Governo Draghi: Cultura non pervenuta. Anzi, solo accennata

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ilgiornale.it

Cambia il Presidente del Consiglio dei Ministri ma l’impegno per la Cultura no. Anche in questo caso il decisore le ha dedicato le solite frasi di circostanza. Mario Draghi ha un curriculum vitae davanti al quale non possiamo far altro che inchinarci per la benedizione, dicono anche che sia tanto gentile ed educato (Katia Ricciarelli dixit), ma l’ex Direttore Generale del Tesoro all’epoca di Giuliano Amato e oggi (speriamo) Risolutore del combinato disposto economia/salute non si è distinto rispetto ai predecessori sul tema Cultura. Come fa notare Edoardo Sylos Labini, editore di CulturaIdentità e ilGiornaleOFF e Presidente di CulturaIdentità: “La filiera culturale in Italia è tra i settori più colpiti grazie anche alle tante parole degli ultimi governi che non sono mai diventate fatti. I cinema, i teatri, i luoghi della cultura, devono aprire al più presto: non possono più rimanere appesi alle promesse dei tanti premier di questi ultima anni”. Sulla stessa linea Federico Mollicone, capogruppo in Commissione Cultura alla Camera di Fratelli d’Italia: “Dispiace che la cultura non sia stata il centro delle linee programmatiche del nuovo Premier, nonostante sia uno dei settori più colpiti dalla pandemia. La riscrittura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rimetta al centro la cultura, lo spettacolo, l’editoria e l’informazione, ridotti a pochi incisi e con pochi soldi a disposizione”. “In commissione abbiamo già chiesto l’immediata convocazione dei ministri delle materie di competenza per l’illustrazione delle linee programmatiche, come la cultura, lo spettacolo, l’informazione, la scuola e l’università”, conclude.

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