Civita di Bagnoreggio, il castello sopra le nuvole

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Il primo cittadino: il nostro patrimonio di bellezza può regalare ricchezza

Il premio oscar Miyazaki, la definì un castello sopra le nuvole, ma Civita di Bagnoregio, minuscolo borgo della tiberina, ha dimostrato di saper tenere i piedi per terra. Di questo abbiamo parlato con il sindaco Luca Profili.

Signor sindaco, qual è il segreto dell’esplosione turistica di Civita di Bagnoregio?
Soprattutto la magia di un luogo unico, ma più concretamente credo si debba al fortunato amalgama di decisioni coraggiose, come quella di far pagare un pedaggio per l’accesso al borgo. Allora, era il 2013, il prezzo di 1,5 euro era poco più che simbolico, ma coinvolgeva chi ci visitava nel contribuire direttamente alla sopravvivenza di un patrimonio unico. e non solo. Si dimostrava che la bellezza poteva generare ricchezza, soprattutto per le comunità minori, spesso custodi di un patrimonio eccedente le loro possibilità finanziarie. Allora si parlava di circa 70.000 turisti all’anno e qualcuno temeva un calo delle presenze, al contrario, nel 2019 i visitatori hanno sfiorato il milione di presenze, con punte giornaliere di 15.000. I ticket hanno consentito di fornire servizi di accoglienza e di svolgere interventi di manutenzione ordinaria del borgo e della sua fragile rupe, altrimenti impensabili per un comune di circa 3.500 abitanti.

Ottimi risultati, quindi…
Malgrado questi risultati avvertiamo comunque la necessità di una legge speciale per Civita, simile a quelle che hanno consentito decisivi interventi di consolidamento a Orvieto e a Todi. Tornando ai fattori di successo vorrei ricordare la decisione di vietare l’apertura di nuove attività commerciali e di ristorazione nel borgo, decisione che ha evitato di trasformare un luogo sospeso nel tempo in un supermercato del souvenir. Da allora non abbiamo fatto altro che progredire sviluppando interventi e iniziative che, anno dopo anno, ci hanno collocato tra i luoghi più visitati d’Italia. Per il futuro voglio ricordare l’esposizione presso la cattedrale di San Nicola, dal 23 marzo al 14 settembre, del Codex Balneoregiensis, 383 pergamene miniate del XIII sec. conosciute come la “bibbia di San Bonaventura” che grazie ai fondi dei ticket saremo in grado di restaurare e digitalizzare.
Prima della pandemia stavamo anche sviluppando iniziative di partnership con i comuni vicini, primo fra tutti Bolsena, per trasformare la zona della tiberina in un polo storico-naturalistico di livello internazionale. Questo prima del gelo del Covid, ma confidiamo che tra le buone notizie attese per il 2021 ci sia la concessione a Civita del titolo di sito patrimonio materiale dell’Umanità dell’UNESCO. Come vede, per essere una “città che muore”, Civita di Bagnoregio è viva e vitale.

Come sta reagendo la sua comunità a questo tempo di pandemia?
Il Covid ha dato un colpo durissimo a realtà turistiche ben più consolidate delle nostra, ma per noi ha significato la paralisi quasi completa del sistema economico comunale e certo la gestione del contagio per aree regionali non ci ha aiutato. Per questo ho aderito alla petizione che oltre cento amministratori della Tuscia hanno presentato al Ministro della Sanità Speranza e al presidente della Regione per rivedere l’inclusione della provincia di Viterbo nella zona rossa e l’istituzione di ulteriori parametri di valutazione locali per la definizione del rischio. Nel frattempo, in attesa di risposta, ci prepariamo per la riapertura.

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