Questa è l’Italia che non morirà mai

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La chiamano La Città che muore, ma se ne sta lì invece irriducibile che resiste nella sua bellezza. Divina, come se fosse l’Olimpo dei borghi italiani, quasi fosse abitata dagli Dei che con quel ponte sospeso nel tempo si collegano a tutto ciò che è umano. Civita di Bagnoregio è il simbolo di questa Italia, dimenticata dagli italiani, metafora di grandezza verso tutto quello che oggi è scontato, noiosamente uguale, globalizzato. È avanguardia pura. Sta esattamente, cento anni dopo, a La Città che sale, il celebre dipinto di Umberto Boccioni.

Si, perché oggi il parallelo, se pur di segno opposto, con quello che fece il geniale movimento futurista sta nella difesa, nel recupero, nel rilancio delle nostre radici culturali. L’esaltazione dello sforzo dinamico della creazione della città moderna plasmata sulle esigenze del concetto dell’uomo del futuro della rivoluzione industriale che diede la cifra al Futurismo deve oggi necessariamente trovare la sua traduzione nella forza della valorizzazione delle nostre aree interne e nella riscoperta delle nostre città identitarie.

Del resto l’Italia è questa, splendida creatura fatta di province sensuali, fiere della propria Storia e orgogliose delle proprie tradizioni. Sta a noi, con un linguaggio contemporaneo raccogliere questa sfida fondendo insieme una nuova forma di bellezza.

Sta a noi creare una voce di libertà sopra il decrepito mondo globalizzato destinato, quello si, a crollare trascinando con sé il replicante, l’uomo lobotomizzato, colui che è incapace di reagire.

Con la passione che ci contraddistingue, lanciamo oggi dalle nostre pagine, da questo incantevole borgo della Tuscia, la Rete delle Città Identitarie. Una lega di Borghi, di Comuni delle mille patrie che vogliono raccontare al mondo la loro magnifica diversità. Su quel ponte che collega in un lungo corteo l’uomo al divino facciamo sventolare i gonfaloni della più bella Italia, quella che non morirà mai. Ora e per sempre, avremmo così salvata ed esaltata la Patria nel firmamento dell’avvenire.

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