Maltempo Emilia Romagna : non c’è più tempo da perdere

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“Siamo in forte apprensione in queste ore, per le notizie che giungono dalla Emilia Romagna per l’eccezionale ondata di maltempo che si è abbattuta nella regione, che ha provocato purtroppo anche morti. Al momento il bilancio è catastrofico, si parla di 3 vittime, un disperso, persone sui tetti e tantissimi evacuati. Non è l’ora delle polemiche, ma serve assolutamente un cambio di passo nella scelta delle politiche di pianificazione del territorio del nostro Paese”: cosi Fernando Cordella Presidente del Sindacato ANPPE Vigili del Fuoco, realtà associata a CulturaIdentità.


“Esprimiamo la piena solidarietà a tutta la popolazione delle Emilia Romagna e il cordoglio alle famiglie colpite delle vittime, i soccorritori in primis i Vigili del Fuoco – continua Cordella – stanno facendo di tutto per l’assistenza alla popolazione e la salvaguardare le vite umane , diverse squadre da altre parti d’Italia, in base al dispositivo di soccorso, si stanno dirigendo nelle zone colpite, per fornire il loro supporto alla popolazione”.


“Ribadiamo ancora una volta che manca un’attenta politica di prevenzione e manutenzione del territorio, l’esondazione di torrenti e il crollo di infrastrutture non possono accadere frequentemente, bisogna lavorare per ridurre che tutto ciò accada. Occorre introdurre nella legislazione relativa alla pianificazione territoriale e urbanistica elementi utili a far assumere ai piani, da innovare, connotati progettuali capaci di cure di resilienza per la citta e il territorio, ad esempio ogni comune che ricada in zone colpite negli ultimi dieci anni da alluvioni e/o esondazioni di fiumi e torrenti si deve dotare di un PRG (Piano Regolatore Generale) che metta al centro il tema del dissesto idrogeologico del territorio oltre ad interventi di adattamento e mitigazioni dei cambiamenti climatici. Bisogna Intervenire, mappare le zone a rischio, inserendo il fascicolo del fabbricato e la politica deve avere il coraggio quanto non ci sono le condizioni di delocalizzare in zone sicure”.

1 commento

  1. Nel 1636 ci fu un’alluvione epocale con l’acqua che, stando ai documenti storici, arrivò al secondo piano delle abitazioni: al confronto la situazione attuale è poco o nulla. Sono passati 400 anni ma nulla è stato fatto per mettere in sicurezza un territorio semipaludoso, con altitudine di pochi metri sul livello del mare, e che si allaga da sempre. Purtroppo in TV, tranne pochi, ancora a puntare il dito su cambiamento climatico, CO2, e altre amenità simili: solita scusa per foraggiare i soliti noti addetti alla transizione ecologica e tra qualche anno ancora tutti in bella mostra a piangere lacrime di coccodrillo sui morti.

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