Ecco come hanno fatto scoppiare la famiglia tradizionale

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Del fatto che la denatalità sia diventata un problema urgente oggi finalmente si ha contezza, per cui non solo se ne parla, ma si comincia anche ad affrontare prendendo a prestito da altri Paesi modelli di agevolazioni fiscali e di incentivazioni in ragione del numero dei figli. Ma sembra ancora argomento politicamente scorretto il metterla in relazione alla crisi della famiglia naturale, la quale ha subito, e continua a subire, attacchi sul piano economico, giuridico, nonché ideologico.

Anche sulle difficoltà di “mettere su famiglia” si comincia a parlare, nel contesto di una criticità più grande che coinvolge i giovani nel nostro Paese. Ma fino ad ieri, si può dire, c’è stata un’assoluta assenza di sensibilità su questo tema, talché, per me che vengo dal Sud, famiglia numerosa suona automaticamente come famiglia povera, marginalizzata economicamente e socialmente.

L’immagine è quella delle bocche da sfamare, come se, al di là delle necessità materiali e di fabbisogno da soddisfare, i figli non potessero rappresentare, come invece era nella società contadina, una risorsa. Non ne parliamo poi di come tuttora per una donna l’essere madre mal si concili non solo con la carriera, ma anche con il semplice mantenimento del lavoro, ove ci sia. E che dire poi degli stili, delle condotte e dei ritmi di vita che impone la società industriale confliggenti con le esigenze e i bisogni familiari?

C’è stata anche una progressiva, costante e perpetuata azione giuridica tesa a introdurre leggi che penalizzassero, ostacolassero, sfavorissero l’istituto familiare compromettendone l’unità. Essa è stata presentata come segno di modernità e civiltà, ma ha avuto l’effetto di minare la solidità del vincolo matrimoniale, fino a relativizzarlo. L’equiparazione delle unioni di fatto all’istituto familiare ne è un esempio, perché non si capisce come il rispetto che si deve alle persone a prescindere dall’orientamento sessuale debba significare sminuimento della famiglia naturale e della sua peculiarità.

Quindi, il mezzo più efficace, capace di far scoppiare la famiglia, è stata l’ideologia. Essa è alla base delle legislazioni contrarie, divorziste e abortiste, ma più pervasivamente si è insinuata nel comune senso morale alimentando, a sua volta, una svalutazione della famiglia.

Questa avversione è da mettere in relazione al carattere di unità adialettica della famiglia, in cui marito e moglie nella loro differenza sono inincardinabili in omologazioni di tipo ideologico. La famiglia è, come scrisse Emanuele Samek Lodovici, una società gerarchica singolare, in cui «la funzione del comando è legata al servizio e non all’esercizio del potere», uno scandaloso “coagulo di affetti incondizionati” in cui i legami sono frutto di coesione e non di coercizione. Quindi, non è una sintesi superante i singoli individui, ma un singolare assoluto che custodisce le persone nella loro particolarità.

Ma ancor più la famiglia è stata avversata in quanto “luogo del limite” in una società ideologizzata che invece ha creduto di abolire il limite. Questo è da intendersi almeno in due sensi: perché la famiglia si fonda su rapporti di dipendenza (da genitori, nonni, fratelli etc.) e perché luogo della tradizione.

Nel primo caso, ci si è adoperati piuttosto a insinuare la divisione nei rapporti tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra fratelli, veicolando la contestazione, la lotta e il conflitto al suo interno. Ne sono derivati vari luoghi comuni: la famiglia come tomba dell’amore, i figli come marmocchi rumorosi e gravosi ostacolanti la realizzazione lavorativa.

Nel secondo caso la si è etichettata come attardata, appartenente ad un passato retrivo e opprimente, laddove la tradizione è stata vista come limitante l’individuo nella pretesa di costituire l’inizio incontrastato e libero. Ne è scaturita l’irresponsabilità caratteristica di un’adolescenza che si è protratta da noi fino all’inverosimile e ha impedito a giovani, o presunti tali, di crescere al punto da assumere responsabilità familiari, come invece avevano saputo fare i padri.

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