Con Giovannino Guareschi nel Mondo Piccolo della Bassa

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Il 22 luglio 1968 muore a Cervia Giovannino Guareschi, nato a Roccabianca il primo maggio 1908. Oltre ad essere scrittore e giornalista, Guareschi è anche un ottimo disegnatore di caricature umoristiche. I suo libri hanno un enorme successo, ne vende oltre 20 milioni di copie in Italia e nel mondo. La sua creazione più famosa è Don Camillo, il robusto parroco che parla col Cristo dell’altare maggiore. Nel numero di maggio del mensile CulturaIdentità incentrato sui Profeti inascoltati del 900 Rodolfo Vivaldi ne ha delineato un eccellente ritratto, commentato da un disegno di Dionisio di Francescantonio.

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La riva destra del Po, la Bassa Padana, con il suo paesaggio, tra le estati infuocate e le distese infinite di neve. In questo ambiente visse fanciullezza e adolescenza Giovannino Guareschi. Il padre, Primo Augusto, temperamento originale, coltivò per tutta l’esistenza la passione per le macchine e per il commercio, contribuendo così alla non florida condizione economica della famiglia. La madre Lina era maestra elementare, professione che esercitò per tutta la vita come una missione sociale, trasmettendo al figlio i valori che lo accompagnarono per sempre: Dio, Patria, Famiglia, Senso dell’Onore e del Dovere. A Parma frequentò il Liceo Classico Maria Luigia, dove, dopo l’allontanamento di Cesare Zavattini, incontro per lui fondamentale, divenne Istitutore. Collaborò con molti giornali e giornaletti locali, fino a quando approdò a Milano alla rivista umoristica Il Bertoldo, fondato proprio dall’amico Zavattini. Ne divenne ben presto Redattore Capo e con il suo impegno contribuì al successo del settimanale, a cui collaboravano le migliori firme dell’epoca: Mosca, Manzoni, Minardi, Mondaini, Molino, Campanile, ai quali si aggiungerà poi il giovanissimo Steinberg che, dopo essersi formato al Bertoldo, diventerà il caposcuola d’una profonda rivoluzione del modo di concepire, strutturare e disegnare le vignette satiriche.

Oggi è considerato il più grande grafico del ‘900. Nel 1943 la grande svolta; dopo l’8 Settembre si ritrova prigioniero dei Tedeschi che lo interneranno nei loro famigerati Lager: Chestokowa, Sandostel, Beniaminovo, Witzendorf. Vi resterà insieme con migliaia di IMI (internati militari italiani) fino al 1945. Durante il tragico periodo della prigionia dimostrò una tale forza d’animo e coraggio da far dichiarare al coordinatore dei Cappellani Militari Onorio Canepa che la sua attività era stata più efficace di quella di tutti loro messi insieme. Radio Caterina, serate di lettura, scuola di recitazione, il giornale parlato, lezioni universitarie, si svolgevano di baracca in baracca sotto la guida indomita di Giovannino. Liberato nel ‘45, senza aver odiato nessuno, neppure “la Signora Germania”, fondò, con l’editore Rizzoli e con i colleghi del Bertoldo, il nuovo giornale umoristico Candido, divenuto ben presto il più importante foglio dell’epoca, sfiorando il milione di copie alla settimana.

Dionisio di Francescantonio, matita su carta, 2021

Sul Candido nacquero Don Camillo e Peppone e i personaggi del Mondo Piccolo che portarono la sua fama in tutto il mondo. I suoi libri furono tradotti in tutte le lingue conosciute e i film da essi tratti vengono proiettati ancor oggi con grande successo.

Anticomunista convinto, contribuì alla vittoria elettorale della DC nelle elezioni del 1948 e continuò a contrastare in modo efficace il comunismo, senza mai incitare all’odio. Una vignetta irrispettosa verso il Capo dello Stato e la pubblicazione di alcuni documenti attribuiti a De Gasperi gli costarono la prigione, scontata nel carcere S. Francesco di Parma, cosa che lo riportò alla stessa prigionia subita nei Lager, con la differenza che questa volta i persecutori erano i suoi concittadini. Ne uscì segnato nell’anima e nel fisico, ma continuò a lottare e a scrivere quando gli fu concesso dopo l’ostracismo di buona parte della Stampa.

Rizzoli chiuse il Candido nel 1961 e Giovannino collaborò con La Notte, con Oggi e infine con Il Borghese di Mario Tedeschi. Si riprese da un primo infarto, ma le ferite erano state molte e dolorose. Mentre riposava a Cervia nell’estate del 1968, fu colto dal secondo infarto e dovette arrendersi; il 22 luglio lo trovò la figlia Carlotta in ginocchio accanto al letto.

Ai funerali parteciparono i contadini della Bassa, anche quelli che votavano PCI, e i pochi veri amici: Enzo Biagi, Baldassarre Molossi, Enzo Ferrari e pochi altri uomini liberi, ma non le istituzioni.

Bibliografia essenziale: Tutto Don Camillo. Mondo piccolo. 3 volumi, Piccolo mondo borghese, Il destino si chiama Clotilde, Il marito in collegio, La scoperta di Milano, Diario clandestino 1943-1945.

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