Da Pound a Pasolini, quelle maschere d’autore così profetiche

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Esiste un punto d’incontro anche tra gli eretici? Una linea comune tra Pasolini ed Evola, tra Carmelo Bene e Nicolino Bombacci? Appare domanda retorica, mera chimera di intellettuali retrò che, secondo la visione nichilista della società odierna, occupano ancora il proprio tempo a cucire le storie di figure passate.

Eppure, il testo di Miro Renzaglia “La parola a Ezra Pound e altre maschere d’autore” (Passaggio al Bosco) suona come un richiamo tremendamente attuale: l’autore immerge il proprio io nelle figure più controverse della nostra cultura e ne disegna dialoghi, suggestioni, accuse ed assoluzioni. Pertanto, non sappiamo se sia un richiamo alla propria libertà o una voglia di rivalsa verso il nulla attuale, certo però l’idea è rivoluzionaria.

Così la lettura del testo ci culla e riflette nel processo di Pound, che dona ai posteri l’irriverenza del genio ed il coraggio dell’uomo libero, non tradendo l’idea anche dinanzi all’accusa di follia. Tuttavia, quella che però può sembrare semplice opera nostalgica si aggiorna nelle opposte visioni ed azioni: da Berlinguer, precursore dell’inattualità del comunismo, fino a Craxi che, con i fatti di Sigonella, guidò l’ultimo sussulto di sovranità italiano.

Inoltre, Renzaglia riesce a formare quello che è il vero atto di unicità del manoscritto: tessere un filo conduttore tra ciò che per definizione appare distante, tra le contraddizioni che si tramutano in forza e permettono l’autenticità. Infatti, cos’è più autentico di Carmelo Bene, che fece dell’arte la sua dannazione, perché l’esser fuori dal comune non porta giovamento. Inoltre, quanto è infame la storia con Céline, che viene accostato a quel nazismo che in realtà impedì la lettura dei suoi testi eretici.

Il punto comune da scoprire e comprendere è proprio quella fedeltà a se stessi che rende le figure trattate maestri del nostro futuro: non importa il cambiamento dell’epoca o la convenienza del momento, il domani è da affrontare e sarà da custodire anche nel segno di ieri. Pertanto, l’eresia politica, artistica e culturale si fa profezia, rammendandoci quella pregiudiziale di vita che non dovremo accantonare: restare in piedi in un mondo di rovine.

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