Milite Ignoto, basta vergognarsi di aver vinto la Guerra

11
Ph. Len Radin via Flickr - Wikipedia

Può capitare, in un tardo pomeriggio piovoso della Capitale, il giorno che precede quello della Vittoria del 4 novembre, di assistere, alla Fondazione An, alla presentazione di un libro a più voci che lo spirito profondo di un secolo fa evoca, pur essendo stato scritto da autori tutti nati pochi anni fa.

Ma che dico autori: autrici. È infatti, salvo un pezzo di Emanuele Merlino, tutto scritto al femminile ed è un saggio di quello che in Francia verrebbe chiamato ego histoire fiction. Si tratta infatti di racconti in cui le autrici, tutte nate tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta del secolo scorso, si immedesimano nelle loro nonne o bisnonne o trisavole, per rievocare il modo in cui esse vissero la Grande Guerra, la sua fase finale, quella della vittoria di cui oggi ricorre l’anniversario e quella dell’epopea del Milite Ignoto, di cui quest’anno ricorre il centenario.

E, da storico che occasionalmente si è occupato di Grande Guerra e che ha avuto tra le mani i carteggi degli uomini e delle donne reali di allora, devo dire che le loro discendenti ne hanno saputo ricreare perfettamente lo spirito, un po’ perché si sono documentate, un po’ soprattutto perché la natura umana è immutabile, un secolo nella storia è un tempo breve, e ciò che animava le idealità di ieri è ancora vivo in quelle di oggi.

Purché prevalga lo spirito di appartenenza alla Patria e non la sciatteria e l’ignoranza che hanno portato, ad esempio, la Presidenza del Consiglio reparto grandi eventi a rammemorare il Milite Ignoto con la mappa di un paese sudamericano e con le divise di officiali americani durante la guerra di Corea.

Allora vale la pena di leggere il volume curato da Cristina Di Giorgi e Bianca Penna (Ignoto Militi. Le donne raccontano il figlio d’Italia, Edizioni Idrovolante, 18 euro) che ci fa capire, come hanno detto ieri sera le parlamentari Isabella Rauti e Paola Frassinetti e l’assessore della giunta veneta Elena Donezzan, durante la presentazione, quanto sia importante tenere viva la memoria del 4 novembre.

E come sarebbe giusto e logico intraprendere una campagna affinché la data dell’armistizio di Villa Giusti tra Italia e Impero austro-ungarico ritorni ad essere una festa nazionale. Come nazione, manifestiamo infatti un problema con la memoria della Grande Guerra. Si capisce che tedeschi ed austriaci non amino commemorare una sconfitta, ma non così i paesi vittoriosi. L’11 novembre, anniversario della cessazione delle ostilità, è giorno festivo in Francia; cade nella stessa data il Remembrance day, non lavorativo solo in Canada ma comunque molto sentito nel Regno Unito, in Australia e pure negli Usa, nonostante essi abbiano partecipato al primo conflitto mondiale per un periodo breve. Da noi invece, soprattutto negli ultimi decenni, si ricorda con pudore e con vergogna la partecipazione dell’Italia in guerra, quasi scusandosi per aver vinto.

La Grande Guerra fu certo una carneficina, ma l’Italia non poteva sottrarsi. Una volta nella mischia, gli italiani, figli di un Paese povero, diviso, di recente formazione, con un esercito ben lontano dai possenti alleati e nemici, si batterono con vigore, coraggio e dignità. Egualmente, i governi e i poteri pubblici si condussero in modo non difforme da quelli di Parigi e di Londra. Fu una guerra anche di popolo, la sola, bisogna ricordarlo, che l’Italia vinse veramente. Ma allora perché questo oblio? Ha certo pesato il fascismo, che fece dell’evocazione del primo conflitto mondiale un mito fondamentale del regime. Eppure, ancora per qualche decennio dopo la caduta di Mussolini, la rimembranza e l’orgoglio della vittoria sono rimasti: del resto il 4 novembre come giorno festivo è stato abolito solo nel 1977, per via dell’austerità.

Alla memoria della guerra ha assestato però un colpo violento il movimento del Sessantotto, per il quale essa sarebbe stata voluta dalla «borghesia» contro il «popolo» italiano, da governi «reazionari» che, nel gestire il paese, quasi avrebbero anticipato il fascismo. Un’interpretazione ideologizzata oggi fortunatamente defunta ma servita per cancellare dalla memoria le tracce della guerra come evento tragico sì, ma capace di contribuire alla crescita collettiva della nazione.

