Enrico Ruggeri: “La vita premia quelli che non hanno un piano B”

Erano gli anni di piombo quando, nauseato dalla violenza dei “compagni” del Liceo Berchet di Milano, cominciò a suonare la chitarra diventando “Ruggeri, quello della Seconda H che suona”. Da quel momento la sua vita è stata guidata dalla musica, “anche perché non avevo un piano B“, confida. Classe 1957, il più eclettico, il più coraggioso dei cantautori italiani, appena partito con il tour del suo nuovo album Alma: è sempre un piacere ascoltare Enrico Ruggeri, perché la vita premia sempre quelli che non hanno un piano B.

Bellissima la copertina del tuo nuovo album..

L’ha fatta Dario Ballantini, conosciuto per essere un imitatore di Striscia La Notizia, ma in realtà è uno dei più quotati pittori italiani, mi onoro di essergli amico. E’ il mio trentacinquesimo album: 35 copertine non sono poche e non sapevo se usare la mia faccia , così gli ho chiesto di dipingermi per come mi vedeva e lui mi ha risolto il problema in maniera eccellente.

In che anno è uscito il tuo primo album?

Uscì nel 1978 con la prima band: i Decibel. Avevo vent’anni appena compiuti e una folta capigliatura tinta di biondo.

La copertina di questo mese del nostro mensile raffigura un barcone di grandi italiani pronti a
sbarcare sulle nostre coste, cosa ne pensi?

Sarebbe uno sbarco molto bello. Io, in Alma, ho scritto una canzone che si chiama Supereroi, che parla per l’appunto del fatto che in questo momento i supereroi non ci sono. Quando io ero ragazzino gli “influencer” erano Flaiano, Pasolini…oggi i supereroi sono una che ti dice che scarpe comprare e uno che spiega come impiattare gli asparagi.

Con D’Annunzio abbiamo entrambi un rapporto speciale: tu hai dedicato al Vate una bellissima canzone, Il volo su Vienna.

Mi piace ricordarlo come colui che lanciò un progetto di città-Stato, città d’arte, con la cosiddetta “avventura fiumana”: una delle più belle pagine d’Italia. Lì D’Annunzio creò una piccola repubblica basata su una vivacità intellettuale che non si è più ripetuta.

Crei spesso sinergie con tanti artisti, non solo del mondo della musica.

Si, sinergie, che però devono nascere in modo naturale. Oggi ci sono molte collaborazioni studiate a tavolino, persone che vengono messe insieme più dai rispettivi manager che da una reale affinità elettiva.

Come con gli Ianva?

Pensa che li ho cercati io. Gli Anva sono troppo vivaci e troppo intelligenti per avere successo in quest’Italia. Secondo me sono la band più interessante che abbiamo. Hanno una grande cultura, arguzia, un modo di raccontare particolare, sono controcorrente.

E tu di controcorrente ne sai qualche cosa…

L’omologazione è da sempre la cosa che più mi spaventa. Io ho iniziato la mia carriera in tempi in cui l’omologazione intellettuale era obbligatoria, quindi avere combattuto e vinto una battaglia personale partendo e remando controcorrente è una soddisfazione doppia.

Entri sulla scena musicale in modo futurista con il mitico concerto dei Decibel.

Era la fine del 1977, in Inghilterra era arrivato il Punk, mentre in Italia con l’ottusità tipica di quegli anni i punk venivano giudicati pericolosamente fascisti per il loro look. Così pensai di organizzare un concerto in una discoteca, all’insaputa della discoteca stessa, mettendo dei manifesti con su scritto “Concerto punk con i Decibel”. Arrivarono circa 300 punk da tutta la Lombardia, era la prima volta che veniva pronunciata la parola punk in Italia. Naturalmente arrivarono i comitati antifascisti, Avanguardia operaia, i comitati di quartiere e ci furono degli scontri. Il giorno dopo tutti i quotidiani parlavano dei Decibel: era esattamente ciò che io speravo avvenisse. Due mesi
dopo realizzammo il primo album.

E poi nel 1980 decidete di partecipare al festival di Sanremo con il brano “Contessa” e giù contestazioni: ma che volevano?

Già prima, quando con una seconda formazione dei Decibel ci avvicinammo molto di più al cabaret tedesco a Kurt Weill che al punk ortodosso, si parlò di “tradimento”. Poi decidemmo di andare a Sanremo e iniziammo a trovare scritte sotto casa come “servi del potere”. Avevamo visto bene, perché due anni dopo ci sarebbero andati Vasco Rossi, Zucchero…Avevamo semplicemente capito per primi che il sistema va sfruttato e non combattuto per il gusto di farlo.

Il un altro brano di Alma canti: “il costo della vita sul finale di partita è la somma esponenziale di ogni sbaglio”: quale sbaglio non rifaresti nella vita fino ad oggi?

Sono più di mille gli sbagli che non rifarei, però purtroppo non è una strada percorribile, non si può cambiare quello che è stato. Non sappiamo come sarebbero andate le cose se avessimo fatto scelte diverse. Affezionandomi alle persone, spesso ho sbagliato. Ci sono cambiamenti che avrei dovuto fare dieci anni prima.

E come padre, come sei?

Prediligo la qualità alla quantità, dal momento che per via dei miei tour non sto molto in casa.

Qualche giorno fa hai fatto un tweet su tua figlia di 9 anni.

Ho pubblicato un suo tema, del quale sono molto orgoglioso. In questo scritto lei mi definisce “anche un bravo cantante”, come a volermi
premiare prima come padre e poi in seconda battuta come artista, che è la cosa che mi dà più soddisfazione.

E se qualcuno ti entra in casa mentre sei con i tuoi figli, visto che sta passando la legge sulla Legittima difesa, cosa fai?

Il fatto è che in 99 casi su 100 un ladro che entra in una casa è un pregiudicato, quindi io andrei a chiedere spiegazioni al magistrato
che lo ha fatto uscire anziché tenerlo in galera. Spesso alcuni magistrati sono figli dello slogan del ’68 “la proprietà privata è un furto”, ma chi entra in casa d’altri commette una violenza che dovrebbe essere punita molto duramente.

La Mannoia con Quello che le donne non dicono e la Bertè con Il mare d’inverno ti devono molto. Come fa un uomo a capire così profondamente l’universo femminile?

Mi capita spesso di parlare con le donne e di scoprire che uno dei loro problemi maggiori sono le speranze disattese. Noi uomini in amore siamo un po’ come i politici in campagna elettorale: quando le corteggiamo diciamo loro “se starai con me avrai davanti un universo meraviglioso”, poi una volta ottenuto l’”incarico” non siamo quasi mai all’altezza delle nostre promesse…e la donna se ne accorge.

Che follia hai fatto per una donna ?

Avevo 16 anni e ai tempi c’erano personaggi culto come Alice Cooper o Alex di Arancia meccanica, così mi comprai un pitone per farmi notare di più dalle ragazze.



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