Tragedia di Mestre. Quel tabù dell’auto elettrica

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Un mezzo più pesante, un incendio che mette a dura prova la capacità dei vigili del fuoco di domarlo. Sono questi due elementi che Edoardo Sylos Labini, direttore di CulturaIdentità, evidenzia nel dibattito durante la rassegna stampa di RaiNews24 dello scorso 4 ottobre. Il tema è quello dell’orribile incidente di Mestre, la cui conta delle vittime è ormai giunta a 21. La dinamica del disastro è al vaglio degli inquirenti, anche se al momento sembra escluso tanto l’incendio a bordo prima dello schianto e l’urto da parte di un altro mezzo in transito in quel momento. L’ipotesi più probabile è il malore improvviso al conducente, con il pullman lasciato senza controllo contro il paracarro del viadotto per cinquanta metri, fino alla sua rottura e al volo mortale. Tuttavia, proprio in questa dinamica tanto l’energia cinetica di un veicolo elettrico – quindi appesantito dal blocco batterie – quanto l’incendio esploso a bordo dopo lo schianto hanno avuto un ruolo non secondario nel peggiorare la situazione.

«Ci sono più ipotesi» sostiene dunque Sylos Labini, sottolineando come non possa essere sottovalutata la natura elettrica del veicolo nell’aver contribuito al tragico bilancio dell’incidente. Un dettaglio che anche altri avevano fatto notare, a partire da Matteo Salvini, sollevando immediatamente gli alti lai degli «innocentisti dell’elettrico». Un’analisi che dovrebbe essere improntata innanzitutto al rispetto per le vittime e alla comprensione della dinamica del disastro per cercare di prevenire casi analoghi nel futuro, si trasforma in una rissa da stadio, con gli ultras dell’elettrico che attaccano chiunque sia colpevole di lesa maestà versò l’auto «ecologica» che ci «salverà dal riscaldamento globale».

L’estremismo ambientalista infatti è sempre più una religione intollerante, chiusa a ogni forma di dibattito. Il riscaldamento globale è il loro dio e Greta il suo profeta. L’uomo inquinatore (essendo la CO2 quello che emettiamo respirando, l’«inquinamento» in questione è un vero peccato originario: «tu sei la CO2 che vogliono eliminare») sta «distruggendo» il mondo e non vi è altra salvezza fuori dalla decarbonizzazione forzata. Ragionare per modelli alternativi, cercare di individuare politiche di transizione ecologica più razionali, soppesare il rapporto costi\benefici fra i sacrifici imposti al popolo dalle elite e i risultati che se ne potrebbero ricavare è una bestemmia in chiesa. È mettere in discussione il Sacro Dogma. D’altronde la sceneggiata dell’attivista che interrompe ad arte il docente di geologia durante la trasmissione di Formigli per impedir lui di parlare la ricordiamo tutti. Ed è la cifra di un ambientalismo isterico e irrazionale.

L’auto elettrica non è il Santo Graal. È uno strumento come altri, che va valutata per i suoi vantaggi e i suoi costi. Rifiutarsi di guardare in faccia la realtà non cambierà di una virgola il problema e impedirà la prevenzione o gli interventi rapidi quando inevitabilmente si ripeteranno nuovi incidenti con questi mezzi.

 
 
 
 
 
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3 Commenti

  1. Va bene tutto, ma “per impedir lui di parlare” proprio non si può vedere. Ma che italiano è? Un correttore di bozze non c’è?

  2. “L’auto elettrica non è il Santo Graal”. Perfettamente d’accordo. Di più: ritengo sia una ‘gabola’ strumentale ad un radicale cambiamento di paradigma, tuttavia destinata presto a finire nella discarica della Storia. Non prima, però, di aver recato esiziali danni a chi in buona fede vi ha creduto. Un po’ come il sacro siero, non citato nel pezzo, ma dal cui ruolo nella vicenda credo non si possa prescindere, stante che il povero l’autista colpito da malore improvviso era – vedi caso – un soggetto pluridosato.

  3. Parole sante ma di nicchia e sbeffeggiate da tutti i giornaloni, compreso il Giornale che ieri riduceva i rischi di incendio delle auto elettriche a mere chiacchiere da bar dei soliti ignoranti. Basterebbe sapere come è fatta e come funziona una batteria al litio per capire che il rischio è reale. Ancora, riportavano presunti studi per cui il rischio di incendio delle auto elettriche sarebbe di 64 volte inferiore a quelle con motore termico seppur sia un dato fornito da un’associazione privata senza alcuna documentazione su come abbiano effettuato i test e ottenuto i risultati peraltro smentiti dal numero di incidenti degli ultimi anni.

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