
In cima al Colle della Maddalena, a 715 metri sul livello del mare, svetta un colosso di bronzo che illumina non solo la notte torinese, ma anche la memoria collettiva di una nazione. Il Faro della Vittoria, noto anche come Faro della Maddalena, è uno dei monumenti più imponenti e suggestivi di Torino, un omaggio eterno alla vittoria italiana nella Prima guerra mondiale.
Domenica 28 settembre, in occasione delle celebrazioni per il centenario del Parco della Rimembranza che circonda il Faro della Vittoria, sotto il colossale monumento verrà messo in scena “Gabriele d’Annunzio”, lo spettacolo di Edoardo Sylos Labini con la drammaturgia di Angelo Crespi, tratto dal programma “Inimitabili” andato in onda su Rai 3 e prodotto da Rai Cultura. Lo spettacolo ha le musiche originali del maestro Sergio Colicchio, il contributo in voce di Stella Gasparri è stato fortemente voluto dalla Regione Piemonte.

La vita del Poeta-Soldato si snoderà ai piedi del grande Faro della Vittoria, sul cui basamento campeggia un’epigrafe dello stesso d’Annunzio.
Eretta nel 1928, la statua colossale è alta di 26,50 metri e domina il panorama della città e delle Alpi Occidentali, ricordandoci il prezzo della libertà e l’augurio di un futuro luminoso. Il Faro della Vittoria è una scultura allegorica della Vittoria Alata realizzata in bronzo dallo scultore torinese Edoardo Rubino – figura di spicco dell’arte italiana, presidente dell’Accademia Albertina e autore di opere come il Monumento al Carabiniere nei Giardini Reali. La statua in sé misura 18,50 metri di altezza e poggia su un basamento in granito alto altri 8 metri. Con un peso totale di 25 tonnellate, è una delle statue più grandi al mondo nel suo genere, visibile da gran parte di Torino e dai suoi dintorni.
Al centro della composizione, la figura femminile della Vittoria solleva una fiaccola che funge da faro: alloggiata nell’ottica, emette un fascio di luce che squarcia l’oscurità notturna, rendendo il monumento un punto di riferimento iconico. Il basamento, solido e maestoso, è ornato dall’epigrafe dannunziana incisa sulla facciata rivolta verso il centro della città che recita:
ALLA PVRA MEMORIA
ALL’ALTO ESEMPIO
DEI MILLE E MILLE FRATELLI COMBATTENTI
CHE LA VITA DONARONO
PER ACCRESCERE LA LVCE DELLA PATRIA
A PROPIZIAR COL SACRIFIZIO L’AVVENIRE
IL DVREVOLE BRONZO
LA RINNOVANTE SELVA
DEDICANO
GLI OPERAI DI OGNI OPERA
DAL LORO CAPO GIOVANNI AGNELLI
ADVNATI SOTTO IL SEGNO
DI QVELLA PAROLA BREVE
CHE NELLA GENESI
FECE LA LVCE
FIAT LVX: ET FACTA EST LVX NOVA
MAGGIO MCMXV – MAGGIO MCMXXVIII»
La storia del Faro della Vittoria è intrecciata con le ferite e le glorie della Grande Guerra. Inaugurato nel 1928, esattamente un decennio dopo la vittoria italiana sull’Austria-Ungheria del 4 novembre 1918, il monumento fu un dono di Giovanni Agnelli alla città di Torino. L’imprenditore, fondatore della FIAT, senatore del Regno e figura emblematica dell’Italia industriale, volle così onorare i “mille e mille fratelli combattenti” caduti per la patria. Per realizzare l’opera, la cima del Colle della Maddalena – talvolta chiamato impropriamente Bric della Maddalena – fu spianata, facilitando il trasporto dei materiali e il montaggio della statua. In un’Italia del dopoguerra segnata da lutti e ricostruzione, il Faro divenne un’icona di orgoglio nazionale, un faro morale per una nazione che cercava di rialzarsi dalle ceneri del conflitto. Agnelli, che supervisionò i lavori, coinvolse gli operai della sua fabbrica, simboleggiando l’unione tra industria e memoria storica.
Completamente restaurato nel 2013, grazie a interventi che hanno preservato il bronzo dalla corrosione e rinnovato l’ottica del faro, è ora automatizzato e continua a illuminare le notti torinesi. Sebbene non sia visitabile internamente – per ragioni di sicurezza e conservazione –, l’area esterna è accessibile al pubblico tramite sentieri che salgono il colle dalla base. In giornate serene, la vista dalle sue pendici è un’esperienza imperdibile: un abbraccio tra la storia e la bellezza alpina.
Il circostante Parco della Rimembranza era stato invece inaugurato con una solenne cerimonia il 20 settembre 1925 alla presenza del re Vittorio Emanuele III, per celebrare la vittoria italiana nella Prima guerra mondiale e i caduti torinesi, nonché per costituire contemporaneamente un arboreto sperimentale con alberi appartenenti a quattrocento specie differenti. Il nucleo originario del parco, con le più svariate specie botaniche, conserva la memoria dei 4.787 caduti torinesi: accanto ad ogni albero è affissa una targa con il nome di un caduto della Grande Guerra.
















