“Il sipario è calato. Lo spettacolo è finito. Nessuno è venuto a trovarmi”

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C’è chi ha scritto appelli al Ministro della Cultura Dario Franceschini, chi ha raccolto firme, chi ha protestato anche duramente, cercando di dimostrare quanto sia stata sbagliata la scelta di chiudere cinema e teatri, mostrando argomentazioni più che convincenti. Ma la vera prova d’amore per il teatro e la recitazione, capace di mettere ogni sera un attore davanti al proprio pubblico, arriva da un piccolo comune, Sarzana, in provincia della Spezia, dove presso il teatro Impavidi, Matteo Taranto ha compiuto la sua performance. Voglio chiamarla “Legittima Difesa”, citando il film che ha reso celebre l’autore del testo, Louis Jouvet , questa interpretazione accorata di un attore di talento che non si rassegna davanti ai teatri vuoti.

“Il sipario è calato. Lo spettacolo è finito. Nessuno è venuto a trovarmi. Sono salito nel mio camerino, solo. Che strana sensazione, quella di essere ancora truccati e restare così, a “metà”, sospesi tra il teatro e la vita “laica”.

Una riflessione a voce alta che rimbomba tra palcoscenico, platea e loggioni. E poi ancora: “Ma come “fare il teatro” senza pensarlo, senza porsi delle domande? Come stare in mezzo alla gente e non guardarla e non chiedersi, non interrogarsi sul teatro e sul mestiere dell’attore? Su quello che il teatro è? Perché è? Perché lo si fa?”

Si interroga e ci interroga Matteo Taranto usando le parole scritte da Jouvet nel 1943, a Medellin. Il teatro, la parola, la scena, per mettere a nudo ciò che ci sta accadendo dando allo spettatore la possibilità di vestire i panni di chi sta sul palco, questa volta senza la possibilità di ricevere applausi. “Il mio grido di dolore è un omaggio al teatro e tutti gli spettatori senza i quali il teatro non avrebbe ragione di esistere, commenta cosi lo stesso Taranto. “Lo spettacolo è nello spettatore” come scrisse Alphonse de Lamartine. Lo spettatore è nello spettacolo.. mi permetto di aggiungere io, conclude Taranto in attesa di tornare in scena insieme ai suoi colleghi, ai tecnici, ai registi, costumisti, scenografi e tanti altri ancora. Mentre noi siamo qui pronti ad applaudirli nuovamente.

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