Il Cavallino Rampante della Ferrari nasconde una storia molto più grande di un semplice marchio divenuto simbolo dell’Italia nel mondo. L’emblema che oggi campeggia sulle celebri vetture rosso-corsa era già quello dell’Asso degli Assi, Francesco Baracca.
Come dagli aerei della Grande Guerra il Cavallino sia passato alle automobili è una storia molto bella, una storia di cavalleria e cameratismo, nobiltà d’altri tempi e amicizia fra Baracca e il conte Gino Augusti, anche egli ufficiale dell’Arma di Cavalleria come l’Asso, ma rimasto in sella al destriero.
Baracca e l’Arditissimo Conte furono uniti da un legame fraterno cementato sul campo di battaglia. Un dono simbolico – una sella e un frustino con il Cavallino – e un giorno fatidico, il 19 giugno 1918, in cui uno lanciò l’ultima grande carica di cavalleria mentre l’altro saliva per sempre nei cieli della Patria. Un drammatico intreccio di amicizia, onore e sacrificio raccontata sul nuovo numero di CulturaIdentità in un imperdibile articolo dal nipote dell’Arditissimo Conte, Giovanni Martines Augusti, alla radice di come nacque il mito Ferrari. Non è solo la storia di un logo: è la storia di un’Italia fatta di coraggio, lealtà e senso del dovere. Scoprite la vicenda umana e militare che ha dato vita al simbolo più famoso del Made in Italy nel mondo.
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