L’alleanza dimenticata tra partigiani e repubblichini che liberò l’Italia dallo straniero

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Il 25 Aprile è alle porte, come ogni anno accompagnato dal clima di una festa che più che unire, riaccende le divisioni nel nostro paese, con reciproche rivendicazioni di parte che spesso poco hanno a che fare con i reali avvenimenti storici.

La violenta guerra civile che ebbe luogo in Italia tra il ’43 e il ’45 è uno dei capitoli più tragici, bui e complessi della nostra storia nazionale, che di certo non può essere compreso limitandosi a cantare Bella Ciao (canzone tra l’altro sconosciuta ai tempi del conflitto). Questa è però la retorica faziosa dei “Gendarmi della Memoria”, come li definiva Giampaolo Pansa, voce controcorrente che (da sinistra) gettò luce su molti lati oscuri della Resistenza. Purtroppo il 2020 ci ha portato via anche lui.

Difficile evidenziare dei lati positivi in una guerra fratricida, caratterizzata da orrori commessi da entrambi gli schieramenti, in un paese che aveva perso una sua guida indipendente ed era diviso fra due diversi occupanti.

Attentati, rastrellamenti, rappresaglie, stupri, crimini commessi da Italiani sulla pelle di altri Italiani. Eppure, nascosto sotto questo velo orrendo, si nasconde un unico episodio, sconosciuto ai più, in cui i due nemici, i Partigiani e Repubblichini, si riscoprirono figli della stessa patria, e al posto di puntarsi contro i fucili, li rivolsero insieme verso il nemico invasore.

Ciò avvenne in Valle d’Aosta, al confine Italo-Francese. Sul finire della guerra, il capo del governo provvisorio transalpino, il generale e futuro presidente Charles De Gaulle, aveva intenzione di mettere le mani sulla regione, occupandola militarmente per poterla poi rivendicare alle trattative di pace. Già da due anni i suoi agenti segreti avevano avviato una attività di reclutamento tra la minoranza francofona e il movimento partigiano, al fine di scatenare una sollevazione antiitaliana. A differenza del confine orientale però, in cui le Brigate Garibaldi, che facevano riferimento al Partito Comunista, erano dichiaratamente schierate con gli Jugoslavi di Tito (e chi si opponeva veniva puntualmente eliminato in sanguinosi regolamenti di conti interni, come nel caso dell’eccidio di Porzus), in questo caso il fronte della Resistenza non passò dalla parte dello straniero.

Quando il 26 Aprile 1945 l’Armata Francese passò all’attacco sconfinando in territorio Italiano, trovò davanti a se a La Thuile, schierati sulla stessa linea difensiva, sia gli Alpini della “Monterosa”, appartenenti all’Esercito Nazionale Repubblicano, che i partigiani delle “Fiamme Verdi”, di orientamento cattolico, i quali la respinsero con successo. Ciò grazie a un accordo dei capi territoriali delle due fazioni, Armando De Felice (per i repubblichini) e Augusto Adam (per la resistenza), che convennero fosse necessario anteporre ai dissidi interni l’interesse nazionale.

Lo stallo continuò fino all’ 8 di Maggio, con l’arrivo delle truppe alleate ad Aosta e l’intervento del Presidente Americano Harry Truman e del Premier Britannico Winston Churchill a placare le mire espansionistiche d’oltralpe. La Valle d’Aosta restò quindi sotto il vessillo Italiano, pur se con qualche leggero aggiustamento di confine a favore dei Francesi, divenendo in seguito regione autonoma.

De Gaulle non digerirà mai totalmente questa sconfitta: nel suo discorso in occasione dell’inaugurazione del traforo del Monte Bianco, il 16 Luglio del 1965, alla presenza del Presidente della Repubblica Italiana Saragat disse con arroganza che “il sangue, la lingua, i sentimenti legano saldamente la bella valle alla Francia”.

A distanza di 76 anni dalla fine della guerra, purtroppo non possiamo ancora sostenere che le ferite delle divisioni del passato siano state completamente rimarginate. Viviamo ancora in un contesto in cui la memoria è appannaggio della sola fazione dei vincitori, i quali non ammettono i loro sbagli, e dei “vinti” vengono ricordate soltanto le nefandezze, dimenticando le sofferenze e i torti da loro subiti.

Soltanto il 25 Aprile in cui, invece che le bandiere rosse, verranno rispolverati i ricordi di questi episodi esemplari, potremo dire di aver raggiunto finalmente la tanto agognata pacificazione nazionale.

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