Se anche le opere d’arte “soffrono” di inquinamento indoor

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Il problema della corretta conservazione delle collezioni d’arte e della gestione dell’ambiente museale è alquanto complesso. In questo scenario si inquadra il problema del monitoraggio e del controllo della qualità dell’aria dell’ambiente museale. Normalmente il monitoraggio della qualità dell’aria avviene outdoor (in città, in siti rurali, in siti remoti, ecc.) ma anche negli ambienti museali è necessario verificarlo poiché vi possono essere preoccupanti sorgenti di inquinamento interne al museo oppure, a causa di sistemi di circolazione dell’aria non efficienti, gli inquinanti possono penetrare dall’esterno e accumularsi. Lo stato di conservazione delle opere esposte all’interno dei musei è fortemente influenzato dalla qualità dell’ambiente interno. La temperatura e l’umidità relativa sono tra i parametri generalmente monitorati ma non sono gli unici parametri da tenere sotto controllo in quanto è necessario considerare anche la presenza di inquinanti atmosferici. Essi possono essere in forma gassosa oppure in forma particellare. Gli inquinanti gassosi più frequentemente studiati in ambiente museale sono: CO, NOx , S02 , O3 , formaldeide e più in generale composti organici volatili (VOC). Uno dei parametri che può influire negativamente sulla qualità dell’aria interna è il particolato atmosferico (PM) sia per quanto riguarda la sua concentrazione che la distribuzione dimensionale e la composizione chimica. Al fine di ottenere informazioni più dettagliate sui possibili rischi a cui sono soggette le opere d’arte, è perciò opportuno conoscere le caratteristiche chimiche e fisiche del PM aerodisperso. Le frazioni più note (perché sono quelle che vengono misurate normalmente outdoor) sono il PM10 e il PM2.5 (particelle con diametro aerodinamico inferiore a 10 e 2.5 micron, rispettivamente).

La frazione ultrafine è invece quella costituita da particelle con diametro inferiore a 100 nm. La pericolosità delle particelle è ovviamente legata, oltre che alla loro concentrazione (espressa come microgrammi/m3), anche alla loro composizione chimica. Per esempio alcune sostanze di natura acida potrebbero essere particolarmente aggressive nei confronti delle superfici oppure, nel caso in cui le particelle contengano carbone di natura grafitica (emesso da sorgenti comuni in ambiente urbano quali i motori diesel) queste possono causare l’annerimento delle superfici stesse. Per quanto riguarda i limiti di riferimento per i diversi parametri, per l’ambiente museale non esiste un vero e proprio protocollo univocamente accettato a livello internazionale. In generale, ci si attiene a linee guida e raccomandazioni che stabiliscono criteri di base e danno indicazioni sui livelli raccomandati per alcuni dei parametri principali (T, RH%, luce, UV). A livello internazionale, molte istituzioni museali hanno stabilito protocolli interni che, pur rappresentando un riferimento importante non necessariamente sono accettati e attuati in tutti i contesti. In Italia, il D.M. 10/05/2001 “Atto d’indirizzo sui criteri tecnico-scientifici e sugli standard di funzionamento e sviluppo dei musei” e la norma UNI 10829 “Beni di interesse storico artistico. Condizioni ambientali di conservazione. Misurazione ed analisi.” riportano valori di riferimento raccomandati per i parametri ambientali che dovrebbero essere mantenuti per la conservazione delle opere d’arte.