Il ritorno dei Dioscuri a Roma e il mito eroico nelle sculture contemporanee di Meggiato

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Far rivivere il mito dei Dioscuri attraverso l’arte contemporanea e lo sguardo sul presente, non per rimodellarlo a uso e consumo di ideologie buoniste (esercizio che spesso viene compiuto su molti aspetti della storia e della cultura antica), ma per rileggere la realtà attuale secondo riferimenti plurimillenari, che possono guidare anche l’oggi. 

I gemelli divini, figli di Leda e Zeus (anche se secondo un’altra interpretazione Castore sarebbe figlio di Tindaro e dunque, mortale), uniscono simbolicamente le due sponde della tradizione classica, quella ellenica e quella romana, dove Castore e Polluce trovarono dimora anche e soprattutto nel culto pubblico. Per questa ragione, la mostra “I Dioscuri tornano a Roma”, che propone nella centralissima via Veneto e a Porta Pinciana, nel cuore della Capitale, undici grandi sculture ultra-contemporanee di Gianfranco Meggiato, può essere letta nel solco di un filo rosso che unisce due sponde del Mediterraneo nel nome di una cultura autenticamente europea, partendo proprio dal Mito e dalla necessità di ritrovare una strada perduta, quella di collegare l’uomo all’asse verticale, al soffio divino, che nei tempi attuali appare sempre più assente. 

Già nel 484 a. C. alla coppia divina venne dedicato un tempio a seguito della vittoria dei Romani nei pressi del Lago Regillo, quando la tradizione narra che due giovani si misero in testa all’esercito di Roma e poche ore dopo vi fu la loro mistica apparizione nel Foro. Eroi, dunque, grazie a molteplici aspetti della loro vicenda: fra questi, il mito greco narra che furono tra gli Argonauti, alla ricerca del Vello d’Oro, presero parte alla caccia del cinghiale Calidonio e al salvataggio della sorella Elena. Eroi salvifici, che oggi come ieri, possono guidare le azioni degli uomini. Possibilità, che a ben guardare, non nega la successiva reinterpretazione cristiana con i santi medici e guaritori Cosma e Damiano, anch’essi carichi di significati salvifici importanti. 

Partendo proprio dal mito dei Dioscuri, l’esposizione indaga i significati della dualità e della duplicità, degli opposti che tendono all’Uno, così come Castore-Materia (umano) e Polluce-Spirito (Divino) sono realtà opposte e complementari che perseguono l’unione. La rappresentazione mitologica dei Dioscuri, attraverso il loro valore simbolico, per l’artista è, infatti, occasione per sottolineare il significato di unità, di superamento del duale, nella consapevolezza che siamo tutti parte di un medesimo universo, siamo tutti Uno. Il riferimento costante alla dimensione trascendente, pur dal piano della materia, ci ricorda come il riconoscersi figli del Divino e fratelli di un comune destino possa indicare un cammino che porti al superamento dei conflitti, fino all’armonia e alla pace. 

Il gesto artistico e la visione culturale sono anche contrassegnati dalle dimensioni delle sculture e dal loro esprimersi attraverso la verticalità, che richiama quella naturale tendenza dell’essere umano alla ricerca di una spiritualità che è interiore, alla scoperta di se stessi, e al contempo esteriore, oltre il proprio io. Nella mostra di Meggiato – le due sculture portanti che richiamano più direttamente il Mito dei Dioscuri sono quelle poste a  Porta Pinciana: Il Volo(alta 5 metri) e L’Attimo fuggente(4 metri), rappresentando idealmente Polluce e Castore. 

Nel mito greco che vorrebbe la mortalità di Castore, quando questi fu ucciso dagli Afaridi, Polluce pregò Zeus, che gli concesse di rinunciare a metà della propria immortalità in favore del fratello. Così i due vissero insieme alternativamente un giorno nell’Olimpo e un giorno nel regno dei morti. Ecco ancora che il richiamo alla costante unione fra la materia e lo spirito è nell’esposizione di Meggiato preponderante e appare come un monito: in un mondo di barbarie, di guerre, di sterminio di popoli, di bambini innocenti, di violenza cieca, si dovrebbe invece tendere alla consapevolezza del Sacro in ognuno di noi, della possibilità che in ciascuno si risvegli una scintilla dall’Alto che ci faccia essere eroi del nostro tempo, solidali nel richiamarci all’Uno e al cosmico eterno respiro divino. 

“I Dioscuri tornano a Roma” , patrocinata dall’assessorato alla Cultura del Municipio Roma 1 Centro e dall’Associazione Via Veneto, è organizzata dalla “Fondazione di Arte e Cultura Gianfranco Meggiato”: curatore scientifico è Dimitri Ozerkov, già direttore del Contemporaneo all’Ermitage di San Pietroburgo. Visibile dal 1° dicembre al 1° febbraio su strada, in via Veneto e a Porta Pinciana.

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