«Questi governanti ci hanno enormemente stancato»

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Per lo chef stellato e il ristoratore milanese l’esecutivo sa fare solo promesse

Da Palazzo Chigi usano spesso il temine “responsabilità”: è la richiesta che arriva a ogni piè sospinto, poi il circolo mediatico che va per la maggiore distribuisce il verbo dell’uniformità totale ed esige un corale accodarsi alle misure del decreto di turno. E se provi a criticare, il gioco è fatto e ti ritrovi addosso l’accusa di negazionismo, di fascismo, di irresponsabilità. Ma i numeri reali parlano di effetti devastanti del virus in particolare per il mondo della ristorazione e i provvedimenti del governo sembrano pannicelli caldi. Ne abbiamo parlato con due ristoratori di eccezione: Tano Simonato, autentico anticipatore della vena salutista – che oggi caratterizza anche la cucina internazionale – per l’uso di olio extra vergine d’oliva e Alfredo Zini, cavaliere della Repubblica, e attuale coordinatore del Club Imprese Storiche di Confcommercio.

Simonato, Lei che cosa vorrebbe dal governo?
«E’ una situazione davvero spaventosa. E i provvedimenti sono del tutto fuori luogo: sono misure insufficienti che rispondono ad una campagna precisa e ad un disegno preciso che esiste nel mondo. Non dico di più perché altrimenti mi arrivano minacce e insulti. Io non voglio soldi o sussidi, voglio soltanto lavorare, chiedo insomma che mi lascino svolgere la mia attività: io ho sempre pagato tutte le tantissime tasse e adesso ci prendono in giro. Vale per l’esecutivo e vale per le Regioni. Si salva soltanto qualche sindaco di qualche paese, ma non di un grande centro urbano, come Milano, Roma, Napoli o Bologna».

Secondo lei cosa bisogna fare per correggere la rotta? E, visto che se ne intende, qual è la sua ricetta?
«Bisogna lavorare sulla mentalità dei cittadini: non devono credere che la mascherina sia l’unica salvezza o che il governo voglia il nostro bene. E’ terrorismo piatto. E’ un problema anche culturale».

Non sembra particolarmente ottimista
«Siamo messi male: ci stanno togliendo soprattutto la libertà e il diritto al lavoro. Bisogna scendere in campo contro questa che è una vera e propria dittatura. Vogliamo far capire a questi governanti, che si comportano da padri-padroni, che ci hanno enormemente stancato. Dobbiamo innanzitutto riaprire le attività, altrimenti muore l’Italia intera. Perché i giornali non parlano abbastanza di questo? Speriamo che non ci concedano solo qualche giorno di respiro a Natale durante le feste per poi richiuderci di nuovo: sarebbe l’ennesima clamorosa beffa».

Zini, i ristori del governo sono serviti?
«Sono stati una boccata di ossigeno, ma sostanzialmente inefficace. Al 30 novembre dovremo pagare importi di tasse superiori. Insomma, i ristori sono stati ahinoi una partita di giro».

Quali sono le richieste?
«Soprattutto una rimodulazione dei contributi e delle imposte a fronte di perdite che oscillano fra il 60 e 70 per cento. Ora come ora le tasse previste sono una montagna di soldi impensabile da versare in questa fase se si vogliono tenere in piedi le imprese».

Sembra un dialogo fra sordi?
«L’esecutivo ci ascolta e ci riceve, ma poi usa il futuro dicendo che farà e che ci sosterrà, promettendo questo e quell’altro. Alla fine però vediamo pochissime risorse».

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