Con questo numero finiamo il nostro settimo anno di vita, lanciandoci con rinnovato entusiasmo verso l’ottavo, con una bellissima copertina firmata da Marco Lodola che dipinge uno dei simboli più belli dell’incontro tra tradizione ed innovazione: quel Palazzo della Civiltà Italiana ribattezzato da tanti il Colosseo Quadrato.
L’edificio dell’EUR inaugurato nel 1940 ancora incompleto (i lavori saranno ultimati nel dopoguerra), con il suo fregio celebrativo delle virtù del nostro popolo, rappresenta proprio lo spirito con il quale cerchiamo di raccontare e far rivivere sulle nostre pagine i grandi italiani che hanno contribuito a dare identità, oltre alla città o al territorio dove sono nati, cresciuti o vissuti, alla costruzione dell’immaginario della nostra bella Italia. In realtà si tratta più di una vera e propria ricostruzione di quel pantheon che in tempi di globalizzazione ha bisogno di solide fondamenta per non crollare sotto i colpi della cancel culture o di qualunque becera volontà decostruzionista contro i nostri simboli che vanno riscoperti e trasmessi di generazione in generazione.
Da quando abbiamo fatto nascere «CulturaIdentità» e poi la Fondazione Città Identitarie molte cose fortunatamente sono cambiate ed oggi non ci si vergogna più della parola «identità». La sbertuccia ancora qualche pseudo intellettuale ideologizzato nella propria riserva televisiva o alla consegna del solito premio – oramai più di condominio che di partito – ma l’analizzano e ne cercano di spiegare il significato un po’ tutti. Dentro l’Italia più che in ogni altro Stato o popolo c’è il senso di appartenenza alle tante micro-comunità che ci rendono orgogliosi delle nostre diversità. Così sono i quasi cento comuni che fanno parte della nostra rete, un ponte culturale che unisce nord e sud del paese. Città Identitarie che hanno voglia di farsi conoscere al di fuori del proprio ambito regionale perché consapevoli di possedere luoghi, storie e personaggi che valicano quel confine per diventare non solo patrimonio italiano ma di tutta l’umanità.
Ho avuto la fortuna di conoscere profondamente il nostro Stivale in tanti anni di tournee teatrali soprattutto nella provincia italiana. È lì che è nato quell’amore e quella passione verso l’Italia che cerchiamo di restituire attraverso i Festival estivi delle Città Identitarie ed ora anche attraverso la nuova avventura televisiva con la Rai. Proprio la tv di Stato, prima industria culturale del paese, sta recuperando quel ruolo di servizio pubblico in una sfida complessa e non semplice alle varie piattaforme internazionali. E non è un caso che «Radix», il mio nuovo programma TV, nasca su Rai Play cercando di attrarre anche un pubblico più giovane al quale tramandare un messaggio semplice che possa incuriosire ed emozionare. Sì, affinché la bellezza dei nostri paesaggi, delle nostre opere d’arte, dei nostri poeti, eroi, santi e navigatori ci emozioni sempre, alzando lo sguardo dal nostro smartphone, facendo zapping col telecomando, sulle chat e in tutte quelle piazze non soltanto virtuali che vogliamo tornare ad abitare orgogliosi di essere italiani.


















