Spionaggio in onde corte: i messaggi segreti dalla Guerra Fredda a oggi

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Foto di Igor Ovsyannykov da Pixabay

Nel film Enigma Alan Turing durante la Seconda Guerra Mondiale riesce a decodificare per conto del governo britannico le trasmissioni cifrate dei tedeschi attraverso la macchina Enigma. Ma forse non basterebbe il genio del matematico inglese per decrittare i misteriosi messaggi delle Numbers Stations, trasmissioni radio in onde corte studiate da decenni dai radioamatori mondiali.

Si tratta di messaggi in cifre o lettere in alfabeto fonetico letti da voci sintetizzate o umane, più spesso femminili e raramente maschili, ma anche di segnali in codice morse o anche suoni, preceduti spesso da avvisi di inizio trasmissione riferibili a brani musicali più o meno conosciuti (e riprodotti anche con fonti sonore le più varie, anche carillon), o anche brevi scale musicali, ascendenti o discendenti, trasmessi a orari precisi del giorno e della notte.

Le origini di queste comunicazioni cifrate pare risalgano alla Grande Guerra, mentre durante il secondo conflitto pare fosse stata la BBC a inviare radiomessaggi in codice per mezzo di frasi convenzionali lette alla radio. All’impiego di questa tecnica di comunicazione si sarebbe fatto ricorso massicciamente poi negli anni della Guerra Fredda, con decine di Numbers Stations in onde corte usate dalla CIA.

Materiale da spionaggio quindi? Può essere, la mole di studi a riguardo convergerebbe su questa ipotesi, aggiungendo che moltissimi governi ne avrebbero fatto uso tramite i relativi servizi di sicurezza per inviare comunicazioni agli agenti sotto copertura.

Viene il sospetto che a usare tutti lo stesso mezzo di comunicazione non si perverrebbe a una gran segretezza, considerando inoltre che la ricezione di tali messaggi cifrati non sembra difficile, se è vero che nel corso dei decenni sono stati catturati da radioamatori provvisti di strumentazioni non particolarmente dispendiose.

Se si vuole escludere l’opzione servizi di sicurezza, si può prendere in considerazione l’ipotesi, decisamente più peregrina, di messaggi in codice prodotti da agenzie o gruppi segreti sovranazionali e non istituzionali ma, per dirla con Sherlock Holmes, “escluso l’impossibile ciò che resta, per quanto improbabile, è la verità”.

Escludendo infatti anche l’opzione tipo “cerchi nel grano” (mantenere la riservatezza per cinquant’anni e passa fra almeno due generazioni diverse è dura), ciò che resta è l’esistenza di queste trasmissioni, documentata nel bel libro (stampato in formato album e con caratteri tipo macchina per scrivere) intitolato Spionaggio in onde corte, a cura di Simon Mason, Raffaello Bisso, Andrea Viacava e Andrea Lombardi e pubblicato da Italia Storica (collana OFF TOPIC).

Il libro è molto dettagliato, presenta una storia delle Stations Numbers e analizza una nutrita serie di trascrizioni selezionate, con in più un interessante apparato iconografico, un glossario, una serie di indicazioni per catturare questi messaggi pur essendo provvisti solo di mezzi domestici (una radio, un’antenna, cuffie) e altro materiale documentale, compreso un CD con 25 rare registrazioni di Numbers Stations.

Registrazioni (e numeri) che ad oggi, a Guerra Fredda finita da un pezzo, non sono cessati e anzi hanno visto nuovi attori e nuove lingue: prima l’inglese e il tedesco, ora il cinese, l’indiano, il coreano…

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