Così Salzano resiste all’omologazione

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Per l’assessore Vergerio i piccoli Comuni sono la vera ricchezza dell’Italia

Salzano, con la sua importante frazione di Robegano, entra a far parte della Rete delle Città Identitarie. È un paesino in provincia di Venezia che conta poco più di diecimila abitanti, ma ha una storia che risale addirittura all’epoca romana. Contesa in pieno Medioevo da due importanti protagonisti della politica di allora: la famiglia padovana dei Carraresi e dalla Serenissima. Tra il ‘600 e ‘700, famiglie patrizie veneziane vi costruirono ville di notevole pregio, quali Villa Donà, Villa Combi, Cà Contarini, Cà Bozza e Cà Savorgnan.

Di notevole interesse è la Chiesa Arcipretale dedicata a San Bartolomeo Apostolo edificata a metà del XIX secolo, con i dipinti dedicati a Giuseppe Sarto, san Pio X. Questi, durante il corsus honorum che lo portò a divenire uno dei più grandi papi della Storia, compì proprio a Salzano il suo apostolato. Vi giunse nel 1867, un anno dopo le leggi anticattoliche del neonato Regno sabaudo. Ma questo non fu per lui mai un problema perché dimostrò sempre il suo zelo e la sua opera di carità verso i bisognosi, assumendo anche cariche civili come la presidenza dell’Ospitale civile “Massa poveri”, sapendosi attirare la fiducia dei suoi parrocchiani dopo l’iniziale diffidenza. “Xe rivà coa veste sbrissa, xe partio senza camisa”, notò qualcuno dopo la sua partenza. E questa è la frase che racchiude la sua permanenza a Salzano, a significare il suo impegno per i bisognosi. Ed è durante il soggiorno a Salzano che cominciò a scrivere la sua opera fondamentale, sulla quale generazioni di cattolici di tutto il mondo apprenderanno i fondamentali della fede: il catechismo di San Pio X, domande e risposte brevi per capire la dottrina, leggibile a dotti e ignoranti.

Forse non tutti sanno che a Salzano Giuseppe Sarto fu protagonista di un episodio che diverrà famosissimo con il cinema neorealista e che Giovannino Guareschi riporterà in “Don Camillo e Peppone”: una sonora scazzottata che ispirò il racconto delle imprese di don Camillo. Mentre transitava con il calesse, alcuni figuri non del paese cominciarono a prenderlo in giro, ostacolando il suo passaggio. In un attimo don Sarto prese la frusta e con maniere non proprio gentili si fece largo tra gli aggressori. La faccenda finì in tribunale: don Sarto venne assolto, mentre quattro salzanesi furono condannati a un anno di carcere. Pare che si fossero assunti la colpa per non togliere dai guai il loro prete tanto amato.

Insomma, anche da un comune apparentemente sperduto, possiamo trarre storie importanti, che hanno inciso sul nostro patrimonio culturale.

“Quando sono stata coinvolta nel progetto della Rete delle Città Identitarie, ho subito aderito con orgoglio”, ha dichiarato l’assessore Luna Vergerio. “Ritengo fondamentale, in un mondo che ci vorrebbe tutti omologati, far emergere le peculiarità dei mille campanili italiani. Le differenze, infatti, non sono causa di divisione ma rappresentano una ricchezza del nostro Paese”. “I nostri 7.903 comuni italiani sono 7.903 tessere di un mosaico che compongono il Paese più bello del mondo, il più ricco di storia e fascino. Ma se una sola di quelle tessere venisse meno quell’insieme ne risulterebbe deturpato”, ha chiosato Vergerio.
“Essere sindaco di un Comune che comprende due paesi così importanti sia dal punto storico che religioso come Salzano e Robegano è davvero un grande onore. Oltre al primo sindaco donna della provincia di Venezia, possiamo vantare di avere avuto come parroco un futuro grande Papa, mentre Robegano è famosa ovunque nella cristianità per il suo miracolo. Senza dimenticare che per quasi un secolo a Salzano ha funzionato yna delle più grandi filande del Veneto, che dava lavoro a quasi 250 persone, per lo più donne, che non a caso nella nostra società hanno sempre avuto un ruolo particolarmente attivo”, ha aggiunto il Sindaco Luciano Betteto.

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