E allora: buon 4 novembre, buona festa della Vittoria, buona festa dell’Italia.

11 Commenti

  1. Come anche nela Seconda Guerra Mondiale, l’Italia non ha finito la Grande Guerra dalla stessa parte dove l’aveva cominciata. Al principio della Grande Guerra l’Italia era parte di un’alleanza con Germania, Austria, Ungheria. Ma poi volto’ la gabbana e fini’ con l’allearsi con i francesi, gli inglesi, e gli americani.
    Verso la fine della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia, con Badoglio ed i Badogliani, si alleo’ con quelli che fino a quel punto erano stati i suoi nemici per combattere contro quelli che fino a quel punto erano stati i suoi amici.

    Non c’e’ onore nel voltare gabbana.

    • Mentre per quanto attiene alla seconda guerra mondiale potrei anche essere d’accordo, per quanto attiene invece alla prima guerra mondiale puntualizzerei. Il 28 luglio del 14, quando l’Austria dichiara guerra alla Serbia, l’Italia si dichiara neutrale insieme alla Romania. D’altro canto l’Austria non era stata attaccata bensi era l’attaccante. L’inghilterra entra nell’intesa che diventa triplice. L’Italia entra in guerra il 24 Maggio del 1915 spinta dai movimenti interventisti a favore della Triplice Intesa. Quindi caro Herman prima di dare patenti di onore o disonore pensi ad KL Auschwitz e si riguardi i libri di Storia.

    • Questo non è vero questo è una falsità1)l Italia non ha mai cominciato la guerra con gli austro tedeschi 2)vero che esisteva un trattato di alleanza ma che valeva in caso di aggressione ad uno dei firmatari ma in questo caso fu l austria che agredì la Serbia quindi l Italia non era tenuta ad intervenire in seguito quasi un anno dopo si entro in guerra con Francia e Regno unito giustamente contro il nostro nemico storico risorgimentale quindi prima di parlare di onore ci pensi bene e studi qualche libro in più.

  2. Vinto cosa? La Grande Guerra fu 600.000 italiani morti per conquistare 600.000 austriaci che anche dopo un secolo non parlano italiano e ci mandano al diavolo ad ogni occasione, crisi sociale ed economica devastante a seguire, poi dittatura ventennale che portò ad una guerra catastrofica e ad una occupazione militare che ancora non è finita?
    Ricordiamo i morti, e le famiglie che ebbero tanti lutti e distruzioni ma per carità non celebriamo niente!
    Per me è una giornata di lutto che iniziò la fine dell’Italia.

  3. Forse se avessimo saputo la fine che faceva l’Italia dal 2mila in poi era meglio averla persa, o meglio non averla combattuta e avremmo salvato milioni di vite umane.

  4. il piave mormorò…non passa lo straniero…adesso gli danno il benvenuto…una grande perdita di vite umane per avere un governo di invertebrati

  5. Dovrebbero invece vergognarsi gli autori del manifesto per il centenario del Milite Ignoto, su cui appaiono invece dei militari italiani dell’epoca, due soldati Usa, o della seconda guerra mondiale o della guerra di Corea. Veramente dei competenti.

  6. Chi si vergogna della Vittoria? Penso soltanto qualche misero irriconoscente disfattista, non darei tanta importanza alla cosa e a certi poveri individui. I veri Italiani ricordano chi ha dato la vita per la Patria, e quindi anche per noi. E non dimentichiamo la precedente guerra contro i Turchi del 1911-1912.

  7. Il 68 ha fatto a questa nazione danni irreversibili. Non credo tuttavia che sia solo responsabilita’ del 68 aver obliterato i 4 Novembre ed il suo significato. La seconda Guerra Mondiale rappresenta in qualche modo la conclusione delle guerre di indipendenza e ne distigue il territorio nei naturali confini geografici. Ma soprattutto inizia il concetto del Cavour quando scrisse: Abbiamo fatto l’Italia ora facciamo gli Italiani. In altre parole diamo il senso di identita’ nazionale alle popolazione presente su questo territorio. Dagli anni 70 in poi il disegno della sinistra italiana e’ stato quello di distruggere il senso di identita’ nazionale. Soppreimere il ricordo della Vittoria fa parte di questo disegno

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui