pd, o un altro partito non di centrodestra, tutt’oggi faccia l’anima bella è vergognoso dal punto di vista intellettuale e ridicolo dal punto di vista storico. Senza dimenticare quello che sta venendo fuori in questi giorni con la cosiddetta vicenda Palamarapoli e la sua influenza sui destini di Matteo Salvini, guarda caso, uno dei leader attuali della destra italiana.

Già, Palamara e ahinoi diversi magistrati come lui: come pochi giorni fa ha urlato Vittorio Sgarbi in aula alla Camera questa volta la Commissione d’inchiesta ci sta tutta, sia su Palamara e soci, sia sulla cacciata del Cavaliere da Palazzo Madama.

Qui se c’è qualcuno che andava cacciato non era Berlusconi, erano e sono i mercanti dal tempio, ed è quello che farebbero oggi se fossero vivi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, loro sì degni di essere chiamati magistrati.

2 Commenti

  1. I reati perpetrati da quella che è un’autentica cosca di malfattori non sono da semplice ca cciata ma da galera.
    Se la memoria non mi inganna i reati contro la Repubblica sono previsti dal Codice Penale.
    Le denunce a suo tempo depositate contro Npolitano e i suoi affiliati sono ANCORA IN ALTO MARE e destinate all’archiviazione.
    Pertanto fatemi l santa cortesia di non parlare di cacciata:
    questi cialtroni vanno rinchiusi in galera e trattati come terroristi, quali sono.
    I loro nipoti brigatisti usavano mitra e pistole mentre questi delinquenti istituzionali lavorano a livello molto più elevato.
    E non abbiate paura di fare i nomi: noi li conosciamo bene.
    Da Alfano a Napolitano, da Orlando a Ermini…

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