Franco Battiato, dentro l’ombra della Luce

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E’ morto Franco Battiato. Ecco il nostro ricordo nel numero di marzo del grande maestro della musica italiana.

E il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire…Si potrebbe già chiudere qui, tutto quello che c’è da dire su Franco Battiato, sull’apparente volgere alla fine del suo cammino, musicale, artistico, umano.In questa frase c’è la sintesi di tutto il suo mondo e il suo grande lascito.

L’ombra della Luce, il nascere e il morire, gli unici due momenti autenticamente reali, interrotti solo da qualche sprazzo di veglia.

L’artista che ha scritto il disco più pop della storia della musica italiana –La voce del padrone, il primo album italiano a vendere un milione di copie – in realtà ha vissuto tutto il suo percorso di successo lontano dai carri in maschera del pop, su una torre d’avorio, con un distacco ineguagliabile.

fonte battiato.it

È stato sul palco 50 anni e nessuno ha mai visto o sentito il suo sudore. Si è nutrito dell’amore e della venerazione dei suoi fan adoranti – come ogni rock star – senza, però, mai scendere tra di loro, tra di noi…Niente è come sembra, niente è come appare, perché niente è reale.

Battiato è ancora vivo nel corpo ma, come il prode Barbarossa, che non muore ma dorme in una grotta, anche lui è in attesa di risvegliarsi quando arriverà un’epoca e un tempo a cui veramente appartiene e che gli appartiene. Spero che ritorni presto l’era del cinghiale bianco, cantava.

Della “sparizione” dell’artista, del suo “autoesilio”, si è detto già molto, ma anche questa volta senza riuscire ad afferrarlo. Nessuno è riuscito a trovare la chiave per sensazionalizzare il suo “ritiro”, come si fa solitamente con la vita di una star patinata. Nel suo caso si è lasciato perdere, dopo aver tentato invano ricostruzioni pruriginose o morbose. Le stelle nello spazio non sono ancora del tutto decifrabili e non sono ancora facilmente raggiungibili.

C’è chi lo vuole ricordare per il coraggioso concerto del ‘92 a Baghdad/Mesopotamia, durante l’embargo, e c’è chi lo vuole strumentalizzare per qualche frase sparsa su politici ladri o libertini. A turno tutti hanno tentato di portarlo da qualche parte, di tirarlo in mezzo, ma amava ricordare di essere un musicista e di stare sopra, molto sopra, alle stupide galline che si azzuffano per niente.

Definire Battiato un cantautore è riduttivo. Musicista, compositore, polistrumentista, arrangiatore, regista, scrittore, pittore, iniziato, sono solo etichette.

Battiato è stato certamente un rivoluzionario, un anticipatore, un visionario, un intellettuale vero, se questa parola ha ancora senso nel panorama desolante degli strani giorni che viviamo.

Anticipatore di generi, stili, e non solo. Alcune sue canzoni, ormai quarantenni, potrebbero essere state scritte ieri o addirittura oggi: eterne, senza spazio e senza tempo. Nel 1986, ad esempio, scriveva: “vuoto di senso crolla l’Occidente, soffocherà per ingordigia e assurda sete di potere – e dall’Oriente orde di fanatici”.In pochi sono riusciti a vedere e prevedere così lucidamente. E qual è il compito dell’intellettuale se non quello di raccontarci il mondo, prima che il mondo ci appaia? In molti scrivono, pochi hanno e sanno trasmettere una visione. Questi sono fari di luce, gli altri sono scrittori: ne è pieno il mondo.

Si è dibattuto a lungo persino sulle sue canzoni d’amore. Quelle che più facilmente sono arrivate e rimaste nel cuore, non erano semplici canzoni d’amore, non nell’idea che l’amore esista solo tra una persona amata e una che ama. Ogni volta che gli è stata chiesta una spiegazione, non ha mai risposto chiaramente. Memorabile la risposta a Luzzatto Fegiz (noto critico musicale) sul significato di Centro di gravità permanente: rispose che era riferita a una sua amica che cercava un posto dove fare la permanente ai capelli…

Lasciamo libera interpretazione alle cose che non abbiamo realmente voglia di spiegare: restano in noi e arrivano a chi devono arrivare.

Messaggio elitario sicuramente, ma grazie a lui sulla bocca di tutti, su tutte le spiagge, tutte le estati e persino in una famosa serie televisiva spagnola. Questa la grandezza del lascito di Battiato: per pochi, ma alla portata di tutti.

Fra cento anni, la sua opera così ampia – che va dall’elettronica alla musica sacra – verrà ancora studiata, come quella di un grande compositore di musica classica.

L’ombra che ora sembra calata sulla sua persona, è quella luce immensa che ha sempre cercato. Ci è riuscito anche questa volta, come quando decise a tavolino di vendere milioni di copie o vincere il festival di Sanremo (con Per Elisa) o di creare il perfetto tormentone: Un’estate al mare. È riuscito a vivere la vita che andava vissuta, dall’alba al crepuscolo, difendendosi dalle insidie di energie lunari. Battiato non ha scelto un’uscita sensazionale come tanti altri artisti; non si è sparato – questa parvenza di vita ha reso antiquato il suicidio – non è scappato, non si è ritirato in collina. Battiato riposa in attesa del prossimo passaggio – perché degna è la vita di colui che è sveglio e ancor di più di chi diventa saggio.

Fra pochi giorni, il 23 marzo, compirà il suo settantaseiesimo anno di transito terrestre. Nacque Francesco Battiato, da tutti conosciuto, come Franco, nome che gli consigliò Giorgio Gaber dopo la sua prima apparizione televisiva nel 1967 (ndr, per non confondersi con Francesco Guccini): “Da quel giorno in poi tutti mi chiamarono Franco, anche mia madre”.

Echi di mantra nel suono del suo nome…

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