Vino: nel Lago di Nemi la tradizione si fa futuro

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Sotto lo specchio d’acqua che custodì le navi di Caligola, un’iniziativa unisce turismo sostenibile rafforzando il brand dei Castelli Romani.

Ci sono luoghi dove la terra e l’acqua non si limitano a ospitare la storia, ma la respirano. Il Lago di Nemi, incastonato nel cuore vulcanico dei Castelli Romani, è uno di questi. Conosciuto fin dall’antichità come lo Speculum Dianae (lo Specchio di Diana), questo bacino sacro è diventato il palcoscenico di un’impresa che unisce la nostra profonda identità culturale al futuro del turismo esperienziale.


Nello scenario suggestivo del lago, ha preso il via un’affascinante sperimentazione enologica: l’immersione subacquea di bottiglie provenienti dalle cantine di vino più rappresentative del territorio, custodi storiche dell’eccellenza vitivinicola castellana. L’iniziativa nasce da una felice intuizione di José Amici, imprenditore agrituristico, ambasciatore dell’associazione Città del Vino. Non si tratta di una semplice sperimentazione, ma di un vero e proprio ritorno alle origini, dove la natura e l’ingegno umano si fondono.


Le istituzioni fanno squadra: uniti per il territorio


A fare gli onori di casa in questa giornata cruciale è stato il sindaco di Nemi, Alberto Bertucci, che ha accolto i rappresentanti dei comuni e degli enti partner. Tra le autorità presenti, il sindaco di Marino, Stefano Cecchi, e la Regione Lazio, rappresentata dai consiglieri Micol Grasselli ed Edy Palazzi. Quest’ultima ha portato i saluti istituzionali del Presidente della Regione, Francesco Rocca, e ha voluto evidenziare la duplice valenza della sperimentazione. Oltre all’indubbio valore promozionale, Palazzi ha infatti sottolineato la sostenibilità ecologica del progetto, ponendo l’accento sull’importanza del risparmio energetico derivante dalla conservazione lacustre: un metodo totalmente naturale che azzera i consumi legati alla climatizzazione artificiale delle cantine tradizionali.


Particolarmente significativo è stato l’intervento di Ivan Boccali, presidente del Parco Regionale dei Castelli Romani. Boccali ha riaffermato con forza l’idea di una collaborazione strutturata e sinergica tra tutti i comuni castellani. Un grande gioco di squadra necessario per promuovere un modello di turismo lento, consapevole e pienamente sostenibile, sottolineando la necessità strategica di rafforzare e tutelare l’identità del brand “Castelli Romani” a livello nazionale e internazionale.


Il silenzio del lago come cantina naturale


Il progetto scientifico ed enologico prevede il riposo delle selezioni delle migliori cantine locali a circa 10 metri di profondità, presso il centro di pescicoltura di Carlo Catarci. Il fondale del lago offre condizioni che nessuna cantina artificiale potrebbe replicare: temperatura costante, pressione naturale dell’acqua e buio assoluto. In questo silenzio subacqueo, il vino dialogherà con l’ambiente per un periodo compreso tra i 3 e i 6 mesi, monitorato dall’Associazione Frascati Scienza presieduta da Matteo Martini, con il supporto tecnico dell’
istruttore sub Giancarlo Valle e la competenza del pluripremiato sommelier Umberto Trombelli.


Un nuovo modello di enoturismo esperienziale


Per CulturaIdentità, questa sperimentazione rappresenta l’esempio perfetto di come il patrimonio italiano debba essere valorizzato. Il vino non è un semplice prodotto di consumo, ma il custode di una narrazione millenaria.
Mentre le bottiglie delle aziende più prestigiose della zona riposano nel fango vulcanico, i sindaci, il Parco e la Regione dimostrano che l’identità non è un concetto statico da museo, ma una forza viva. Una forza capace di fare rete e di promuovere le eccellenze agroalimentari, sostenute anche da Coldiretti Lazio, per far viaggiare l’economia del territorio sulle ali della sostenibilità e della cultura.

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