L’intervista cult a Franca Valeri

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E’ morta Franca Valeri. Si chiamava Alma Franca Maria Norsa, ma cambiò il suo cognome italianizzando quello del poeta francese Paul Valéry. Solo pochi giorni fa aveva compiuto 100 anni. Ieri alle 17 è stata allestita la camera ardente al teatro Argentina di Roma, mentre i funerali si svolgeranno oggi in forma privata. Vi proponiamo la sua intervista cult pubblicata su ilGiornale OFF e, oltre a ricordarla come icona di comicità dal cinema al teatro alla tv, vogliamo metterne al riparo la memoria dagli avvoltoi pseudoculturali un tanto al chilo che già si sono buttati sulla sua figura artistica sfruttandola per miserbili fini politici. Per tutto valga il post di Edoardo Sylos Labini:

Franca Valeri: “Le donne? Intelligenti o mignotte”  – il Giornale OFF, 16/05/2015

Franca, ci racconta un episodio Off di inizio carriera?

Prima del matrimonio con Vittorio Caprioli, il prete – presagendo evidentemente qualcosa – ci disse: «Avete già gli anelli?». Stavo per mostrargliene uno semplice, con brillante, ma Vittorio corse alla merceria di fronte e ne acquistò uno da tenda. L’ho conservato per molti anni, anche dopo il divorzio.

Una storia d’amore, quella con Caprioli, nella quale non sono mancati i tradimenti.

E pensi che con lui è durata soltanto dieci anni. Con Maurizio Rinaldi, invece, ho trascorso trent’anni. Non sono mai scappata da casa o fatto scenate isteriche. Ero molto infastidita dai tradimenti dei miei mariti, lo ammetto, ma ho saputo tollerare.

Perché?

Quello che vivevamo in privato era unico, indescrivibile. Andava oltre gli incontri fugaci con le altre donne.

Cosa l’ha dirottata verso la recitazione?

Credo di essere nata con il gene dell’attrice. Già da piccolissima mi dilettavo a recitare seduta sul tappeto di casa. I miei genitori intercettarono subito che ero un’esibizionista. Da mia madre ho preso la comicità estrema, da mio padre l’ironia un po’ spietata.

Oggi, insieme a quella del giornalismo, la professione dell’attore è quella più abusata.

Eh, ma senza la sostanza – in entrambi i casi – non si va da nessuna parte. Non si può mica barare sul talento.

Sua madre diceva: «La Franca non è bugiarda, ma reticente».

Già. Ho usato questa frase per dare il titolo alla mia autobiografia. Mamma sperava che dicessi sempre qualcosa di più, che straparlassi; invece no. Dico sempre quel che conta, mai una parola di troppo.

La disciplina della reticenza è ormai una dinamica dei primi Novecento.

Ah… Detesto quella continua celebrazione di se stessi, soprattutto in televisione. Ma credono davvero che al pubblico possa interessare?

Avviene anche sui social network, che lei – con molta probabilità – ignorerà placidamente.

Sì, ne ho sentito parlare. Pare che la gente inquadri ogni attimo della propria vita: matrimoni, gravidanze e piatti di lasagne. Io non ho neppure il computer. La vita è ormai senza mistero, senza discrezione. Questi strumenti dovrebbero essere usati con intelligenza, non per stupidaggini. Che invenzione strana…

Lei però ha inventato il cabaret moderno.

Quel teatro che si studia, ma non si fa più.

E quella comicità elegante e raffinata che non tornerà più.

È soltanto una questione di scrittura: oggi mancano gli autori comici. Ci sono soltanto troppi attori. Si vedono e si sentono delle cose che rasentano l’insopportabile.

Le parolacce, per esempio?

Anche. Le parolacce e la volgarità non fanno parte della letteratura comica.

Lei le parolacce le sa dire. Ricordo una sua dichiarazione: «Gli uomini si dividono in intelligenti e cretini, le donne in intelligenti e mignotte».

La rivendico. Ma, per fortuna, gran parte dei giovani – uomini e donne – ambiscono alla cultura. Li ammiro, hanno grandi potenzialità.

Si stava meglio quando si stava peggio?

Peggio di adesso è difficile, mi creda.

Perché?

Siamo in un mondo controverso da tutti i punti di vista. Negli anni Cinquanta si emergeva per le proprie qualità. Oggi è tutto spaventosamente difficile. I giovani, purtroppo, sono costretti ad arrangiarsi. Ma sono fiduciosa perché da tutte le crisi, prima o poi, si esce.

Lei è stata sempre coraggiosa?

Abbastanza, sì. Avevo le idee chiare: non ho mai preso via traverse, non ho ricercato il guadagno facile e a ogni costo. Ho semplicemente seguito la mia passione.

Lo è ancora, coraggiosa: torna in scena a 95 anni.

Mio caro, non penso agli anni che ho. Ci pensate soltanto voi giornalisti.

In fondo, ha sempre professato la libertà.

Non riesco a immaginare il contrario. Non ho usato la libertà per imprese eroiche, ma per non tradire le mie idee e per fare quello che mi piaceva.

Ha già identificato l’erede artistica di Franca Valeri?

No. Non ci sarà. La mia storia è stata diversa da quella delle brave attrici comiche di oggi.

Se potesse mostrarmi una foto di un suo caro amico?

Difficile scegliere, ma ne prenderei una di Vittorio De Sica. Era un attore straordinario, abile a far recitare chiunque. Ne Il segno di Venere di Dino Risi, per esempio, con noi sul set c’era la giovanissima Sophia Loren, diventata poi brava per merito di De Sica.

Superati i 95 anni. Come si sente?

Molto bene, grazie. Non certo sola. I ricordi mi fanno compagnia. Ho anche degli amici speciali: i miei cani e i miei gatti. Parlo con loro, scrivo di giorno, e quando c’è da onorare il teatro salgo su un treno e torno sul palcosc

2 Commenti

  1. Credo io sia stata una delle poche ammiratrici della Valeri, molti erano convinti che la sua non fosse recitazione, ma lei stessa con il suo carattere, una snob vera, che penso sia ciò che ognuno tira fuoi in ogni tipo di lavoro, artistico, manuale, o della vita di ogni giorno. E questa non è scuola o mancanza di bravi scrittori (in parte verità) ma genio intrinseco, quindi non ripetibile e meno ancora imitabile. Lo dimostra la sua ironica frase: “Adesso vado a vedere cosa c’è di là.”
    Grazie,Franca, chissà ti sia permesso descriverci questo, seppure a tuo modo.

  2. Franca Valeri: “Le donne? Intelligenti o mignotte” . Grande Franca, una sintesi di grande efficacia. Putroppo ci sono donne che hanno fatto gravi danni al “genere femminile”, basti pensare alle “quote rosa” sono un’insulto alle donne intelligenti e capaci.

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