La “Netflix della Cultura” esclude troppa gente: perché?

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Foto di Alexandr Ivanov da Pixabay

Nell’era del web con la prospettiva orwelliana da reality show fino ai social dove l’ego emerge sempre più smisurato alla faccia dei contenuti, mi viene in mente Einstein, amante delle arti e della musica (suonava il violino e la mamma era una pianista concertista): oggi come guarderebbe e commenterebbe questo scenario di trasformazione, dove l’isola felice della cultura e dell’arte tradotta come ispirazione e immaginario, appare sempre più desolata? Per Einstein “Tutte le religioni, l’arte e le scienze sono rami di uno stesso albero”. E quest’albero è rappresentato dal pensiero, ma se il pensiero viene schiacciato nella morsa del multiculturalismo che cosa accadrà’?

È vero, abitiamo tutti sotto lo stesso cielo e per principio di uguaglianza abbiamo tutti gli stessi diritti, ma l’uguaglianza è regolata da un fattore essenziale: il rispetto che regala la vera libertà e, dunque, la propria memoria identitaria, il desiderio di condivisione con il sentimento italiano che ci ha contraddistinto nel mondo.

Questa riflessione di fine 2020 arriva da un’attenta osservazione del momento storico che sta spegnendo il mondo dell’immaginario e l’arte come fonte d’ispirazione e creatività: non vi è più conoscenza e libertà di pensiero. I riflettori si sono accesi su alcuni importanti vuoti legislativi: dal mancato riconoscimento dei lavoratori dello spettacolo e della professione di artista che vede scoperto questo vastissimo comparto che non ha avuto mai le giuste tutele e garanzie di copertura nei periodi di difficoltà.

Non a caso in tempi precedenti all’emergenza Covid 19 mi ero occupata di sensibilizzare su questo tema e promuovere una proposta di legge che tutelasse il comparto artistico culturale e della comunicazione, proposta che ha come primo firmatario il senatore Maurizio Gasparri, insieme a Isabella Rauti, Maria Rizzotti e Francesco Giro, Elena Testor. Recenntissimo è l’intervento al tavolo di lavoro sul MIBACT dell’onorevole Federico Mollicone capogruppo in commissione Cultura alla Camera di Fratelli d’Italia, che fa emergere la necessità di una vera e propria riforma Fus: l’on. Mollicone ha raccolto l’appello del Movimento spettacolo dal vivo e di numerose associazioni, così come emerso dal tavolo sullo spettacolo del Mibact per la revisione sostanziale del finanziamento pubblico dello spettacolo. Si legge in una nota dello stesso: “Riconosciamo che la partecipazione consistente al tavolo degli operatori e delle principali associazioni ne certifica il successo: Fratelli d’Italia ne ha promosso in numerosi ordini del giorno e vari atti la costituzione perché, data anche l’inattività del Consiglio superiore dello spettacolo, era necessario costituire un luogo istituzionale dove le categorie dello spettacolo e della cultura potessero confrontarsi sui provvedimenti e incidere sull’azione dell’Esecutivo”. – prosegue- “È presente in Parlamento una proposta di legge per la revisione del Fondo unico per lo spettacolo, che elimina in particolare il ruolo distorsivo delle commissione consultive. Auspichiamo che tutti i fondi istituiti per i soggetti del Fus e tutti gli operatori extraFus possano essere unificati e istituito un Fondo per le arti nazionale, che possa superare la dicotomia fra Fus ed extraFus. Il ministro Franceschini raccolga la sensibilità emersa dal tavolo e inizi un percorso di riforma del Fus coinvolgendo il Parlamento e le categorie del teatro, del cinema, della musica e della danza”.

Un altro tema che ricorre in questi giorni e su cui si sono alzate più voci che hanno espresso pareri contrastanti, è una nuova realtà che premia ancora una volta il mainstream, cioè la piattaforma che raccoglierà contenuti culturali dagli spazi usuali dello spettacolo dal vivo e li trasmetterà, consentendo a tutti gli utenti abbonati di partecipare in modalità virtuale e da qualsiasi parte del mondo ai grandi eventi dell’arte e della cultura tenuti in Italia: prime teatrali, concerti, mostre, fiere. La piattaforma metterebbe a disposizione contenuti sul patrimonio artistico del Paese, per diffondere e promuovere la conoscenza della cultura italiana nel mondo. Tutto questo “apriti cielo” sarà diretto dalla regia del Mibac con i soldi del Ricovery Fund ed escluderà (per ora) la Rai, con primi attori, la “Netflix italiana” Chili, che sarà sostenuta dal Cdp (Cassa depositi e prestiti) l’azienda più florida dello Stato. Insomma, il panorama appare non chiaro agli esercenti dei teatri, delle sale cinematografiche e di tutti i luoghi della cultura. E chi sperava nel rifinanziamento dei piccoli teatri di quartiere? Ma sarà la stessa cosa? Lo spettacolo con la platea emozionata, la magia del teatro, la socialità sarà sempre più distanziata? Tanti gli indovinelli ai quali speriamo si trovino risposte oneste declinate in azioni concrete.

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