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Il giorno di Martedì grasso, a Frosinone si tiene la tradizionale Festa della Radeca. Dal Rione Giardino parte un corteo storico aperto da un carretto con una botte di vino, da un asino cavalcato dal “Notaro” e da figuranti in abiti settecenteschi. Seguono i Radicari e i Pantanari che indossano il tradizionale abito ciociaro (con un fazzoletto al collo di colore diverso a seconda del Rione di appartenenza) e brandiscono, rispettivamente, una foglia di agave (la “Radeca”) e una cima di cavolfiore. Di tanto in tanto, al suono di una banda musicale, i Radicari e i Pantanari, in cerchio, iniziano una danza, intonando il ritornello “Essegliè, Essegliè” (Eccolo, eccolo). Conclude il corteo un carretto con un fantoccio in uniforme francese e Il volto rubicondo: il Generale Napoleonico Championnet
Raggiunta una sfilata di carri allegorici provenienti da tutta la provincia, il corteo si snoda solennemente (si fa per dire) per le strade del centro storico. Al termine della sfilata, si svolge il processo al Generale Championnet. Questi, pensando che sia tutto uno scherzo, beve vino e mangia i fini fini mentre è incalzato da uno spietato pubblico ministero. L’esito è scontato e il povero Generale viene condannato a morte.
A questo punto, proprio come in uno spettacolo teatrale, cambia la scena e lungo le vie del centro storico, avvolte nell’oscurità, ha luogo un corteo funebre che riporta al Rione Giardino un feretro di cartapesta del Generale. Una banda musicale accompagna il corteo, intervallando una triste marcia funebre alla musica del ritornello “Essegliè, Essegliè” . Tornati al Giardino, dove è stato allestito un rogo, il Notaro legge il testamento del generale. E’ l’occasione per una spietata satira contro i personaggi più importanti. Viene quindi acceso un rogo in cui viene bruciato il fantoccio del generale (e con esso il Carnevale). I partecipanti assistono al rogo e ogni tanto qualcuno lancia invettive contro le ingiustizie subite, augurandosi che queste brucino con il Generale. A questo punto, con un cerchio intorno al rogo, inizia una collettiva danza liberatoria accompagnata da un ondeggiare di Radeche.
Spento il rogo, la festa continua fino a tardi con la distribuzione di vino e fini fini.
Due sono gli evidenti protagonisti della festa: la Radeca e il Generale Championnet. La Radeca, che dà il nome alla festa, costituisce un richiamo agli antichi riti di fertilità. Anticamente, infatti, la foglia d’agave era considerata un simbolo propiziatorio di fertilità, unitamente alla pianta del cavolo (anch’esso presente alla festa).
La presenza del generale rimanda invece ad un preciso episodio storico la cui rappresentazione si fonde con l’antico rito. Siamo nell’estate del 1798 e, in Italia, è in corso un vasto movimento di rivolta contro l’invasore francese: la cosiddetta “Insorgenza”. In questo contesto storico, la popolazione di Frosinone si ribella, stanca dei soprusi dell’esercito napoleonico. La guarnigione francese viene attirata con un tranello presso l’attuale porta Campagiorni, intrappolata con un incendio (il rogo del Generale) e sterminata. La città è dunque liberata ma solo momentaneamente. I francesi, infatti, tornano in forze e rioccupano la città, bombardandola, facendo strage dei suoi abitanti e abbandonandosi ai saccheggi.
Passa circa un anno e a Frosinone, per dimenticare i lutti e le distruzioni recenti, viene organizzata una festa di piazza in occasione del Carnevale.
Nello stesso tempo, ad Anagni, giunge al Generale Championnet, comandante di un esercito francese diretto a Napoli, l’improvvisa notizia che a Frosinone è scoppiata una nuova rivolta. Il Generale si dirige dunque in fretta e furia a Frosinone, alla guida dei suoi soldati, per reprimere la ribellione.
In realtà è uno scherzo organizzato dai cittadini di Frosinone che hanno voluto fare uno sberleffo al potente nemico e che aspettano seduti intorno ad un’enorme tavolata nei pressi dell’attuale Piazzale De Matthaeis. Ogni volta che si sente in lontananza il rumore dei cavalli parte dal folla il grido “Essegliè , Essegliè”
Alla fine il Generale arriva a Frosinone e trova la popolazione non in armi, come si aspettava, ma in piena festa.
Lo scherzo è dunque riuscito ma sono attimi di tensione perché non si sa come verrà preso. Il generale in realtà sta allo scherzo. Scende infatti da cavallo e, assieme ai suoi soldati, si unisce ai festeggiamenti, mangiando fini fini e sottoponendosi al delicato “tocco” della Radeca. Finiti i festeggiamenti i francesi tornano ad Anagni con numerose botti di vino regalate generosamente. Nella leggenda, la popolazione, approfittando dell’ebbrezza dovuta al vino, avrebbe scacciato nuovamente e stavolta definitivamente i francesi a colpi di Radeca. Su questa versione si nutrono numerosi dubbi ma sta di fatto che quello che doveva essere un nuovo massacro si è risolto in una gioiosa festa. Cosa più importante, la popolazione di Frosinone, non con le armi ma con l’allegria, è riuscita ad imporre all’invasore il rispetto delle sue tradizioni.
Tutto questo è dunque la festa della Radeca. Un collettivo rituale purificatorio e, al tempo stesso, un momento di rivalsa e di protesta nei confronti delle ingiustizie. Non per ultimo, la commemorazione di un’eroica resistenza locale contro l’invasore straniero che, per il suo effetto evocativo, si può accomunare (con le dovute proporzioni) alla “Fucilazione” di Goya e a “Guerra e Pace” di Tolstoj. Una meravigliosa festa da raccontare e da vivere.















