“La riforma della Giustizia e le ragioni del Referendum”. Dibattito ad Ariccia

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Si è svolto ieri pomeriggio ad Ariccia, presso l’Agriturismo Il Borgo, il convegno dal titolo “La riforma della Giustizia e le ragioni del Referendum”, momento di approfondimento pubblico su uno dei passaggi più delicati del dibattito istituzionale che accompagnerà il Paese verso il referendum costituzionale in programma nei giorni 22 e 23 marzo.
L’iniziativa, nata grazie all’ospitalità della famiglia Amici, titolare della struttura, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del mondo forense, della magistratura e dell’accademia, offrendo uno spazio di confronto lontano da contrapposizioni ideologiche e semplificazioni mediatiche, centrato sull’analisi delle ricadute della riforma.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del sindaco di Ariccia Gianluca Staccioli, del presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Velletri Stefano Armati, del senatore Marco Silvestroni, del presidente del Tribunale di Velletri Antonino Pasquale La Malfa, del segretario della sezione PD di Ariccia Giorgia La Leggia, della presidente della Camera civile e amministrativa di Velletri Ortensia Ebner, del presidente di Tradizione e Innovazione Forense Gaetano Parrello, del presidente della Camera Penale di Velletri “Angelo Fagiolo” Stefano Perica e del presidente ANAI Velletri Alessandro Priori.

Il confronto è proseguito con gli interventi del sottosegretario di Stato alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, del professore ordinario di Procedura penale dell’Università di Roma Tor Vergata Pierpaolo Dell’Anno e del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Velletri Paolo Auriemma, già componente del Consiglio Superiore della Magistratura. La senatrice Valeria Valente è intervenuta in videoconferenza, mentre la moderazione dell’incontro è stata affidata al professore ordinario di Diritto penale dell’Università di Roma Tor Vergata Cristiano Cupelli.

In apertura è stato sottolineato come la riforma della giustizia richieda un approccio misurato e responsabile, evitando che una revisione costituzionale di tale portata diventi terreno di scontro politico.
«Non una riforma bandiera, ma una riflessione sull’equilibrio dei poteri» è il concetto che ha attraversato più interventi.
Secondo i sostenitori del “Sì”, la riforma consentirebbe di dare attuazione a un percorso già delineato con la riforma Vassalli del 1989, completando il passaggio dal sistema inquisitorio a quello accusatorio. In questa prospettiva, la separazione delle carriere tra giudice e pubblico ministero renderebbe più comprensibile al cittadino l’autonomia delle funzioni, «rafforzando la percezione di un giudice realmente terzo», in linea con altri ordinamenti democratici.
Accanto a queste posizioni, sono emerse valutazioni critiche. È stato osservato come la giustizia italiana necessiti di riforme strutturali, capaci di incidere concretamente sull’organizzazione degli uffici giudiziari e sulla durata dei processi. Secondo questa lettura, la riforma oggetto del referendum del 22 e 23 marzo non affronterebbe tali nodi e, per queste ragioni, «il No viene considerato da alcuni una scelta di maggiore prudenza istituzionale».

Tra i temi centrali del dibattito figurano il sorteggio dei componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, la separazione delle carriere e il ruolo delle correnti della magistratura. A sostegno del “Sì” è stato richiamato l’articolo 111 della Costituzione, sul giusto processo, quale fondamento della terzietà e dell’imparzialità del giudice. È stato inoltre ribadito che «anche il magistrato deve rispondere dei propri errori sul piano disciplinare, al pari di ogni altro operatore del diritto».

Di contro, le ragioni del “No” si fondano sul timore che la riforma possa alterare l’equilibrio tra i poteri dello Stato. Secondo questa impostazione, il CSM unitario garantirebbe un bilanciamento più efficace tra funzione requirente e giudicante, mentre il sorteggio potrebbe produrre squilibri tra componente togata e componente laica. Ulteriori perplessità riguardano il rapporto tra pubblico ministero e polizia giudiziaria: «una separazione eccessiva rischierebbe di spostare l’asse dell’autonomia verso i ministeri».

A conclusione dell’incontro, ai conferenzieri è stato riservato un omaggio simbolico da parte di Città del Vino e del suo ambasciatore José Amici: il Pane di Genzano IGP e il vino “Caligola”, espressioni dell’identità locale, a suggello di una giornata di confronto istituzionale e di partecipazione civile.
Dal dibattito è emersa una consapevolezza condivisa: la riforma della giustizia è una questione eminentemente istituzionale, non riducibile a una lettura politica contingente. In vista del referendum costituzionale che si terrà nei giorni 22 e 23 marzo, il confronto pubblico resta uno strumento essenziale per consentire ai cittadini una scelta informata e responsabile.

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