Una gigante della nostra cultura, un faro di eleganza, ironia e autenticità che ha illuminato intere generazioni. Quando si parla di Ornella Vanoni, non serve elencare le tappe di una lunga carriera, quelle le conosciamo, le stanno raccontando in ogni angolo, e poi, per renderle davvero giustizia, ci vorrebbero teche intere.
Ciò che è certo è che ci mancherà. La sua voce era inconfondibile, e allo stesso tempo incredibilmente versatile: capace di passare dal jazz alla canzone d’autore, dalle melodie brasiliane al teatro con naturalezza disarmante. E che dire della sua ironia? Ornella aveva quel raro talento di prendere la vita (e persino la morte) con un sorriso. Nel corso della sua vita ha collaborato con colossi come Toquinho, George Benson, Herbie Hancock, Gino Paoli, Dario Fo, Paolo Conte, Fabrizio De André, Ivano Fossati, Lucio Dalla, Renato Zero, e tanti altri, arrivando anche alle nuove generazioni con artisti come Pacifico e Francesco Gabbani. Non era solo la sua capacità vocale a conquistarci, ma anche il suo modo di porsi, di essere: mai scontata, ma sempre, profondamente umana.
Anche quando parlava della morte, lo faceva con la sua cifra: “Non ho paura della morte” diceva, con semplicità e saggezza. E nell’ultima apparizione televisiva, il 2 novembre 2025 a Che tempo che fa, lo ha fatto ridendo, scherzando che “le bare possono essere un regalo utile”.
L’Ornella che tutti abbiamo amato, non ha bisogno di aggettivi altisonanti per essere celebrata. È stata amata dai suoi coetanei, dai giovani, da chi l’ha vista crescere e da chi l’ha scoperta da poco. Non è esagerato dire che ha abitato la vita di milioni di persone e che ne ha fatto parte in modo profondo, con quella sua voce, con quel sorriso e con quella saggezza mai costruita.
E allora, più che pensare a un addio, conviene riconoscere una certezza. Che la sua voce, il suo modo inimitabile di stare al mondo che appartiene solo a lei, continueranno a muoversi insieme a noi. Resteranno nelle canzoni, nelle interpretazioni, nelle frasi dette senza mai diventare prevedibile. È questo il punto: la sua musica è già in un altrove che non passa. Ed è lì che continueremo a incontrarla, oggi e per sempre.


















