Feltri: “Altro che femministe la Meloni nominerà gli uomini al Governo!”

3

ABBONATI A CULTURAIDENTITÀ

Vittorio Feltri, tra le penne più geniali e acute del giornalismo italiano, non ha mai smesso di sentirsi un cronista, di raccontare e fare immergere i lettori nei fatti della vita, nell’attualità e nelle sue mille contraddizioni, attraverso uno stile chiaro e semplice, ma allo stesso tempo pungente e raffinato, che gli hanno permesso di essere un testimone disincantato e visionario di oltre mezzo secolo di storia italiana. Una vocazione da cronista al servizio del lettore che esplode e trova il suo massimo compimento in: “Come era bello l’inizio della fine. I grandi incontri della mia vita”(Mondadori). Un’opera in cui il direttore di Libero raccoglie gli incontri e i ritratti dei principali protagonisti dell’Italia tra Tangentopoli al presente. Dall’affinità con Ornella Vanoni alle confidenze del Picconatore Cossiga, dalle previsioni politiche di Cirino Pomicino alle telefonate con Paolo Isotta, passando per il tenero rapporto di amicizia con Nadia Toffa, Feltri in questo libro ci mostra una galleria di protagonisti, con le loro mille voci e i loro tanti aspetti. Un album di ricordi in cui Feltri, mostra al lettore che cosa voglia dire essere veramente un giornalista e raccontare un personaggio in maniera unica.

Perché “Come era bello l’inizio della fine” e come nasce in lei la volontà di raccontare “i grandi incontri della sua vita”?

Il titolo, che ha un significato anche un po’ divertente, racconta un periodo della storia italiana che comincia proprio nel momento in cui la Prima Repubblica mostrava i primi segni di cedimento e si faceva spazio una nuova stagione politica di cui tutti i personaggi che io ho ritratto nel libro, sono stati i protagonisti. Ho scritto questo libro perché avevo dei ricordi e degli aneddoti che mi sembravano non banali e allora ho voluto raccontarli come ho fatto nei miei altri due libri e come farò in un testo successivo che concluderà la serie degli incontri che ho avuto in oltre sessant’anni di giornalismo.

Da Cossiga a Nadia Toffa, passando per Veronesi e Paolo Cirino Pomicino, cosa accomuna gli incontri di questa raccolta e a quale è più legato?

Sono legato a tutti nello stesso modo, poiché tutti fanno parte del mio bagaglio umano e della mia memoria. Certamente alcuni di questi sono stati anche miei amici più stretti come Paolo Isotta o Diego Della Valle, ma ciò non significa che li stimi più di altri. Quello con cui mi identifico di più è sicuramente Marco Pannella perché era un pazzo come me.

Tra i tanti ritratti di politici della raccolta spicca quello di Giorgia Meloni, cosa la ha colpita della leader di Fdi e cosa, secondo lei, la sta rendendo un punto di riferimento per i conservatori italiani?

Non c’è dubbio che Giorgia Meloni sia diventato un punto di riferimento per il conservatorismo italiano, ma c’è da considerare che soprattutto il suo è un modo di essere conservatori nuovo, rivisto, corretto ed adattato ai nostri tempi e in questa caratteristica c’è il segreto del suo successo. La Meloni è una donna molto abile, preparata, che studia e approfondisce i problemi cercandoli di capire veramente. A livello umano ha una simpatia e una gentilezza nel porsi che molti politici non hanno. Non insulta mai gli avversari, non è mai volgare, mentre lei invece viene attaccata ed insultata pressoché quotidianamente. Per questi motivi sono convinto che non solo riuscirà a vincere le elezioni, ma mi auguro che potrà diventare la prima donna Presidente del Consiglio in Italia poiché finalmente potrà lei, una donna, nominare gli uomini del suo governo, e per me questa è una cosa che, da persona che ha sempre creduto nell’uguaglianza tra i sessi ma non femminista, mi riempie di gioia. 

Quanto delle caratteristiche di Sandro Curzi, comunistissimo ma capace di essere terzo e non politicizzato, mancano alla attuale sinistra italiana e alla televisione politically correct?

Adesso il politicamente corretto è diventato una forma di conformismo della cultura italiana. Invece Sandro Curzi aveva la capacità di mantenere un distacco anche contro quelli che poteva considerare suoi “nemici” e che invece trattava in maniera terza come persone. Oggi invece c’è una volontà e una tendenza ad insultare a sminuire gli avversari con odio e ferocia che è invece l’atteggiamento della sinistra, ma non solo della sinistra. Curzi invece era soprattutto un gentiluomo ed un giornalista molto capace.

ABBONATI A CULTURAIDENTITÀ

3 Commenti

  1. Secondo me farebbe meglio a far fare il Presidente del Consiglio a un uomo come Crosetto, l’unico fra lei e i suoi che ha la preparazione.

  2. Frattanto, si è dato il «Via alla pazza corsa per depositare i simboli. Cerchi concentrici e loghi matrioska: alla fine le liste sembrano tutte uguali: Dalle 8 alle 20 del 12 e 13 agosto e dalle 8 alle 16 del 14 agosto, presso il Viminale, dovranno essere depositati i contrassegni dei partiti o movimenti».
    Nell’attesa dello starter, frattanto non c’è niente di più ridicolo che continuare a dare martellate su un chiodo ideologico al solo scopo di mantenere lontani i fantasmi delle proprie contraddizioni intellettuali. Eppure, Ezio Mauro lo fa. Con la boria che da quelle parti lì abbonda. Tanto che l’incarta con i soliti fogli di giornali dalla schiena dritta. Ma ripetendo il concetto strumentalmente di sempre: poiché come scrive lui «fa parte dei doveri di ogni personaggio politico, soprattutto quando deve spiegare il suo passato: è il rendiconto.». Ovviamente, la persona oggetto dei suoi strali è Giorgia Meloni. Già! L’unica con la medaglietta di parlamentare che deve rendicontare la propria vita dentro e fuori quelle aule.
    Che dire? Basterebbe ricordare a quel solerte operatore della carta stampata che per tagliare le unghie a Hitler si sono mossi insieme Roosevelt, Churchill e Stalin. I primi due per liberare l’Europa dal mostro del momento e il terzo per andare a occupare quanto più territorio possibile. Così dopo il trattato di Jalta, mentre l’America si dedicava alla ricostruzione dell’Europa, Stalin chiudeva la cerniera e di quegli stati ne faceva delle dependance.
    Per la prima volta nella storia dell’umanità, insomma, venivano innalzati i muri non per impedire una possibile invasione, ma per evitare le certe evasioni. Inaugurando un carcere collettivo dove imporre il comunismo. Questo però non ha impedito a Togliatti, né ai suoi successori, molti dei quali ancora in piena attività anche se tra le quinte, d’andare ad adorare Stalin (e chi dopo di lui è venuto) e d’inneggiare a quel paradiso terrestre, tornandone sempre con le saccocce piene di soldi. Ma per Ezio Mauro e i suoi sodali dalle parti del Pci, Pds, Ds, Pd non c’è l’obbligo del rendiconto. Se il ridicolo fosse una epidemia… altro che Covid -19!

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui