Auto sulla folla a Modena: è ora di decidere da che parte stare

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L’auto lanciata a tutta velocità sulla folla a Modena da Salim El Koudri, cittadino italiano di origini marocchine, ci pone davanti ad un bivio che non permette più di tornare indietro ma solo di scegliere una strada da prendere e di decidere da che parte stare.

Scegliere la strada di chi giustifica qualunque azione violenta, qualunque atteggiamento intimidatorio di un’area sociologico-culturale che si ritrova a braccetto con quell’integralismo islamico che non ha nessuna intenzione di integrarsi nella nostra società, con quei cittadini che assistono passivi a questo fenomeno e, con quella classe politica che cavalca questa sottocultura per farne un nuovo elettorato.

Oppure prendere la strada di quegli uomini coraggiosi che hanno rincorso e bloccato quel pazzo assassino, di chi ne se infischia del politicamente corretto e chiede più sicurezza nelle nostre città.

Nei video della tentata strage di Modena emergono caratteri e reazioni diverse che sono metafora di come si pone il Paese: c’è chi si volta dall’altra parte e chi reagisce ed agisce.

Il modenese Luca Signorelli che da solo ha rincorso e buttato a terra El Koudri, immobilizzato grazie all’aiuto di due cittadini egiziani, Osama Shalaby, muratore di 56 anni con il figlio 20enne Mohammed e l’ufficiale dell’Esercito del nono reggimento di assalto paracadutisti “Col Moschin” che in libera uscita ha prestato il primo soccorso per contenere l’emorragia della donna di 55 anni investita dall’auto in corsa, sono eroi silenziosi che vanno ringraziati e raccontati. Questa è l’Italia nella quale dobbiamo riconoscerci.

 “Sono trent’anni che vivo in Italia ma non sono cittadino italiano – ha detto il muratore egiziano – spero che il mio gesto serva a qualcosa. Il nostro sogno è una casa popolare in cui vivere tutto insieme con la famiglia”. Gli sia data la cittadinanza italiana a questo eroe ed anche la casa, casomai una di quelle occupate dai tanti delinquenti foraggiati da quelle organizzazioni che hanno creato un business intorno alle occupazioni.

El Koudri ha problemi mentali come del resto tutti quegli attentatori che in Europa con la stessa tecnica hanno tentato o compiuto stragi simili: questo non giustifica il folle gesto. Questa ennesima azione violenta è figlia di quei cattivi maestri che spesso da alcune moschee e da alcuni centri sociali soffiano sul fuoco dell’odio politico e religioso grazie alla complicità di certa stampa e al lassismo di alcuni magistrati. E anche da chi sui social difende teppisti e terroristi e si indigna se le forze dell’ordine usano le maniere forti contro questi delinquenti. Così se le nostre città sono sempre più insicure è anche grazie alla saldatura che oramai è sempre più evidente tra integralismo islamico ed estrema sinistra che rischia di trasformare le nostre periferie in polveriere.

In questo contesto anche le gang di maranza di seconda e terza generazione diventano l’ultimo tassello di questo disegno e si fanno nuova manovalanza da crescere e utilizzare per creare scompiglio.

Allora oggi cittadini e politici devono decidere da che parte stare, la nostra libertà e quella dei nostri figli di girare tranquilli per le vie delle città non si può più barattare con una manciata od una caterva di voti.

E a chi ci governa chiediamo maggiore severità, più coraggio senza alcun timore. La sicurezza è un bene che non ha colore politico, qualunque cittadino civile la chiede con forza, prima che sia troppo tardi anche in Italia.

Le parole di Luca Signorelli ai microfoni dei giornalisti siano una lezione per ognuno di noi: “Ho fatto vedere che l’Italia non è morta”.

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