Grigolo: il tenore che le ha cantate alle malelingue

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Foto, cortesia Marco Glaviano

Viviamo in un’epoca in cui la cancel culture e il politically correct la vogliono fare da padroni. Magari privandoci di ciò che davvero è importante nella nostra vita, in cambio di qualche like. Tuttavia, ogni tanto le cose possono andare diversamente: basta adottare un atteggiamento sincero e determinato.

Lo scorso novembre in Senato è risuonato un Nessun Dorma pucciniano che aveva una voce inconfondibile: quella di Vittorio Grigolo. Uno dei talenti più puri che il mondo ci invidia. Un artista che, per sua stessa ammissione, cerca sempre di trasformare il dolore in energia positiva, alla ricerca del raggiungimento di obiettivi precisi.

La storia ci ha insegnato che gli eroi sono coloro i quali, battendosi per un preciso ideale, non si lasciano fermare da nessun ostacolo. Con tenacia, salvano sempre qualcuno o qualcosa, nonostante le avversità a cui devono far fronte. Ecco, nell’epoca contemporanea Vittorio Grigolo potrebbe essere considerato senza dubbio un eroe, che salva la musica classica in un mondo di autotunes e social surreali.

Tenore appassionato di musica lirica sin da piccolo, Grigolo, 47 anni, è uno dei punti riferimento della nostra cultura. Come accade spesso agli eroi, il suo è un percorso predestinato e incoraggiato dalla famiglia: l’amore innato per i dischi di Mario Lanza e dei più grandi interpreti lirici italiano, infatti, nasce contemporaneamente alla carriera da tenore dello zio. Cresciuto nella Schola Puerorum del coro della Cappella Sistina con l’insegnamento di Vittorio Maria Catena (1919-1992), Vittorio Grigolo ha appena 12 anni quando sotto la direzione di Domenico Bartolucci (1917-2013) inizia le tournée in tutto il mondo, solista per il coro del Papa. Subito dopo, dalla polifonia sacra all’opera, arriva il debutto nella Tosca al fianco di Luciano Pavarotti, con cui la somiglianza è rilevante persino nel parlato, con una voce morbida e dolce che lo rende tutt’altro che austero come si è soliti intendere i tenori.

Vittorio Grigolo avvicina piuttosto il pubblico alla musica lirica proprio con un atteggiamento quasi leggero, consapevole che la sua arte sia un mezzo per avvicinare il passato al presente, facendolo vivere anche nel futuro. È anche così che nascono le sue collaborazioni con artisti quali Dalla, Springsteen, Sting, James Taylor, Brian May, trasformando il pop in brani dall’atmosfera operistica. La sua, dunque, è vera e propria una missione che si accompagna a un talento ma anche a una dichiarata fede cristiana che non lo abbandona nemmeno nei momenti più difficili.

Come in quella vicenda finita su tutti i giornali, pronti a giudicare più che a sincerarsi dei fatti. L’accaduto di cui parliamo risale al 2019 a Tokyo, quando Grigolo al termine di una rappresentazione del Faust, in cui un’attrice in una scena fa toccare la sua pancia di spugna al protagonista spaventato, ripete il gesto con ironia nel momento degli applausi finali. Per la Royal Opera House si tratta di «molestie» e così Grigolo viene allontanato. Ma, guarda un po’, mai denunciato.

Il tenore italiano non si scompone di fronte al clamore mediatico, che come sempre esaspera le situazioni cercando il male anche laddove non esiste. Così Grigolo, rassicurato dalla fede e dall’amore verso la vita, va avanti per la sua strada. Senza barattare la sua identità con alcun compromesso. Casomai convinto nella sua missione di far conoscere la nostra musica e il bel canto in tutto il mondo. Perché ci sarà pur un motivo se ci stona l’idea di immaginarci i trapper come colleghi di Rossini, Donizetti, Puccini e via dicendo. L’unico modo per sottolinearlo, però, è continuare a cantare quei pezzi lirici con la dignità che meritano.

Vittorio Grigolo, artista carismatico con un’anima romantica che parla già attraverso gli occhi, prosegue la sua attività esibendosi alla Scala, poi anche a Sanremo come ospite, quindi nell’Arena di Verona deserta in piena pandemia. Dopo qualche mese Grigolo torna a cantare a Tokyo accolto da applausi, nella stessa sala da concerto e con gli stessi promoter giapponesi che avevano organizzato nel 2019 la tournée del ROH. Di fronte alla sua fermezza e alla convinzione d’essere nel giusto, la cancel culture si è rotta i denti e ha battuto in ritirata. Un vittoria non solo per il tenore, ma per tutti quelli che combattono per la libertà da questo nuovo, tetro puritanesimo woke. Grigolo ha dimostrato che la cancel culture è una tigre di carta e può essere battuta.

La sua voce è un vero e proprio strumento che cattura forse come nessun altro, perché oltre al talento è ricca di passione. L’arma vincente per un eroe, che ci rende più belli all’estero e orgogliosi di essere italiani.

Di quanto la storia del nostro patrimonio musicale debba continuare a respirare, Grigolo è sicuro: «Il futuro è già nel presente e ci arriva da un passato di assoluta eccellenza», ci dice. «Dobbiamo essere all’altezza di far vivere la musica, di esserne interpreti, di trasmettere emozioni. Ci sono capolavori italiani che vivranno per sempre e che saranno sempre attuali. Non dobbiamo mai dimenticare che abbiamo avuto la fortuna di nascere dentro a tanta bellezza», afferma con forza Grigolo.

Il tenore ha idee precise anche sul ruolo delle istituzioni per incentivare questo percorso: «La politica ha la grande responsabilità di sostenere i progetti culturali e concepire la musica come un grande investimento per l’Italia. E questo partendo secondo me proprio da una rivoluzione nell’educazione alle cose belle a partire dalla scuola. L’opera italiana finalmente è riconosciuta “patrimonio dell’umanità” dall’UNESCO: ecco, la politica può concretizzare queste parole pensando l’opera italiana come il più grande brand del made in Italy che sia mai stato esportato in tutto il mondo».

Impariamo a valorizzarli allora questi eroi, perché sono preziosi dal punto di vista umano oltre che artistico e ci fanno ricongiungere ogni giorno con la storia che davvero ci appartiene. Con buona pace di chi vorrebbe cancellarla attraverso invenzioni utili solo ad alimentare cattiverie. Vittorio Grigolo, eroe che salvando la musica ci permette di conservare le nostre tradizioni culturali, lo ha capito prima di chiunque altro. A proposito, lo scorso settembre Grigolo è tornato nuovamente in Giappone con la Tosca (firmata da Zeffirelli), nella acclamata tournée dell’Opera di Roma. Chissà se ora gli wokeisti della Royal Opera House hanno capito cosa si sarebbero persi a cancellare la cultura?

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