La nuova sfida futurista di un Vannacci dannunziano

1

Se Forza Italia era stata pensata ad Arcore, La Lega a Pontida, Fratelli d’Italia dal nucleo storico di Colle Oppio, Futuro Nazionale, il partito che in questi giorni è stato ufficialmente lanciato con l’Assemblea Costituente all’Auditorium della Conciliazione di Roma, nasce in Versilia. Il Generale Vannacci è di Viareggio mentre il suo braccio operativo e mente del movimento, il coordinatore nazionale, Massimiliano Simoni, è di Pietrasanta.

Per due giorni all’ombra del Cupolone 1700 delegati, arrivati dai 1500 Comitati formatisi in appena 60 giorni in tutta Italia, hanno dato via insieme a Vannacci e Simoni, al Responsabile dell’Organizzazione Edoardo Ziello, a quella del Tesseramento Annamaria Frigo, a colui che si occupa di elaborare il programma Lorenzo Gasperini e alla pattuglia degli 8 parlamentari, un nuovo partito che conta già 105 mila tesserati.

Si dichiarano “la vera Destra” i futuristi del Generale ma dai numeri dei sondaggi che danno il partito al 5%, ancora prima di nascere, si direbbe che non c’è solo la destra nell’ipotetico elettorato di Futuro Nazionale.

Il lavoro sui territori sembra essere la vera novità politica al di là dei temi cari a Vannacci come sicurezza e remigrazione. Nel suo discorso di chiusura della Costituente di Futuro Nazionale, Vannacci si sofferma sulla nascita dei Comitati Futura veri e propri presidi culturali su ogni territorio. E lo fa lanciando quello che si appresta ad essere l’inno dei futuristi “Futura” di Lucio Dalla.

Così se anni fa FDI aveva lanciato, Ma il cielo è sempre più blu di Rino Gaetano come inno del partito oggi si scelgono le parole di Dalla: “chissà domani su che cosa metteremo le mani”. Del resto i nostri grandi cantautori italiani hanno sempre scandito e indirizzato la vita politica del Paese con le loro canzoni senza bisogno di fare politica attivamente come pochi giorni fa puntualizzava Francesco De Gregori stufo dei soliti soloni pro Pal prima e durante i concerti.

Vannacci pronuncia tante volte la parola Cultura lanciando le avanguardie futuriste che sui territori dovranno occuparsi di promuovere e difendere l’identità italiana, i Futura saranno comitati culturali e sportivi. Cita il poeta latino Giovenale, “mens sana in corpore sano”, promettendo di dare voce a tutte quelle associazioni culturali e sportive che con la loro attività sono un basilare aggregatore delle comunità in tutte le nostre città.

Ma non si ferma lì l’immaginario culturale di riferimento del Generale perché alla domanda del nostro cronista in conferenza stampa “qual è il rapporto ideale con d’Annunzio, visto che cita spesso il motto del Vate “memento audere semper”, risponde – “un legame profondo visto che mio nonno è stato un legionario a Fiume.”

In effetti l’operazione politica dal basso che Vannacci sta facendo con Futuro Nazionale assomiglia, con le debite differenze storiche, a quell’impresa fiumana che alla fine della Grande Guerra riunì tutti quei delusi che si erano sentiti traditi dal proprio governo dopo le centinaia di migliaia di morti in trincea, “la vittoria mutilata” come l’aveva ribattezzata il Vate. D’Annunzio a Fiume si faceva chiamare dalle sue truppe irregolari il Comandante, e si comportò come il più futurista dei futuristi mettendo l’Arte e la Cultura al centro del suo programma.

Si saranno ispirati a quell’eroica pagina della nostra Storia nello stilare il programma di Futuro Nazionale, chissà? Sicuramente sono suggestioni che tra queste pagine preferiamo approfondire piuttosto che parlare dell’infelice uscita del parlamentare dei 5stelle sulle “ginocchiere” o sulle domande di alcuni giornalisti sul pericolo di una deriva fascista, insomma la solita litania che inchioda la sinistra all’opposizione.

Massimiliano Simoni viene da un passato come responsabile del Teatro e dello Spettacolo di Fratelli d’Italia per questo insiste che nell’area politica di centro destra si torni a parlare di Cultura che poi non è solo spettacolo o arte ma è visione del Paese ed è un concetto che fa ripetere a chiare lettere al suo leader.

La vera destra in Italia non è mai stata solo conservazione ma anche cambiamento e futuro e questo l’aveva capito bene Silvio Berlusconi che nel 1994 mise insieme tante anime diverse. Quella è la direzione da prendere con coraggio mettendo da parte individualismi che troppo spesso hanno caratterizzato quest’area con i suoi capibastone. Vannacci chiude il suo intervento mentre la folla dell’Auditorium si alza in piedi: “il primo compito di un leader è formare altri leader”.

Più di 100 anni fa Marinetti aggregando gli artisti italiani ce lo ha insegnato che vale sempre la pena lanciare una nuova sfida alle stelle, se veramente ci si dichiara futuristi.

1 commento

  1. “Vale sempre la pena lanciare una nuova sfida alle stelle, se veramente ci si dichiara futuristi.” Caro Edoardo, questa è probabilmente la frase che più mi ha colpito nel tuo racconto sull’assemblea costituente di Futuro Nazionale. E, ti avviso, la farò mia. 😉
    E comunque, al di là delle appartenenze politiche, credo che questo passaggio contenga una verità che vale per chiunque abbia a cuore il futuro del proprio territorio, della propria comunità o del proprio Paese.

    Ogni progetto politico nasce da una scelta: amministrare l’esistente oppure provare a immaginare qualcosa che ancora non c’è. E’ ciò che ha animato me due anni e mezzo fa, quando mi sono candidata alle amministrative, e che anima ancora oggi la mia attività politica.

    La storia è sempre stata scritta da persone che hanno avuto il coraggio di guardare oltre l’orizzonte visibile. Persone che hanno accettato il rischio di essere considerate visionarie, ingenue o persino velleitarie.

    Naturalmente non basta sognare. Le stelle non si raggiungono con gli slogan. Servono competenza, sacrificio, organizzazione e lavoro quotidiano. Ma senza una visione alta, senza l’ambizione di migliorare ciò che esiste, si finisce inevitabilmente per galleggiare nella gestione ordinaria delle cose. Forse è proprio questo che manca troppo spesso alla politica di oggi: la capacità di indicare una direzione, di costruire speranza, di coinvolgere le persone in un progetto più grande di loro.
    Il futuro non appartiene a chi si limita a conservare ciò che ha ricevuto, ma a chi ha il coraggio di immaginare ciò che ancora non esiste e di lavorare ogni giorno per renderlo possibile.

    E in fondo ogni cambiamento importante è nato esattamente così: da qualcuno che ha avuto l’audacia di lanciare una sfida alle stelle.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui