Con Daniele Capezzone il web diventa il campo di battaglia delle idee

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ilgiornale.it

“Il web è la nuova agorà, lo spazio dove siamo chiamati a fare la battaglia delle idee, uno spazio moto più libero di quello dei giornali tradizionali”. Così Daniele Capezzone a proposito del suo libro fresco di stampa, Likecrazia. Lo show della politica in tempo di pace e di coronavirus (Piemme, 200 pagine, euro 16,50), dove si dimostra che il diavolo, cioè il web (e nella fattispecie i social network) non è così grigio come lo si dipinge.

Caso mai, a far la parte dei mestatori sono altri, quelli che rilasciano le patenti di democrazia, gli intellettuali progressisti col ditino alzato contro i cittadini in Rete, i quali lorsignori andrebbero tuttavia informati che la democrazia non funziona proprio proprio così.

Con Daniele Capezzone il web diventa il campo di battaglia delle idee

Ed ora è la famigerata Rete a determinarsi come lo strumento in più con cui il cittadino monitora il potere: quando mai, vent’anni fa, avrebbe potuto dire la sua sui trattati internazionali o sui regolamenti europei?

Sia chiaro, il rischio della superficialità nella cultura social e visual è sempre dietro l’angolo, ma non bisogna essere né distruttivi né pessimisti: è vero che a qualcuno piacerebbe imporre Il Grande Fratello di Stato o Il Grande Fratello di Partito come la piattaforma collettivistica Rousseau dei pentastellati, “ma io credo ai Piccoli Fratellini“, continua Capezzone, “cioè ai cittadini armati di un potere di controllo su quell’altro potere, quello politico, che prima non avevano”. Tutto sta nell’uso che se ne fa, se da una prospettiva liberale contro movimenti illiberali o no.

Ma se, oggi più che mai, la politica è comunicazione, qual è stato il più grande comunicatore politico dalla nascita della Repubblica a oggi? “Occorre distinguere tre livelli”, continua Capezzone, “in fase di nascita della Repubblica il migliore è stato sicuramente De Gasperi: la sua campagna fu modernissima, altro che moderazione, fu occidentale e anticomunista. Non dimentichiamo che eravamo nel 1948, quando ancora le TV erano di là da venire (1954) e la propaganda politica era elaborata con ogni strumento, manifesti, affissioni, slogan et cetera. Poi, quando sono arrivate le TV, il più grande comunicatore politico è stato Berlusconi: tutto l’establishment schierato contro di lui, ma dalla sua parte ha avuto i cittadini. Un altro grande comunicatore secondo me è Salvini: efficacissimo nell’utilizzo comunicativo dei social, ma da qui ai prossimi anni dovrà dimostrare di saper coniugare questa sua capacità con la vocazione a governare”.

Torniamo da dove siamo partiti: alla fine i cari-vecchi-e-sempre-meno-venduti giornali di carta che fine faranno? “Avranno un futuro se offriranno al cittadino un luogo e uno spazio di riflessione e di elaborazione delle idee, al di là della lettura della notizia sullo smartphone”.

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